lunedì 28 febbraio 2011

Revival

Stamattina all'alba sono partita con l'aliscafo per tornare a Napoli. Non bisognerebbe mai e poi mai spostare all'ultimo minuto una partenza, o almeno io devo togliermi questo vizio visto che riesco a scatenare sempre l'inferno. Ieri c'era calma piatta, il mare era uno specchio immobile, un laghetto ma che dico, una pozzanghera scintillante e oliata. Fino a stamattina ovviamente. Per di più cadevano le famose "zeppe" dal cielo, quindi appena fuori dal portone di casa avevo le scarpe e le calze completamente zuppe. Sull'aliscafo è salita una coppia che era la fine del mondo. lui mastivaca convulsamente e aveva il classico sguardo vitreo di tutti quelli che, oramai strafatti di Travelgum, con le gengive insensibili, sanno con una scintilla di lucidità residua che è troppo tardi per scendere a terra. Lei, consapevole dei suoi limiti, è rimasta piegata a vomitare tutto il tempo, vomitando anche nel porto di Procida per portarsi avanti col lavoro. Era talmente preparata che si è portata da casa un paio di buste di plastica della spesa per espletare l'atto. Il bello è che i due geni della lampada, che per comodità chiamerò Gianni e Pinotto, si sono seduti davanti a tutto, talmente a prua che se si spingevano un po più avanti lei avrebbe fatto da Polena. Bellissimi: lui gurdava un punto fisso davanti a se continuando sempre a masticare allo stesso ritmo micidiale, lei piegata e totalmente ignorata dal suo compagno catatonico, che si interrompeva ogni tanto per versare qualche lacrima di sconforto. Mi hanno fatto quasi tenerezza. Quasi, perchè per buona parte del viaggio ho dormito.


Comunque, ero qui perchè, data la scarsa inventiva dimostrata dalla sottoscritta negli ultimi tempi, ho pensato di dare una botta di vita al blog (e a me) riciclando materiale del mio vecchio Space, qualcosa di più carino che altri già conoscono.
Inizierò con uno dei miei pezzi preferiti, Storia d'amore e precariato.

Questa è la storia di una principessa bellissima, ricchissima e languidissima che cercava un principe altrettanto Issimo. La principessa Odessa era quasi perfetta, dico quasi perchè per raggiungere la perfezone massima le mancava un piccolissimo (l’issimo è fondamentale) particolare: aveva solo mezzo cervello, e di questà metà la parte funzionante corrispondeva all superfice di una nocciolna, che provvedeva alle funzioni base della sopravvivenza: pettinarsi, truccarsi ed essere Issima (fighIssima, bellIssima, profumatIssma, languidIssima); in compenso era un’oca, ma così oca che tutta la specie delle Oche decise di entrare a far parte della specie delle galline quando nacque Odessa. Ella aveva un hobby, le piaceva scolpire l’acqua: passava ore inginocchiata davanti al suo stagno a raccogliere acqua con le mani e cercare di darle forma. Aveva un progetto ambiziosIssimo: ricreare in forma liquida la Pietà. Era molto seccata perchè i lavori non procedevano. Tutto quello che aveva ottenuto fino a quel momento infatti erano due belle piaghe sulle ginocchia, 200 pesciolini rossi terrorizzati e nessuna scultura. Ma si consolava pensando al suo grande amore: tempo prima aveva infatti conosciuto l’uomo della sua vita. Si erano incontrati ad un corso di lingue, "come bestemmiare in Aramaico". Lui lo doveva seguire obbligatoriamente per prepararsi alla partenza per le Crociate e lei perchè si era stancata di intonare litanie di bestemmie in serbocroato dopo i fallimenti con la scultura. Lui era bellIssimo: capelli neri foltIssimi, pettinati ’nsogna e pepe , completo Armani Azzurro, molto di moda all’epoca, ballerine di cartavetrata e una corona di taralli per simboleggiare il suo status. Aveva uno sguardo così magnetico che quando camminava per strada gli volavano in faccia i tombini ed era così forte che con uno starnuto invertiva i Poli terrestri. Erano anime gemelle: anche a lui mancava mezzo cervello, e quello che gli rimaneva lo usava per manifestazioni virili tipo grattarsi vigorosamente là dove non batte il sole, nel convenzionale modo tutto maschio di sottolineare un concetto particolarmente importante.
E fu così che si sposarono. Lui le promise che si sarebbe ritirato dall’Arma e sarebbe diventato un bravIssimo Sfardista (mastro piastrellaio in gergo n.d.r.) e lei lo avrebbe seguito per fare la decoratrice di interni, con le sue scultre d’acqua. La sera sarebbero tornati a casa e lui avrebbe bevuto sidro fino a ubriacarsi ruttando vigorosamente e avrebbe buttato tutti i loro risparmi per scommettere su Tornei e Giostre, mentre lei avrebbe partorito figli e sarebbe diventata un Castellana Disperata.
Con queste e altre promesse si scambiarono le fedi, e vissero per sempre felici e contenti.
FINE
MORALE: stretta la foglia, il sentiero è assai bello,
che fantastica vita con mezzo cervello.


2 commenti:

  1. zan zan!
    anche mio fratello vomitava in barca quando usciva per le immersioni. la cosa avveiva sistematicamente (!?)
    la trovata delle buste è geniale xD

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  2. corpo di mille balene... argh argh!
    sei proprio una polena trocchia XD

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