martedì 6 dicembre 2011

Non c'è sposa senza pianto, non c'è morto senza riso

Eccomi alla mia sessione di terapia, puntualissima.
Scrivere, l'imperativo massimo a cui non sono mai riuscita a sottrarmi e cazzo quanto mi sento vuota quando non ho voglia di farlo.
Si è successo, e no, non mi dilungherò in proposito.
Come ogni volta che il mio mondo si incrina ritrovo l'agio della normalità nell'impegno fisico e mentale. Casa mia cade a pezzi più del solito, grazie alla trascuratezza in cui ha versato negli ultimi mesi. La mia giornata è cominciata con un corpo a corpo fra me e le piastrelle della cucina, che oramai sospetto si tengano su in buona misura proprio grazie allo sporco, conclusione a cui sono arrivata in seguito ai vari smottamenti delle sezioni di muro pulite.
E' poi arrivato il turno della scopa, grande amica che lascia più sporco di prima ad ogni passata. Il momento della classica lavata per terra resta comunque il mio favorito...lo so, sono di parte anche in questo.
Con la scusa di aspettare che tutta la casa si asciughi sono venuta al pc a scrivere, ma devo confessare che è in bona parte un tentativo per rimandare l'inevitabile momento clou della giornata, ovvero la disinfestazione della mia camera da letto.
Al solo pensiero di ciò che mi aspetta quando dovrò mettere mano al mio loculo marmoreo mi fa tremare le ginocchia e svariate altre parti del corpo. Ho vagliato diverse opzioni, ma la più funzionale alle mie necessità al momento resta comunque quella di lanciare una granata, chiudere la porta e scappare il più lontano possibile. Tanto, peggio di così...
Intanto mi consolo con vecchie canzoni da stripper, più che altro per rallegrare l'atmosfera ed entrare nel giusto stato d'animo per affrontare il resto del giorno e il week end in generale.
Una considerazione criptata: è incredibile che da armadi sigillati da anni di incurie possano uscire cose che sembrano state messe li in attesa del tuo arrivo. Ed è incredibile come quelle stesse cose ti calzino assolutamente a pennello. Mi guardano dal divano dove le ho sparse per ammirarle e sembrano dirmi "Bhe, quando si comincia? Abbiamo aspettato anche troppo."
Ed eccoci qua, io e le mie masserizie, pronte per la grande avventura, il salto nel vuoto (meno vuoto del solito, sto maturando nel comportamento a vista d'occhio)
Che succederà dunque? Vedo e rivedo la scena a rallenty nella mente, ne guardo le sfaccettature e il mosaico prende forma. L'attesa acuisce, punge, invoglia e mi strema. A tratti nel mio cervello si gioca all'autoscontro fra pensieri contrastanti, gli stessi che poi si mettono beatamente a braccetto tranquillizzandomi fino al prossimo crash.
Sopra ogni altro però c'è una serenità che non tanto pensavo mi appartenesse, che mi avvolge anche nei momenti di picco paranoico, che mi sussurra con dolci parole all'orecchio "goditi il momento, segui l'istinto, non avere paura di vivere". Il mio grillo parlante interiore sta facendo gli straordinari. In periodo di tredicesima diventano tutti stacanovisti.
In casi come questi comunque, nonostante le mie sinapsi stiano producendo energia da vendere, il pensiero finale, prima del reset e del riavvio è sempre lo stesso: come dice la canzone, che sarà sarà, tutto il resto non conta.
Mai come oggi so con sempre più certezza che a tutto c'è rimedio, tranne che alla morte. L'importante è quello che riusciamo a conoscere della vita nel tempo che ci è concesso fra il primo respiro e l'ultimo. E io voglio sapere.

martedì 22 novembre 2011

Odio il Lunedì

Quando dico che odio il Lunedì i più mi fanno un mezzo sorriso pensando che la mia mania di scimmiottare Garfield sia ormai degenerata in maniera definitiva. Bene, il riassunto di quest'ennesimo inizio settimana infausto potrebbe farvi cambiare idea.
Dopo un week end all'insegna dell'atmosfera familiare quanto mai bucolica, tempestato da incontri ravvicinati del III tipo, ieri mattina mi sono imbarcata per tornare alle indipendenti gioie della Grande Mela Bacata che mi fa da ricovero. Dopo aver affrontato un viaggio in autobus con un bilgietto da 1,10€ (residuato post-bellico emerso dalle spaventose e ignote profondità del portafoglio di mia sorella) sono arrivata, miracolosamente incolume e senza multe a Piazza Dante. Prima tappa: macellaio. Il macellaio, per gli aborigeni "o chianchiere", è un luogo mistico, un tempio della putrefazione impregnato dall'odore -a un tempo sublime e ributtante- della carne abbastanza morta. Prerogativa dei macellai è che, dietro al bancone, ci siano almeno 4-5 sacerdoti contemporaneamente, rigorosamente vestiti con i camici bianchi screziati da nemmeno troppo sospette macchioline scarlatte. Più evidenti sono le macchie, maggiore è il grado di autorità del macellaio. Di questa moltitudine di indaffaratissimi personaggio solo UNO è attivo per servire i fedeli accorsi a fare acquisti. Gli altri sono solitamente impegnati nelle attività più svariate, tipo ciondolare per il negozio senza meta, o ad ottemperare a compiti di vitale importanza quali spostare 700 volte un gancio di ferro dall'aria minacciosa da un sostegno all'altro. Tuttavia, l'attività di gran lunga prediletta da tali signori è quella di affilare -il più rumorosamente possibile- coltellacci dall'aria letale anche quando inseriti negli appositi ceppi salva dita.
- Signurì, nu poc e filetto??-
Mi chiede l'attivo di turno, dopo aver venduto 30€ di carne morta al cliente dal grande appetito che mi precede. Alla parola filetto il suo sguardo luccica, io salivo stile cane di Pavlov e la mia borsa prende a vibrare, scuotersi, sussultare... no, non è il cellulare, è il portafoglio che trema in preda al panico. Non temere piccolo e magro amico, mi rassegnerò al nostro solito tacchino nazional popolare.
La delusione del chianchiere è visibile ma resiste stoicamente al colpo.
Ordino, lui esegue, pago.
A casa internet non funziona. Chiamo fastweb, il telefono fisso gracchia e singhiozza. Rassegnata, do il mio numero di cellulare alla gentile signorina, che mi richiama. Dopo un minuto il cellulare muore. Spento. Acceso. La gentile signorina persevera. Faccio in tempo a darle il numero di mia sorella prima del deja-vu. Spento. Acceso. La gentile signorina, agguerritissima, non demorde e richiama sull'altro numero. Io oramai sono un'Idra. Ok, il tecnico viene domani, resisterò. Mangio, sfinita. E' solo metà giornata e sono alla frutta. Nel pomeriggio mi distraggo leggendo. Finisco il libro e mi rendo conto che stasera impazzirò senza nulla da fare. Nell'attesa del mio destino notturno aggredisco il bagno per renderlo non dico vivibile ma quanto meno agibile. Compromessi, il sale della vita. Giammai paga cambio il mio letto. Uno dei copripriumoni matrimoniali è evaso, non so quando nè come. Forse si è annodato e si è calato da solo giù dalla finestra, correndo poi verso il tramonto in cerca di una vita migliore...con l'invidia nel cuore ne prendo uno troppo piccolo di mia sorella. Mentre lavoro negli angusti spazi del mio loculo vivo un'esperienza extracorporea, vedendomi da fuori mentre rotolo come un'otaria spiaggiata cercando di incastrare il coprimaterasso nell'inesistente intercapedine fra letto e parete. Infilo il piumone enorme nella sua gabbia minuscola di stoffa. Ora il mio letto sembra ricoperto da una gigantesca meringona. Va bene, calma.
Riassunto della giornata: 3 unghie spezzate, un enorme ponfo sulla fronte che non so spiegare ma che probabilemnte contiene il Craken o in alternativa la mia gemella cattiva.
Stremata, abbandono ogni ritegno e mi pigiamo, rassegnata ad attendere che questa giornata passi, finalmente, e ceda il posto alle meraviglie del Martedì.

