domenica 13 dicembre 2015

Di anni passati, sorprese e IMmutamenti

Bha. Io mi perplimo moltissimo. 
Non sarò troppo esplicita, nel caso questo post finisse nella mani sbagliate.
Ma guardiamo un momento ai fatti:
Un giorno hai una palla al piede che ti trascina sul fondo dell'abisso; il giorno dopo sei libera e il giorno dopo ancora ti fai ammanettare. Ok diciamo che "giorno" è una misura orientativa che va da sei mesi ad un anno... così ci capiamo.
Da un lato sono contenta, perché in un post di poco meno di un anno fa mi riproponevo di non chiudere le porte, non guardare alle persone con davanti lo schermo della Morte Nera, eccetera eccetera buoni sentimenti con la pala.
Ok Me del passato, ci hai preso, ti sono stata a sentire. E mo? Come la metto a nome?

Io il passo l'ho fatto, ho lasciato la porta socchiusa in barba ad eventuali ladri e stupratori, ed è arrivato. È qui. E io non so gestirlo. Per la prima volta nella mia vita non so gestire una cosa del genere.
Non che fossi maestra prima, ma almeno sapevo per grandi linee che stavo facendo. Qui non ho il controllo di nulla, nemmeno della mia cazzo di bocca che fa e dice quello che vuole, non curandosi minimamente del mio cervello.
Il problema più grande è che faccio fatica, mai come questa volta, a staccarmi da un'idea a cui avevo del tutto rinunciato negli ultimi obscuri et terribili anni.
Avevo smesso di desiderare quella connessione speciale che c'è fra due persone, che ho avuto la fortuna di provare in passato, eoni fa, ma che sembrava essere la classica leggenda metropolitana. La vorrei adesso. Vorrei poter accendere l'interruttore e farla partire. È come se fossi in attesa che accada qualcosa di simile, e contemporaneamente terrorizzata dal pensiero che potrebbe non accadere mai. Dopotutto siamo pianeti alieni l'uno dall'altro. Chi sei tu? Non lo so, lo sto capendo un giorno alla volta. Però con te non so ancora parlare. Forse è meglio, quello che ho da dire è troppo, troppo articolato, pippaiolo e contorto. Forse il segreto è parlare lingue diverse? O in questi anni mi sono illusa di essere qualcosa di speciale e invece sto precipitando nel baratro dell'ordinario?

Probabilmente sono psicopatica, ma senza carte a provarlo rimarrò a piede libero a mio rischio e pericolo. 
Fatto sta che mi perplimo moltissimo. Sento di dover fare qualcosa di spettacolare per giustificare questo suo interesse, perché ancora non arrivo a capire come sia successo tutto ciò. Le persone che incontro io hanno (quasi) tutte una cosa in comune: pensano che dire certe cose sia inutile, si fanno fermare dall'imbarazzo o dalla noia, non lo so. Quello che so io è che il giorno in cui qualcuno capirà questa semplice verità avrò trovato l'uomo della mia vita.
Io da parte mia do sempre il beneficio del dubbio, il tempo per arrivarci, seppur nella mia follia uterina. Finché non inizio a desiderare qualcosa di diverso. E in questo caso non voglio desiderare niente altro. Il tempo è la cosa più preziosa che ho da dare, e adesso l'ho messo sul piatto. E mo? E mo si aspetta e si spera, come sempre. Chissà se alla mia veneranda età e con le mie belle e simpatiche esperienze alle spalle stavolta vedrò la realtà, o se vedrò quello che voglio vedere, come sempre.
E, come sempre, ai posteri l'ardua sentenza. 

