mercoledì 12 ottobre 2011

Fratelli, Amici.

Talvolta mi capita di non ricordare le cose più banali: la mia mail, un determinato numero di telefono, la faccia delle persone... altre volte sono fette più grosse di vita che restano avvolte nella nebbia. Alzehimer precoce o semplicemente troppi pensieri da gestire? Lo spazio richiesto insufficente per contenere i milioni di stimoli a cui mi sottopongo - manco a farlo apposta per non pensare, ironia - il peso eccessivo (come ansimavano i personaggi di Diablo) di tutto il materiale che la mia piccola scatola cranica deve contenere...
Se sono fortunata la lucidità ritorna e mi permette di ricollocare i tasselli, ma la maggior parte del tempo vivo come se esistessi da pochi anni, con solo un vago ricordo sensoriale della Me precedente. No, non può essere rincoglionimento, che io sappia in quel caso sarebbe fottuta la memoria a breve termine, quindi dovrei vivere come se avessi circa 7 anni, dimenticando di essere ormai una ventiquatrenne bella passatella.
Credo sia un meccanismo di difesa, il modo che ha il mio cervello per selezionare le informazioni e gestirle, perchè lui si che mi conosce e sa che le mie capacità di controllo sono troppo estese per permettermi di vivere ricordando tutto senza esplodere.
In queste giornate strane tendo a rimuovere tutti i miei faticati ragionamenti sul cosa sia buono e cosa sbagliato, sul perchè sono qui, oggi, con un determinato stile di vita. Il romanticismo e l'incoscienza prendono ahimè il sopravvento e mi guidano, istintivamente, verso ciò che amo. E quello che io amo quasi mai corrisponde a ciò che è buono. Solo le sensazioni, stramaledette, restano. Quanto eri bello ai miei occhi e quanto lo sei ancora? Quanto mi piaceva la nostra capacità telepatica e quanto vorrei non averla persa, insieme alla nostra amicizia? Tanto tempo passato assieme e l'unica cosa romantica che riesco a rimpiangere di te era il dormire assieme. Per il resto eravamo fratelli, amici, complici. E questo per me vale anche più dell'amore che c'è stato.
Sarà che ora il mio letto comincia a sembrarmi meno freddo, che mi sento più forte, che ho strutturato la mia vita in base a delle cose da fare, delle persone da vedere e dei progetti da portare a termine. Manca sempre qualcosa. Cerco il ragazzo che ho incontrato su quella scala, quella volta, mille anni fa, in tutti. Cerco l'amico con cui tiravo tardi, con cui parlavo a telefono e con cui dividevo le esperienze, in ogni volto. Ma il confronto non lo regge nessuno, al momento.
Per carità, nulla che a questo punto una buona Tequila non possa lenire, sono pensieri che faccio in genere quando ci vediamo, cosa assai rara, e che mi aleggiano intorno per un pò, come un profumo scadente che ti si attacca ai vestiti e che non puoi fare a meno di annusare.
E quindi scrivo, perchè la mia terapia d'urto è sempre stata questa, mettere nero su bianco, riversare i dati per fare spazio, liberare, pulire, chiarificare.
Potessi farlo prima di parlare eviterei di fare promesse che non avrò il coraggio di mantenere, eviterei di cedere all'istinto (maledetto!) e abbracciarti, per rubare un attimo antico, riviverlo, assaporarlo poi nella pelle per quel tanto che basta a farmi credere che quello che entrambi vogliamo sia possibile, non solo un Utopia. Fratello, amico. Mi manchi come non so spiegare. Mi manca essere te, mi manca che tu sia me. Migliori l'uno dell'altra, leali l'uno all'altra.
Forse ci ritroveremo in un'altra vita, volendo abbracciare l'ideologia Buddhista, e le cose saranno differenti. O forse non ci resta che goderci ciò che è stato e vivere il resto sperando che dietro l'angolo ci sia sempre di meglio (se è vero che nella vita si migliora siamo destinati a grandi incontri).
Mi hai insegnato ad essere diversa, mi hai in qualche oscura maniera resa anche più forte. Forse ho fatto lo stesso, ed ora è tempo di volare da soli.



Nessun commento:

Posta un commento