sabato 5 novembre 2011

Filosofia da Supermarket

Come per ogni ritorno a casa, c'è pronto ad attendermi il rito di benvenuto: la spesa. La panda freme (in realtà io pure), ci ritorviamo dopo la lunga separazione, io con le mie mani calde, lei con la sua frizione poco fluida, e ci scambiamo intime confidenze polverose, dal retrogusto di senza piombo (ma di ottima qualità).
Faccio lo slalom tra i vicoli che potrei percorrere a occhi chiusi, se non fosse che gli autisti della domenica continuano a parcheggiare nei posti più ameni tipo al centro della carreggiata, sullo stop all'incrocio e nelle curve a gomito. Scanso a fatica i bambini che giocano nel parcheggio (c'è grossa crisi, ormai le madri pazze cercano di risparmiare sull'eliminazione della progenie. Cogne me fai na pippa) e finalmente siamo dentro. L'entusiasmo della spesa si sa, è tanto. Lo sciacquettìo dell'adrenalina nelle mie vene si sente a miglia di distanza. Mi estraneo quando posso, io sono l'autista anche nel Supermercato, mi sono specializzata proprio per non dover pensare agli acquisti. Al ritorno tiriamo su la spesa a fatica, anche se negli ultimi mesi le quantità -vuoi o non vuoi- si sono ridotte all'osso. La mia ombrosa silouette proiettata sulle scale sembra uscita da Star Trek; il cappotto (inutile dato lo scirocco soffocante) mi appuntisce le spalle. Mi manca la tutina azzurra e sono a posto.
Mentre rimugino su questo eccitantissimo effetto ottico (e qui proprio l'azione è arrivata alle stelle) ricordo di aver sentito una canzone al supermercato. Una che avevo cercato di evitare per tanto tempo, quella che proprio non mettevo MAI nemmeno nei momenti di masochismo estremo. La strada verso casa è quasi finita, l'ombra sta per sparire fra le altre del viale scuro e il cane viene di corsa pronto a infilare il naso in tutte le buste alla ricerca della cena. Eppure quella canzone, che strano effetto mi fa? Quando ormai ho un piede sulla porta e sto per rientrare del tutto alla normalità, ecco la risposta, l'ultimo barlume di filosofia da supermarket che si estingue come una stella, diventando ad un tratto più luminoso: un tempo ero una parete delle meraviglie per qualcuno, oggi mi sento una parracina scalcagnata. Eppure una parete delle meraviglie sarà bella da guardare, elegante magari (quando mai andava bene per me tale definizione allora?) ma è fragile e si rovina con l'usura. La parracina (in gergo un muretto di prete grezze, incastrate fra loro senza malta) sarà forse ruvida e poco piacevole al primo sguardo, ma è solida, duratura e se la si guarda bene si vedrà tutto il fascino della materia prima, irregolare e sorprendente. Oltretutto col tempo può solo migliorare.
Ed eccomi a casa.

mercoledì 2 novembre 2011

La cosa giusta

Forse, nonostante la tua infinità ingenuità, sarò riuscita in alcuni momenti a farti pensare il peggio di me. Forse hai anche ragione, potevo essere una persona migliore, in molti modi. Ma la verità, giusta o sbagliata che sia, è che siamo troppo simili, abbiamo troppo in comune. Potresti capirmi, potresti arrivare nell'angolo più buio, dove nessuno quasi è entrato e questo non mi va. Far riaffiorare cose morte e sepolte non è quello che voglio.
E poi mi ricordi lui. Sento il suo profumo quando sono con te. No, non mi disturba in quel senso, non fraintendermi. Ma sei un ponte fra me e tante cose, un ponte che non posso e non potrò mai più attraversare. Sono ferma su questa riva, neanche troppo solitaria, a guardare quello che c'è di la, dove siete voi quando vi incontrare. Vi sento ridere ma non sento le parole. Vi guardo da lontano e sento un vuoto enorme che si apre dentro di me. Non fa nemmeno male, è semplicemente li e preme, è il peso delle scelte fatte, è il prezzo che sto pagando per tutto. E' così che riscatto la forzata libertà.
E tu sei al centro di tutto, nemmeno lo sai povera stella, che tutto ruota attorno a te. Chi mi ha sostituito? Cosa fate, cosa dite, come vivete? E io? Ancora mi stupisco a volte di non essere li con voi, mi parli di persone che non conosco e io chiudo le paratie stagne. La curiosità c'è, la domanda mi scappa pure, ma la paura della risposta è troppo grande, troppo forte.
Vorrei essere di più per te, ma il male che mi farei sarebbe troppo per me da gestire. Toccherei il fondo, quando a fatica sono riuscita a dare il colpo di reni per tornare in superfice. Sacrificarmi forse? Questi incontri trimestrali sono già così duri da affrontare che ho bisogno di tempo per riprendermi.
Ho dovuto fare una scelta. La scelta che ritenevo giusta, forse l'unica scelta possibile che non ferisse nessuno. La domanda però resta: è meglio una mezza amicizia che nessuna amicizia?

giovedì 20 ottobre 2011

Today, Tonight...Together.

