La maggior parte dell'ispirazione per scrivere post la prendo dai fatti che avvengono nella mia giornata tipo, o da una canzone che suscita determinati pensieri. Poi mi capita di avere i 5 minuti da topo di biblioteca, e allora vado a vedere blog altrui. Se ne trovo qualcuno particolarmente interessante o divertente i 5 minuti diventano un tempo infinito, in cui il clic della rotellina del mouse fa da colonna sonora incontrastata. Non è necessario che un blog sia tematico o particolarmente brillante nella scelta degli argomenti; a volte basta un semplice cluster, un umile diario di vita vissuta, però ben scritto, a catturare la mia attenzione. Sono convinta che le persone, quando scrivono, lascino agire una parte del loro cervello del tutto particolare, quella in cui organizzano i pensieri senza filtri morali, ovvero quei blocchi che sorgono in un face-to-face, e quella parte di cerebro attinge da diverse zone del loro essere, del Nostro essere dovrei dire, visto che scrivo anche io.
Possiamo scrivere di getto per rabbia o per ispirazione fulminante, oppure prenderci il nostro tempo per misurare e ponderare ogni parola, ogni verbo, ogni singola congiunzione, in modo da renderla significante, creando un tutto finale che a colpo d'occhio fa il suo effetto, ma che è la somma di mille e mille riflessioni.
Anni fa pensavo che scrivere sarebbe stata anche la mia strada, credevo di avere un talento innato che nei momenti di massima follia mistica mi portava romanticamente ad immaginarmi come fatta di carta e inchiostro. Poi ho compreso che altri sono anni luce avanti a me, senza fare gli sforzi che invece a me sono così familiari. Non potrò mai essere una venditrice di parole, una prosivendola citando Pennac, perché sono e sarò sempre una semplice venditrice di idee.
Insomma sono una prolifica fabbrica di nulla, perché le idee sono nulla senza struttura, sono fumo, sono lampi, semplici barlumi di luce che dopo un attimo spariscono di nuovo fra i nembi. Ci vuole qualcuno che le metta in riga, che le tenga ferme quel tanto che basta da imbrigliarle su carta o su pellicola, altrimenti resteranno solo fugaci impressioni di "quello che sarebbe potuto essere se".
Oggi niente conclusione epica, niente di particolarmente eclatante. Insomma un post sopra la media visto il mio bipolarismo classico, in cui passo dalle storie esilaranti alla messaggistica codificata talmente bene da risultare schifosamente chiara (è una tattica per distrarre. Si, lo è)
Dunque una volta tanto parliamo di qualcosa, magari nulla di serio, ma esprimiamo un'opinione, giusto per discostarci almeno un po' dal solito argomento. Ovvero me. Perché ho parlato al plurale in tutto ciò?
E' in questi momenti che sono felice più che mai che nessuno segua questo blog, c'è qualcuno più libero di me nell'esprimere cazzate senza freni?