Tempo fa pensavo che la mia vita fosse perfetta così com'era: la persona perfetta, la routine perfetta. Quando la secchiata d'acqua gelata (sveglia esistenziale) mi ha buttato giù dal mio letto di nuvolette rosa del piffero ho visto le cose sotto un'altra prospettiva. Il primo periodo in genere è quello in cui allo specchio ti vedi come una romantica eroina abbandonata; ti vedi sorseggiare del vino rosso con lo sguardo romanticamente perso nel vuoto
e invece la tragica realtà è tutt'altra
Passato questo momento di disastro esistenziale (che in casi tragici può durare interi lustri), si inizia a guardarsi indietro con meno paura e a riconsiderare il tempo passato con più spirito critico.
Dopo più di un anno da single mi rendo conto che sono milioni le cose che ho fatto - all'inizio per riempire i vuoti e poi per il semplice gusto di farle - che prima non mi sarei nemmeno sognata di pensare. Accontentarsi è la chiave delle relazioni durature, evidentemente. Se si avesse una spinta troppo forte al nuovo, una curiosità troppo spiccata per ciò che c'è fuori, nessun rapporto durerebbe. Amare ti porta a tagliare fuori il resto, a basarti su un'unica persona che, se malauguratamente viene meno, lascia un vuoto talmente enorme da colmare che non importa quanto tu sia forte e quanto possa aver affrontato nella vita: quella mancanza ti devasta in maniera apparentemente irreversibile.
Poi un giorno ti svegli. Nessuno si riprende alla stessa maniera, nessuno nello stesso lasso di tempo. Semplicemente arriva il giorno in cui si smette di esistere e si ricomincia a vivere (si, sto parafrasando Wilde, lo so e lo cito!) che sia per merito proprio o per merito di un'altra persona che colma con la sua presenza il vuoto lasciato dal predecessore.
Personalmente preferisco la prima opzione. Per quanto tempo ci voglia per tirarsi su, per sputare la polvere e l'amaro disgustoso che i bei ricordi lasciano in bocca, rialzarsi da soli è la vittoria definitiva, è la prova di coraggio 2.0. E si, ci vuole anche un po' di culo, diciamolo.
La cosa positiva e negativa insieme è che si sviluppa, in questi casi, una gran diffidenza verso l'esterno. Si possono intrattenere i rapporti più disparati, occasionali o duraturi che siano, ci si può divertire o decidere di praticare per un po' l'ascetismo, ma lo si fa con più consapevolezza e con meno leggerezza. Almeno nel mio caso è così. Se per qualche minuto mi sono abbandonata a romantiche fantasticherie su una persona X, è stato solo un occasionale trip a colori di una realtà che razionalmente posso solo rifiutare. Una volta accettata la mia nuova condizione (e che ci è voluto, porca troia) mi sono resa conto che posso fare un po' quel che mi pare, tanto nella maggior parte dei casi la frequenza cardiaca non cambia. Mi impunto a volte su certe persone perché la bimba scema che è in me vuole proprio quello che non può avere. Ma alla fine nemmeno si accorge se il telefono squilla o meno.
Tempo di sperimentazione insomma. Ma sopratutto tempo di comprensione: forse rifarò qualche errore perché non sono Robocop e imparo, ma con calma. Ma ora so bene quanto valgo e quanto difetto. Mi conosco anche abbastanza da sapere che ci sono caratteri con cui non voglio più avere a che fare se posso evitarlo.

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