La partenza si avvicina. Le ore che mi separano dall'avviarmi a casa sono inversamente proporzionali alle cose che ho da fare per prepararmi (e sto con successo eludendo gli impegni in ogni modo).
Appena confermato l'orario e gli intenti, ecco un tuono e un lampo, in rapida successione, che mi ghignano dallo squarcio di cielo percepibile alla mia finesta. Vieni, sembrano dire, non aspettiamo altro. Mia sorella mi ha appena detto che il suo traghetto è sbattuto nel molo oggi. Inarrestabile furia Nettuniana o sbadataggine del comandante di turno? Cos'è, non si usano più gli occhiali? Si ricomincia a bere sul posto di lavoro?
Fatto sta che domani mi imbarcherò, volente o nolente, per dare l'arrembaggio alla solita isola verde e staccare un pò la spina da tutto.
Persone nuove, persone vecchie, il quadro della mia esistenza è estremamente mutevole, in apparenza, ma gli errori restano gli stessi e le conclusioni anche. Insomma tutto cambia per non cambiare e comincio a pensare di essere io il problema, io che ricerco ossessivamente il mantenimento dello status quo, che sì, farà anche a tratti cagare, ma almeno è controllabile, prevedibile. Una garanzia di insuccesso insomma, come piace a me.
A posteriori stavolta poteva essere diverso, i presupposti c'erano, ma ci dovevo sbattere la testa a mi manera per rendermi conto di tante cose.
E ancora non ci siamo. Io sono qui, tutto gira vorticosamente, troppo veloce per i miei ritmi da bradipo. Adattabile ai cambiamenti cone un blocco di granito da modellare a mò di pongo. Felicità, tristezza, rassegnazione, euforia; termini che non hanno signifiato in realtà, perchè più esperienze faccio più mi accorgo che di palpiti ce ne sono pochi, che molte cose sono insipide e ancora meno mi fanno sudare le mani come dovrebbero. L'apatia è la cosa che mi spaventa di più. Fingo determinati slanci verso il prossimo, ma chi mi conosce sa che quando voglio davvero qualcosa non mollo la presa mai, a costo di finire gravemente col culo per terra. E' necessario? Non so, in realtà non sono io a decidere, mi faccio guidare dalle sensazioni. Guardo, valuto il livello di interesse percepito, tento. Riesco e non riesco, a seconda dei casi, ma poi quello che resta è sempre una me annoiata che si domanda: e quindi?
Sei tu? E' per te? No, temo di no. Se così fosse potrei sperare nella vecchia massima: il tempo guarisce ogni cosa. La verità è che il marcio era già sotto, pronto ad emergere. La cicatrice che hai lasiato gli ha dato via libera e lo ha fatto espandere a macchia d'olio. Sto per dire qualcosa che precipiterà questo post nel melodramma più completo, ne prendo atto, ma è vera: certe volte mi viene l'impulso di sentirmi i battiti, per vedere se il cuore continua a fare il suo lavoro. Non sono ansie di morte, sono più intelligente di così, è solo che prima tutto era più intenso in un certo senso, per il semplice fatto che molte mie azioni erano legate a quelle di un altro, avevano uno scopo, avevano...un senso. Detesto la solitudine e il silenzio, ce n'è già stato troppo in passato e me ne sbatto di quella pippa del mistero e della chiusura. E' per i deboli, per quelli che non sanno come affrontare la loro giornata e sentono il bisogno, talvolta inconsapevole, di proteggersi dall'esterno. Vivere fa paura. Anche a me terrorizza certe volte, ma non ne possiamo fare a meno. Forse continuerò a sbagliare, ancora per parecchio, continuerò ad arrancare fra le mille decisioni che ogni giornata comporta, ma mi auguro che ogni scelta, ragionata o meno, sia totalmente, veramente mia.
Sono forse più solida ora? Si, mi sento anche più sicura in effetti. Ma a volte ancora sento un formicolio dalle parti dello stomaco, dove prima immaginavo fosse legato quel filo invisibile, capace di estendersi per chilometri e chilometri, che mi teneva unita a chi di dovere, dall'altra parte. Il giorno che si ruppe nemmeno lo ricordo, so solo che ha fatto un rumore ben preciso nella mia testa, nel cuore, nell'anima.

venerdì 14 ottobre 2011

Una giornata uggiosa

Questo tempo ispira la scrittura. E' una delle classiche giornate piovose autunnali, il loculo marmoreo che mi pregio di chiamare stanza è immerso nella nebbia delle sigarette che fumo a finestra chiusa e fuori il cielo ha una deliziosa sfumatura di pulce come non ne vedevo da un pò.
Tentenno nell'attesa di scoprire a cosa mi porterà questa giornata, sono senza cibo e la mia riserva d'acqua sta pericolosamente scendendo sotto il livello di guardia. Ma la vita è bella lo stesso.
Nel mio cassetto ci sono incartamenti che gridano a gran voce per essere liberati (ma io ancora oppongo una passiva resistenza) e sulla mia scrivania c'è qualcosa da consegnare, uno specchietto per le allodole che sto facendo luccicare da un pò ma che ha funzionato manco la chiavica al momento. Preda delle mie insane passioni mi crogiolo nell'attesa della prossima mossa, la partita sembra ancora aperta. Oppure sono pazza e vedo cose, immagino sottintesi inesistenti. Altra opzione fin troppo plausibile. La noia e la mancanza di attività nell'immediato sono una brutta bestia.
Di recente è nato e partito un nuovo sfzioso progettino un pò nerd che è di la da venire ma che richiederà impegno fisico e mentale, il che non mi dispiace per nulla, oltre a trascinare nella mia vita nuove e vecchie persone, cosa sempre gradita (anche se dovrei stare attenta ai nuovi incontri dati i precedenti poco felici)
In realtà come spesso accade non ho nulla di concreto da dire, se si escludono le solite assurdità criptate che da sempre riempono i miei post.
per il resto bho, siamo qui, facciamo cose, vediamo film e pettiniamo le bambole. Nulla di nuovo da condividere, almeno non oggi.

mercoledì 12 ottobre 2011

Fratelli, Amici.

Talvolta mi capita di non ricordare le cose più banali: la mia mail, un determinato numero di telefono, la faccia delle persone... altre volte sono fette più grosse di vita che restano avvolte nella nebbia. Alzehimer precoce o semplicemente troppi pensieri da gestire? Lo spazio richiesto insufficente per contenere i milioni di stimoli a cui mi sottopongo - manco a farlo apposta per non pensare, ironia - il peso eccessivo (come ansimavano i personaggi di Diablo) di tutto il materiale che la mia piccola scatola cranica deve contenere...
Se sono fortunata la lucidità ritorna e mi permette di ricollocare i tasselli, ma la maggior parte del tempo vivo come se esistessi da pochi anni, con solo un vago ricordo sensoriale della Me precedente. No, non può essere rincoglionimento, che io sappia in quel caso sarebbe fottuta la memoria a breve termine, quindi dovrei vivere come se avessi circa 7 anni, dimenticando di essere ormai una ventiquatrenne bella passatella.
Credo sia un meccanismo di difesa, il modo che ha il mio cervello per selezionare le informazioni e gestirle, perchè lui si che mi conosce e sa che le mie capacità di controllo sono troppo estese per permettermi di vivere ricordando tutto senza esplodere.
In queste giornate strane tendo a rimuovere tutti i miei faticati ragionamenti sul cosa sia buono e cosa sbagliato, sul perchè sono qui, oggi, con un determinato stile di vita. Il romanticismo e l'incoscienza prendono ahimè il sopravvento e mi guidano, istintivamente, verso ciò che amo. E quello che io amo quasi mai corrisponde a ciò che è buono. Solo le sensazioni, stramaledette, restano. Quanto eri bello ai miei occhi e quanto lo sei ancora? Quanto mi piaceva la nostra capacità telepatica e quanto vorrei non averla persa, insieme alla nostra amicizia? Tanto tempo passato assieme e l'unica cosa romantica che riesco a rimpiangere di te era il dormire assieme. Per il resto eravamo fratelli, amici, complici. E questo per me vale anche più dell'amore che c'è stato.
Sarà che ora il mio letto comincia a sembrarmi meno freddo, che mi sento più forte, che ho strutturato la mia vita in base a delle cose da fare, delle persone da vedere e dei progetti da portare a termine. Manca sempre qualcosa. Cerco il ragazzo che ho incontrato su quella scala, quella volta, mille anni fa, in tutti. Cerco l'amico con cui tiravo tardi, con cui parlavo a telefono e con cui dividevo le esperienze, in ogni volto. Ma il confronto non lo regge nessuno, al momento.
Per carità, nulla che a questo punto una buona Tequila non possa lenire, sono pensieri che faccio in genere quando ci vediamo, cosa assai rara, e che mi aleggiano intorno per un pò, come un profumo scadente che ti si attacca ai vestiti e che non puoi fare a meno di annusare.
E quindi scrivo, perchè la mia terapia d'urto è sempre stata questa, mettere nero su bianco, riversare i dati per fare spazio, liberare, pulire, chiarificare.
Potessi farlo prima di parlare eviterei di fare promesse che non avrò il coraggio di mantenere, eviterei di cedere all'istinto (maledetto!) e abbracciarti, per rubare un attimo antico, riviverlo, assaporarlo poi nella pelle per quel tanto che basta a farmi credere che quello che entrambi vogliamo sia possibile, non solo un Utopia. Fratello, amico. Mi manchi come non so spiegare. Mi manca essere te, mi manca che tu sia me. Migliori l'uno dell'altra, leali l'uno all'altra.
Forse ci ritroveremo in un'altra vita, volendo abbracciare l'ideologia Buddhista, e le cose saranno differenti. O forse non ci resta che goderci ciò che è stato e vivere il resto sperando che dietro l'angolo ci sia sempre di meglio (se è vero che nella vita si migliora siamo destinati a grandi incontri).
Mi hai insegnato ad essere diversa, mi hai in qualche oscura maniera resa anche più forte. Forse ho fatto lo stesso, ed ora è tempo di volare da soli.



lunedì 26 settembre 2011

Winter is coming...ma anche no

Stamattina il cielo è strano, come non lo vedevo da mesi. Dalla finestra filtra una luce grigiastra, malsana, cupa. Apro i vetri per far entrare l'aria mattutina ed è fredda, la temperatura giusta per avere velo di pelle d'oca, senza doversi tappare all'interno. E' strano, sono tre notti che faccio sogni diversi ma che contengono tutti gli stessi elementi: i pipistrelli, che compaiono sempre allo stesso modo per lo stesso scopo; una tartaruga e dei ricci di mare assassini (saranno mica gli spiriti dei ricci che ho reso cadavere nel corso degli anni per pura gola? Sapevo che il sangue di quell'olocausto sarebbe ricaduto sulle mie mani!)
Come se non bastasse tutti i sogni, anche se hanno trame e protagonisti differenti, contengono elementi di illeciti vari come furti, rapine, omicidi e così via. Praticamente tre nottate di merda. Non che sia una novità e finchè si dorme non mi lamento, anche se devo assistere tutta la notte a una delle sorelle che cerca di farmi fuori in maniera atroce (cercate di dirmi qualcosa?) o se devo contrattare per la restituzione di un furgoncino che mi hanno rubato.
Ambiguità notturne a parte, la vita prosegue in maniera abbastanza lineare, come sempre dopo un picco improvviso. Al momento sono indecisa su cosa fare, quindi me ne sto buona a godermi il momento passato, senza sperare eccessivamente nel futuro ma senza nemmeno disperarmi. In pratica mi alleno nelle smorfie di sufficienza e nelle alzate di spalle, così, giusto perchè non si può mai sapere quando servirà una delle due.
L'unica cosa che veramente risente di queste settimane senza senso che ho passato è lo studio, povero capro espiatorio di ogni mio momento triste/felice/normale, che viene abbandonato senza alcuna pietà, messo da parte e anche un pò mobbizzato. Ach, destino! Come ogni volta che ci sono esami alle porte passo metà del tempo a farmi utilissime domande come "ma che mi sono iscritta a fare alla specialistica?" e l'altra metà a cazzeggiare in tutti i modi.
Intanto qui si progettano cose, si preparano silenziosamente borse e si aspetta il momento buono per filarsela alla chetichella e guadagnare qualche momento di pace rubato allo stress cittadino. Ma ho detto anche troppo.
Mi vedo costretta a rimandare le novità ai prossimi giorni, sopratutto perchè sento l'urgenza impellente di mettermi a far finta di studiare.

venerdì 23 settembre 2011

Di cosa stavamo parlando?

Che dicevo giorni fa a proposito di un cadutone prossimo venturo? Si, ora ricordo -.-
Bhe, eccomi felicemente in volo, il suolo si avvicina a ritmo considerevole, ma io non demordo. Quasi non vedo l'ora di schiantarmi anzi. Certo è che me le vado a cercare, mi ostino come un mulo a fare di testa mia. Ma è altrettanto certo che me lo fanno pure fare i più. Quando non si da ascolto nemmeno ai tarocchi si è forse alla frutta? Si, direi di si.
E ancora una volta la vita decide di virare bruscamente, d'altronde eravamo sulla strada giusta no? Perchè non dare un bel colpo di reni in modo da rimescolare le carte? Non posso certo lamentarmi della noia direi. Come per ogni imprevisto ora ci rimugino, cercando di tenere fuori le strategie di successo e pensare solo a quello che vorrei davvero. Il problema è che se penso ai miei desideri mi si formano immagini mentali abbastanza fuori tema, tipo quelle di cucciolate di gattini, soldi, potere, biglietti aerei e programmi di montaggio super pro. Credo di avere un disturbo dell'attenzione legato all'affettività...
Forse non pensare è la soluzione, ascoltare ciò che verrà detto e semplicemente rispondere all'impronta. Mha. Forse è solo la voglia di sapere come andrà a finire e vedere cosa mi aspetta al prossimo bivio. Grazie Effetto Farfalla comunque! Una forchettata dei cazzi tuoi mai? Ma se tipo, una volta tanto, facessimo cadere quel petalo di ciliegio in cina senza rompere i coglioni ad una popolazione intera all'altro capo del mondo? No, così per dire. Anche perchè dopo la botta che si sentirà stasera come minimo riuniamo le Filippine e ci facciamo un campo da golf.
Bastava dirlo.
Se avessi una destinazione più chiara forse sarei più serena. Il guaio è che è da tempo che ho i comandi in avaria e procedo, craniata dopo craniata, fra un iceberg e l'altro. Bene, il paragone con il Titanic in chiusura ci sta tutto!
Se permettete vado ad approntare i veli neri per prepararmi ad un breve lutto. Ma durerà poco.

mercoledì 14 settembre 2011

Shelob me fai na pippa

Bioritmi alterati in maniera irreversibile. Passerò un'altra nottata a fissare il soffitto e ad ascoltare il ronzio del mio cervello che si arrovella sulle possibili mosse e contromosse di questa partita, che forse sto giocando da sola, senza fine. Aspetto la svolta con trepidazione, ma dimentico sempre di valutare la situazione altra, che inevitabilmente si presenta lasciandomi a corto di risposte pronte. Una bella sfida.
Anche figurarsi tutto ciò che può succedere a priori è utile fino ad un certo punto, visto che mi perdo sempre dei pezzi nella mia infinita distrazione. Che ci posso fare se non mi piace attraversare i ponti? Mi devo buttare nel guado - ammesso che ci sia - o niente. Ed eccomi a cazzaggiare fino a tardi, impegnata a riempire lo spazio lasciato dal compiersi dellimprevisto imprevedibile, a ritessere la rete con (im)pazienza, domandandomi quanto manca al giro di boa. Ma sono Giobbe. Non ho fretta. Cioè anche si. Ma attenderò. Shelob me fai na pippa.

martedì 6 settembre 2011

E' martedì, comincia il week end

E' martedì!
In genere, su questo tipo di affermazioni con tanto di punto esclamativo, mi concedo alcuni dei miei migliori Wow sarcastici, sollevando anche un pò il sopracciglio sinistro in segno di profondo sdegno. Ma non oggi. Non perchè sia una giornata speciale (magari!) ma per il semplice fatto che settembre è il mese ideale per fare qualsiasi cosa. Non sono ancora eccessivamente soffocata dagli esami, riesco tutto sommato a gestire gli impegni e il caldo birbone permette di uscire la sera e stravaccarsi da qualche parte senza necessità di portarsi dietro un corredo di felpe, ombrelli e sciarpe, e senza costringerci a fare strategie e piani di battaglia per trovare locali economici ma al chiuso dove rintanarci. Non ancora, almeno. Quindi vorrei strizzare in modo violento la serena libertà che resta prima del generale inverno, prima dell'odiato compleanno, prima dei corsi e dello stage. Come fare? Basta cagare il cazzo alle persone giuste ed essere presenti per l'organizzazione di serate e affini.
Il tempo che mi resta, la quantità minima per uso personale, lo dedico a stupidi telefilm tipo Robin Hood e a fantasticare su
situazioni varie ed eventuali che 100 100 (Dio quanto mi piace dirlo) non avranno luogo, ma che soddisfano un minimo le necessità dell'ego. Stavolta mi sono ritirata quando ancora ero non dico in vantaggio - se lo fossi stata, se lo fossi stata! - ma quantomeno mentre ero in parità, concedendomi una volta tanto la possibilità di vivere qualcosa di nuovo in maniera sana, senza traumi e morbosità varie. Speranza? Mha, è una strada nuova questa, ma al momento mi piace (riparliamone quando sognare non basterà più :D )
Si, non si capisce una minchia secca, ma anche lamentarsi non serve, tanto nessuno legge!
Intanto sono tornata felicemente in Biafra, per un bene superiore, ma non mi pento - ancora - della scelta e attendo con la pazienza di Giobbe i frutti della fatica. Ma come sono matura aperta ed equilibrata. Quanto durerà?
Dopo questa estenuante carrellata di novità posso tornare a dedicare tempo a cose e fatti della vita. Prossimamente: l'eccitante giorno di bucato.

domenica 28 agosto 2011

Di equilibrismi, cinemini e rattusità

Ok, sono consapevole del fatto che me la canto e me la suono da sola.
Ogni 24 ore il mio sistema mentale riapre i circuiti con nuove e più fantasiosi scenari (im)possibili, la febbra sale e il sottile filo su cui dondola la mia già scarsa sanità mentale oscilla pericolosamente. So già, da qualche parte nella testa, che questo sarà l'ennesimo cadutone, che la pietra sdrucciolevole mi sta attendendo con trepidazione al prossimo angolo o a quello dopo, ma questo tipo di consapevolezza non mi ha mai fermato dal tuffarmi con espressione estaticamente ebete giù per il dirupo. E di questo ringrazio sentitamente, che sia la genetica o che sia l'universo non importa, l'unica cosa che conta è cadere in piedi...o sulle ginocchia, va bene uguale, pur di non farmi fermare dalla paura.
Come ci riesco? Semplice, ho il sex appeal di una zucchina dimenticata da tempo nel frigo, sono armata solo del mio sorriso smagliante e di un paio di battute di repertorio che qualcuno nell'universo ancora non ha sentito, e sono salda nella convinzione che prima o poi questo modo di fare porterà i suoi frutti.
Un assaggio l'avevo avuto, pensandoci, ma il prototipo va decisamente migliorato.

sabato 27 agosto 2011

Napoli il ritorno (o quasi)

Di questi tempi andare e tornare da Ischia a Napoli è una follia sotto molti punti di vista. In primis il caldo, la stramaledetta bolla africana ci ha steso i peli in plurime occasioni e non pare abbia intenzione di mollare la presa. Ma tipo andare a scaldare il culo ai Norvegesi che ne avrebbero molto più bisogno di noi?
poi ci sono gli arrivi e le partenze; no perchè i vacanzieri napoletani non si fermano davanti a nulla, affollano i porti con la stessa affluenza di sempre e non si fanno scoraggiare nè dal caldo, nè dai prezzi esorbitanti degli aliscafi. Infine c'è da considerare il fattore moneta, che sono mesi ormai che scarseggia senza pietà. Il portafoglio languisce senza forze, dopo essere stato ripetutamente spalancato e ravanato per grattare gli ultimi spiccioli dal fondo o per andare alla ricerca di quei 5 euro che un mese fa ero sicura ci fossero... erano proprio lì cazzarola...
Ma, come in tutte le cose della vita, ci sono delle priorità. Per quanto fosse pressante quest anno il mio desiderio di tornare a casa, adesso è ancora più pressante la voglia di riavere i miei spazi, la mia routine, i miei amici a portata di mano. Quasi quasi mi manca anche l'Università. Quasi.
E' così che nasce e si consolida l'idea di fare la follia, nonostante tutto, e di imbarcarmi per vedere le altre personalità disturbate di cui mi circondo normalmente.
Mai nella vita avrei detto che un qualsiasi anonimo martedi avrebbe potuto entrare nalla classifica dei miei giorni perfetti. Ma vuoi la casa vuota, vuoi la voglia di vedersi, vuoi le infinite novità che porta la vita sotto forma di persone ed eventi ed ecco che in un attimo uno si ritrova ad amare il martedì...che poi, fra un giro a Cazzeggio e uno spicchio di pizza alle 3 del mattino, si trasforma in mercoledì. Dopèo una serata, una nottata e un'altra abbondante mezza giornata così come si fa a tornare a casa? Anche un paio d'ore d'attesa pre ritorno all'ovile siventano drammatiche, sopratutto se sei sfatta come una cocozza e il libro che dovrebbe fari compagnia continua a precipitarti dolorosamente sul naso mentre sconocchi dal sonno.
Adesso sono di nuovo sullo scoglio, a godermi gli ultimi giorni di noia prima che la mia esistenza esca dallo standby isolano per rituffarsi nel caos metropolitano di sempre. L'augurio più intelligente che possa fare a me stessa, a questo punto, è che dietro Agosto ci siano in agguato molti martedì, pronti ad aggredirmi. E chi sa se in uno di questi martedì...

lunedì 25 luglio 2011

Tirare le somme

Sono passati la bellezza di sette mesi, e ancora sussulto quando mi ti trovo davanti senza essere preparata. E pensare che rischiavamo addirittura di incontrarci! L'estate, anche se avviata da un pò, per me è appena alle porte; un'estate che metterà mare terra e quant'altro fra me e l'enorme problema che costituisci per almeno un mesetto (anche se che può fare un mese?)
A volte vorrei cedere al romanticismo e tornare sui miei passi, ma mi rendo conto che preferisco vivere, anche se in questo stato a tratti comatoso, anche se nella nebbia che il mio cervello produce per salvarmi dai bei ricordi (i bei ricordi sono i peggiori bastardi mai esistiti) piuttosto che vedere ogni giorno la tua faccia senza luce, il volto di uno sconosciuto.
Ne ho vista di gente in questi mesi, sono succese cose in tutto questo tempo (e pensare che tre anni mi sembrano un soffio leggero ora) ma prima o poi arriva sempre il giorno in cui mi viene chiesto il conto di ogni attimo sereno. E tu nemmeno lo sai. Un tempo pensavo, nella mia fase Tarantiniana, che mi sarei cavata gli occhi a forchettate pur di non vedere più foto, video, scritte e via dicendo. Poi ho iniziato a ignorare il più delle volte cosa accadeva intorno proprio per evitare che si arrivasse a questa soluzione un pò pulp. Ha funzionato, lo ammetto, ma non posso controllare la casualità nè sottomettere il mio istinto e gira gira vedo sempre cose che mi sarei risparmiata. Sia chiaro, questa lettera aperta non serve a farti l'ennesimo cazziatone, quella fase l'abbiamo passata da un pezzo. E' solo che non so che fare da quando ho smesso di chiedermi quanto tempo ci vorrà per andare avanti, scavalcare in un'eccellente performance da salto in lungo da record tutto ciò che ti riguarda, Te insomma per capirci, e ritrovare invece Me, la sana imbecille di sempre che è grata del fatto di essere viva e che non ha paura di amare (quante occasioni perse e quante ancora da perdere?)
Si, lo sappiamo entrambi che non arriverai mai qui, sei sempre stato più fortunato di me, le informazioni non ti crollano sul cranio a sorpresa dietro gli angoli. Se non vuoi sapere semplicemente non sai. Un pò ti invidio, a volte.
Di tutti i quesiti, di tutti i casini e le domande fatte, tirate, strapazzate e sommariamente soddisfatte una sola, postuma, mi pressa e mi presserà per sempre: dì un pò, com'è ridere ora? E' lo stesso di quando lo facevamo assieme? E' come quando io ti capivo e tu mi capivi ma nessuno dei due aveva aperto bocca? Spero che lo sia, almeno per uno di noi. Oggi o domani non ha importanza, l'unica cosa che conta, per me, è che ieri sia passato.
(Ricordi? Più di ieri, meno di domani)

venerdì 22 luglio 2011

The End

I miei post si succedono alla incredibile rapidità di uno ogni ventordici mesi, il che non mi fa onore, certo, ma almeno solleva voi dalla seccatura di sentire le mie sciorinate psicotiche ogni piè sospinto. Ritorno con spirito più allegro rispetto a quello degli ultimi tempi, sperando che la situazione volga sempre al meglio (SPERANZA! citando i Peanuts)
Ieri sera sono andata a vedere Harry Potter e i Doni della Morte parte II, la fine finale finito-per-sempre della saga. Entro al cinema con animo trepidante, la prima parte non mi era affatto dispiaciuta, il cuore era colmo di buone aspettative e i fazzoletti erano prestamente stati tirati fuori per tergere e drenare i fiumi di lacrime con cui contavo di affogare la sala 2 del Modernissimo. Tutto questo, ovviamente, non è successo. All'inizio ho imputato questa oltraggiosa mancanza di lacrimazione ad una mia secchezza interna, ad un sahara emozionale dovuto a qualche mio depressivo trascorso e che si andava a manifestare ora, nell'acme dei dieci anni potteriani... per poi capire, in un assoluto e folgorante momento di chierezza. Il film era una merda. Ti odio Yates, perchè hai rovinato la conclusione della mia infanzia/adolescenza passata cercando di far levitare cose prima, e a sognare grandi amori dai capelli rossi dopo; perchè La McGrannit non farebbe MAI battute simili, perchè non ci si ammocca così a Hogwarts e perchè il mio povero Fred meritava almeno una (non dico assai) UNA inquadratura decente.
I grandi discorsi di Neville e le sue dichiarazioni d'amore sono coerenti quasi quanto il porno-momento Ginny/Harry del sesto film alla Tana, e le reazioni assolutamente apatiche di Voldemort ci azzeccano come i cavoli a merenda. L'unico momento serio è quando ammazza il mangiamorte apprensivo, anche se ve lo siete inventato di sana pianta.
Bilancio negativo quindi, anche per Silente SS e Piton-nontiscordardimè (e non ho citato Hermione improvvisamente deficiente e tutti insieme invecchiatamente)
Unica nota positiva, sono uscita dal cinema senza quel senso di vuoto nel petto, senza quel macigno sul cuore che sempre mi provocano gli addii, perchè la fine, per me, non è mai arrivata e, probabilmente, continuerò a sognare bacchette magiche e pittoreschi castelli pieni di bellissimi gemelli dai capelli rossi fino alla fine dei miei giorni. Altra cosa che quasi certamente non mi fa onore, ma ci sono pur sempre vizi peggiori.

mercoledì 13 luglio 2011

domenica 10 aprile 2011

Sinonimi e Contrari

A quanto pare la vita ci insegna che cambiamento è sinonimo di miglioramento, quindi sono andata a cercare qualche frase celebre per avvalorare questa teoria. Grandi pensatori ci hanno lasciato in eredità frasi cariche di significati per trasmettere ai posteri la loro saggezza. Qualcuno avrebbe preferito una cosa di soldi, ma se hai i limoni ti fai la limonata...

Eraclito disse: Io stesso muto nel momento in cui dico che le cose mutano.

Wilde disse: L'unica cosa immutabile nella natura umana è la sua mutevolezza.

Sthor disse: L'infelicità è figlia della paura di cambiare.

Fuller disse:
Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa , costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta.

Darwin disse: Non è la specie più forte che sopravvive, nè la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti.

Churchill infine disse:
Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare.


Gli aforismi a volte sembrano adattarsi perfettamente alla nostra personalità, ai nostri grandi momenti, al nostro spirito. Alcune persone si sentono confortate da queste frasi, o da quelle delle canzoni che sono anch'esse aforismi se ci si pensa.
Io penso solo che abusare del rifugio offerto dalle frasi altrui sia un modo comodo per evitare di esprimerne di proprie.
Ancora oggi mi stupisce il fatto che le le cose più cambiano più restano le stesse. Le situazioni si ripetono, magari gli attori sono diversi, ma la sostanza resta misteriosamente invariata. Qualcuno piange, qualcuno ride, qualcuno si ammala e qualcun'altro ti pugnala alle spalle, in un moto perpetuo che si avvolge su se stesso, all'infinito. Allora si potrebbe anche dire che Cambiamento è il contrario di cambiamento, che questa parola rappresenti un paradosso linguistico.
Per fortuna ci evolviamo fino ad imparare una cosa fondamentale, ovvero la capacità di prevedere le situazioni. Quante volte un essere umano deve fare lo stesso errore prima di saperlo riconoscere a priori? Immagino che dipenda dalla tempra di ognuno. Io avrò scarse capacità di apprendimento suppongo.

martedì 5 aprile 2011

Aprile non ti scoprire

Mi stupisce sempre la rapidità con cui ci adattiamo alle situazioni: a seconda delle necessità del momento ci si trasforma nell'oggetto del bisogno, passando per una piccola fase di choc, una transizione inevitabile. In questi giorni ho guidato, corso, stretto i denti, fatto quello che dovevo fare riuscendo a mantenere i nervi saldi nonostante la burrasca che ha colto nuovamente nel segno.
Il momento più strano è stato portare fuori il cane (sarà ridicolo ma è così). Gli animali subiscono i problemi dei padroni e ne soffrono ugualmente le pene, ma godono comunque delle loro piccole gioie quotidiane. Il labrador che abbiamo adottato è l'ombra di mio padre, quando sente il suo odore sulle nostre mani impazzisce letteralmente, ma il suo oggetto del desiderio al momento non è disponibile, il che lo mette in uno stato di prostrazione tanto profonda quanto ridicola. Si deprime proprio come un essere umano, solo è meno rompicoglioni. Ho deciso di portarlo a passeggio l'altro pomeriggio. Dopo aver fatto circa 2 km a piedi (tira come un cavallo quel maledetto) siamo scesi su una spiaggia. Ora, il labrador è un cane amante dell'acqua, se non avesse i peli sarebbe praticamente una rana...pare - si mormora - che sia anche intelligente, cosa che però non posso confermare tramite l'esperienza, visto che non è una qualità che spicchi particolarmente in Jack (si, si chiama così, non gliel'ho dato io il nome).
Credo di avergli lanciato praticamente mezza spiaggia, ogni sasso lo inseguiva nuotando per metri e poi mordeva l'acqua dove lo aveva visto cadere, sperando di recuperare qualcosa. Un classico dei cani è di emergere completamente zuppi dall'acqua e venire a scrollarsi il più vicino possibile al padrone, cosa che Jack ha preso come una missione, tant'è vero che sono tornata a casa ridotta una schifezza. Morale della favola, molto tempo e svariati sassi dopo la nostra partenza, giunti a casa io ero con un piede nella fossa, mentre lui avrebbe voluto giocare altri 5 o 6 giorni di fila. Dicono che avere un cane sia salutare, è un'altra cosa che non sono certa di poter confermare...

sabato 2 aprile 2011

Liberamente tratto da

Ok, manteniamo la calma. Sono qui, impotente come Berlusconi senza Viagra, a maledire il mondo nella sua totalità da mane a sera. Non so esattamente cosa di sbagliato ci sia in questa primavera, in me o negli infiniti moti astrali che si congiungno sempre nella costellazione del cucuzziello, terza cuspide della presa nel didietro, fatto sta che i muri mi crollano, i bagni esplodono senza sosta e il cielo latita ostinatamente.
Odio profondamente gli ospedali, con tutta la loro utilità e necessità, ma quell'odore di medicine, quello stato depressivo-andante e quei camici bianchi mi inquietano sempre molto, non posso farci niente. Sono arrabbiata, perchè non ho abbastanza forza d'animo, perchè la mia voce si riduce ad un filo ogni volta che dovrebbe risuonare forte e chiara, perchè mi scuso quando dovrei mandare a cagare per direttissima, perchè non mi ricordo più com'ero prima, quando non dividevo il peso con nessuno, quando ero più forte, più solida. Eppure so che sono così, so che ho visto tante cose e ne ho fatte altrettante che mi hanno formato in un certo modo, non ho mai sentito il bisogno di nascondermi dietro spalle più ampie delle mie con l'ovvia esclusione di quelle familiari. Non sto un passo dietro nessuno, eppure volontariamente mi ci metto, chiedo aiuto ma a chi? Ci sono domande che ho tutto il diritto di fare che mi vengono buttate in faccia come schiaffi, domande inutili e confuse che però mi salvano la vita... e che male faranno poi? A chi possono nuocere se non a me, che sto reggendo più peso di quanto possa sostenere, che devo confrontarmi continuamente con un passato vicino e lontano di lutti e confusioni, che devo assumermi responsabilità che molte persone per loro fortuna alla mia età non sognano nemmeno.
E quindi eccomi, l'anima che mi inaridisce mentre scrivo, i fiumi di lacrime che si seccano, per lasciare il passo ad una visuale aperta, chiara e limpida, proprio quando ne avevo bisogno. La rabbia mi salverà ancora una volta?

lunedì 28 febbraio 2011

Revival

Stamattina all'alba sono partita con l'aliscafo per tornare a Napoli. Non bisognerebbe mai e poi mai spostare all'ultimo minuto una partenza, o almeno io devo togliermi questo vizio visto che riesco a scatenare sempre l'inferno. Ieri c'era calma piatta, il mare era uno specchio immobile, un laghetto ma che dico, una pozzanghera scintillante e oliata. Fino a stamattina ovviamente. Per di più cadevano le famose "zeppe" dal cielo, quindi appena fuori dal portone di casa avevo le scarpe e le calze completamente zuppe. Sull'aliscafo è salita una coppia che era la fine del mondo. lui mastivaca convulsamente e aveva il classico sguardo vitreo di tutti quelli che, oramai strafatti di Travelgum, con le gengive insensibili, sanno con una scintilla di lucidità residua che è troppo tardi per scendere a terra. Lei, consapevole dei suoi limiti, è rimasta piegata a vomitare tutto il tempo, vomitando anche nel porto di Procida per portarsi avanti col lavoro. Era talmente preparata che si è portata da casa un paio di buste di plastica della spesa per espletare l'atto. Il bello è che i due geni della lampada, che per comodità chiamerò Gianni e Pinotto, si sono seduti davanti a tutto, talmente a prua che se si spingevano un po più avanti lei avrebbe fatto da Polena. Bellissimi: lui gurdava un punto fisso davanti a se continuando sempre a masticare allo stesso ritmo micidiale, lei piegata e totalmente ignorata dal suo compagno catatonico, che si interrompeva ogni tanto per versare qualche lacrima di sconforto. Mi hanno fatto quasi tenerezza. Quasi, perchè per buona parte del viaggio ho dormito.


Comunque, ero qui perchè, data la scarsa inventiva dimostrata dalla sottoscritta negli ultimi tempi, ho pensato di dare una botta di vita al blog (e a me) riciclando materiale del mio vecchio Space, qualcosa di più carino che altri già conoscono.
Inizierò con uno dei miei pezzi preferiti, Storia d'amore e precariato.

Questa è la storia di una principessa bellissima, ricchissima e languidissima che cercava un principe altrettanto Issimo. La principessa Odessa era quasi perfetta, dico quasi perchè per raggiungere la perfezone massima le mancava un piccolissimo (l’issimo è fondamentale) particolare: aveva solo mezzo cervello, e di questà metà la parte funzionante corrispondeva all superfice di una nocciolna, che provvedeva alle funzioni base della sopravvivenza: pettinarsi, truccarsi ed essere Issima (fighIssima, bellIssima, profumatIssma, languidIssima); in compenso era un’oca, ma così oca che tutta la specie delle Oche decise di entrare a far parte della specie delle galline quando nacque Odessa. Ella aveva un hobby, le piaceva scolpire l’acqua: passava ore inginocchiata davanti al suo stagno a raccogliere acqua con le mani e cercare di darle forma. Aveva un progetto ambiziosIssimo: ricreare in forma liquida la Pietà. Era molto seccata perchè i lavori non procedevano. Tutto quello che aveva ottenuto fino a quel momento infatti erano due belle piaghe sulle ginocchia, 200 pesciolini rossi terrorizzati e nessuna scultura. Ma si consolava pensando al suo grande amore: tempo prima aveva infatti conosciuto l’uomo della sua vita. Si erano incontrati ad un corso di lingue, "come bestemmiare in Aramaico". Lui lo doveva seguire obbligatoriamente per prepararsi alla partenza per le Crociate e lei perchè si era stancata di intonare litanie di bestemmie in serbocroato dopo i fallimenti con la scultura. Lui era bellIssimo: capelli neri foltIssimi, pettinati ’nsogna e pepe , completo Armani Azzurro, molto di moda all’epoca, ballerine di cartavetrata e una corona di taralli per simboleggiare il suo status. Aveva uno sguardo così magnetico che quando camminava per strada gli volavano in faccia i tombini ed era così forte che con uno starnuto invertiva i Poli terrestri. Erano anime gemelle: anche a lui mancava mezzo cervello, e quello che gli rimaneva lo usava per manifestazioni virili tipo grattarsi vigorosamente là dove non batte il sole, nel convenzionale modo tutto maschio di sottolineare un concetto particolarmente importante.
E fu così che si sposarono. Lui le promise che si sarebbe ritirato dall’Arma e sarebbe diventato un bravIssimo Sfardista (mastro piastrellaio in gergo n.d.r.) e lei lo avrebbe seguito per fare la decoratrice di interni, con le sue scultre d’acqua. La sera sarebbero tornati a casa e lui avrebbe bevuto sidro fino a ubriacarsi ruttando vigorosamente e avrebbe buttato tutti i loro risparmi per scommettere su Tornei e Giostre, mentre lei avrebbe partorito figli e sarebbe diventata un Castellana Disperata.
Con queste e altre promesse si scambiarono le fedi, e vissero per sempre felici e contenti.
FINE
MORALE: stretta la foglia, il sentiero è assai bello,
che fantastica vita con mezzo cervello.


giovedì 17 febbraio 2011

Puzzle

Certo che sono storta...sono mesi che vorrei scrivere determinate cose qui ma mi preoccupo di farlo, mi sembra ingiusto, forse qualcuno se la potrebbe prendere...la verità, e io lo so bene, è che se non linko la pagina i miei pochi lettori non si accorgeranno comunque di questi ultimi nuovi post (se per caso invece state leggendo e quindi mi state smentendo sappiate che è solo la famosa eccezione!).
In secondo luogo non devo preoccuparmi di chi possa o non possa prendersela per quello che scrivo, dopotutto che senso avrebbe?
In ogni caso non sono qui per dire male di terzi, se possibile quello lo faccio vis à vis con i diretti interessati, quindi sono in una botte di ferro.
No, sono qui per scrivere cosa succede, questo blog è nato per essere la mia finestra sul mondo (come mille altri) e ultimamente ho tirato sempre le tende. Ma penso che possa bastare così.
Qui a Napoli la vita gira come al solito, ho cominciato molto bene la specialistica, anche se erano esami tranquilli quindi le botte pesanti sono di la da venire. Rispolvero vecchi sogni nel cassetto, uno di cui forse parlerò prima o poi e altri meno concreti ma altrettanto soddisfacenti. Intanto faccio ricerche per un eventuale scrittura, è strano come nella vita si scassi una cosa e contemporaneamente ne salti fuori una nuova totalemte insapettata.
Certo, non che sia facile tenere le redini di questo cavallo imbizzarrito, anzi. Oggi è un giorno positivo, capitano abbastanza di frequente, seguiti quasi sempre però da giornate veramente di merda. Sto accarezzando l'idea di tagliare un pò di ponti; anche se cerco sempre di essere elastica e moderata sotto sotto sono un'estremista e a volte penso che la misura sia oltremodo colma. Come si fa a stare apparentemente tranquilli e beati quando in teoria il tuo intero mondo si è all'improvviso girato sottosopra? E' così semplice andare avanti per la propria strada, con così pochi scrupoli? Pensavo di dover vedere per credere ma anche vedendo mi risulta complicato accettare con fede. Ho come la sensazione che dovrei essere grata, che dovrei essere colma di speranza e pronta a varare il domani stile Bounty ma la verità è che è esattamente come guardare i video sul Parkour: quando lo fanno loro sembra facilissimo, ma se ti ci metti tu 10 a 1 che al primo salto hai perso metà dei denti.
E comunque questo era un giorno buono!

mercoledì 26 gennaio 2011

My life in plastic

Non ho molto da raccontare, ma è rassicurante questa pagina familiare, quindi scrivo solo per mantenere le vecchie abitudini. Intanto capitano le solite cose, il pianeta continua a girare - lui non salta un giro, cascasse il mondo; questo si che è stacanovismo -. Lo studio richiede sempre più attenzioni giorno dopo giorno e io assecondo tutte queste necessità. Espleto le mie funzioni. Faccio il mio dovere. Sorgo all'alba e calo al tramonto, impeccabile, come un bravo soldatino.
Peccato che anche oggi non sia giorno di paga.
Sono una tigre in gabbia, per ora ancora sedata, ma dentro di me comincia a risvegliarsi qualcosa che presto probabilemte sfuggirà al mio controllo.
I giorni passano, e io devo aspettare. E' la naja compagni.

lunedì 24 gennaio 2011

Ora

By This River

Brian Eno




Here we are
Stuck by this river,
You and I
Underneath a sky that's ever falling down, down, down
Ever falling down.

Through the day
As if on an ocean
Waiting here,
Always failing to remember why we came, came, came:
I wonder why we came.

You talk to me
as if from a distance
And I reply
With impressions chosen from another time, time, time,
From another time.







Questa è esattamente il tipo di canzone che ci si aspetta di dover sentire in momenti particolari.
La cosa interessante è che era già qui quando ancora non sapevo di averne bisogno, il che può significare due cose: o l'universo era già in azione prima che ci si potesse fare qualcosa, oppure qualcuno è stato davvero molto profetico.
Immagino che così inizi la mia terapia.

venerdì 7 gennaio 2011

Untitled

E' quasi l'una ed io non ho un'oncia di sonno.
L'unico tasto che mi si è staccato è il punto interrogativo/apostrofo e in due righe mi è già servito tre volte.
Domani dovrò essere operativa in un orario non ben specificato che va dalle 7:30 alle 13:00, della serie: tu non sai quando squillerà il telefono...e nemmeno io.
Sono tornata a Napoli, nel frigo ci sono solo zoccole morte impiccate con le lacrime agli occhi, ho un nuovo piumone che mi sta mandando al rogo e un permaflex di polvere sul pavimento.
E si, forse non è il caso di star qui a cincischiare nella sciacquatura di piatti di questa serata, ma stasera viene bene.
Forse è solo che odio i letti mezzi vuoti, mi scombussolano tutte le simmetrie.