Io, intanto, mi perplimo moltissimo. Ma con gioia e amore. 

giovedì 7 maggio 2015

Il gioco del Se Fosse

Nelle mille cabale che giorno per giorno faccio sulla mia vita, una su tutte mi ha insegnato tanto negli ultimi tempi. E pensare che non è nemmeno davvero avvenuta! Certo sto migliorando: prima determinate esperienze dovevo farle per trarne un insegnamento, adesso mi basta immaginare e acquisto punti esperienza gratuiti.
Fingiamo che una persona (che chiameremo, per amore del classicismo, mr X) sembrasse interessata ad un'altra (che chiameremo mrs Y). 
Ipotizziamo che mrs Y non fosse, come suo solito, interamente consapevole di questo fatto. Anzi ipotizziamo che non ci era proprio arrivata vista la sua intelligenza evidentemente superiore alla media.
La consapevolezza, almeno in parte, di questa misteriosa attività di mr X arriva alle orecchie della sopracitata per conto terzi, in maniera abbastanza spicciola.
Ovviamente, come di consueto, mrs Y fa orecchie da mercante, vuoi perché il pensiero di un qualsiasi mr X è sempre difficile da digerire, vuoi perché la situazione non la affascina particolarmente.
Senza soffermarsi su dettagli inutili, la cosa resta li, nell'iperuranio del non detto, finché un'altra notizia, del tutto prevedibile, arriva. Quel cartellino è stato timbrato.
Ora, la notizia nella vita di mrs Y è di relativa rilevanza, soprattutto dal momento che tutta la situazione si era svolta, potremmo dire, in absentia della suddetta, il che non da il tempo proprio di farci pensierini di qualsivoglia natura.

Però poi nasce una riflessione: e se invece ci avesse pensato? Cosa sarebbe accaduto? E se mr X, seppure con tutte le sue evidenti "particolarità" fosse stato un buon diavolo tutto sommato, che incarnava lo spirito che mrs Y poteva desiderare? È dunque mrs Y così superficiale, come peraltro afferma categoricamente di NON essere, e tanto da fermarsi alla superficie e all'apparenza, senza valutare quelle che sono le caratteristiche veramente importanti in un partner?
Dopotutto la prova fisica l'ha fatta la nostra mrs Y, e ha visto che poco funziona. Puoi desiderare una persona tanto da sentire dolore fisico, ma poi tolto quel sollievo iniziale che resta? Quando le persone non sono compatibili e non ti prendono mentalmente l'idillio dura ben poco e iniziano subito i problemi.
Oltretutto non è la stessa mrs Y a lagnarsi del fatto che odia essere giudicata solo dal suo aspetto che, anche in questo caso, potremmo definire "particolare"?
Quindi deve dedurre che la bellezza è effettivamente un merito, che bisogna valutare tutti prima e soprattutto in base ad essa, e poi in seconda istanza curarsi del resto? Ovviamente questo per mrs Y è moralmente inaccettabile. Se dovesse seguire questo ragionamento, oltre a doversi biasimare per la sua superficialità, dovrebbe anche giustificare tutto il mondo che la giudica per l'aspetto e quindi andare a modificare radicalmente e profondamente il suo, che tanti crucci le causa. E, per aggiungere al danno la beffa, se tutta questa simpatica non si sa cosa di mr X fosse stata effettivamente in atto (mettiamo il beneficio del dubbio per correttezza) allora quella stessa persona non stava giudicando lei secondo i rigidi parametri a cui si sente sempre sottoposta.
Insomma, che sbaglio mrs Y, che sbaglio. Non meritando nemmeno l'onta del sei politico, rimandiamo mrs Y a settembre, sperando che l'estate porti consiglio e giudizio, e intanto auguriamo a mr X di godersi la sua partner evidentemente molto più ragionevole e assennata.

E niente, questa storia, occorsa ovviamente a terze persone e vissuta da me poco se non addirittura immaginata, mi ha insegnato tante cose. Ad applicare più giudizio, a smettere di voler a tutti i costi assomigliare a persone che poi nella vita reale continuano a dimostrarsi quanto mai deludenti e di cercare di recuperare un po' di quei sani valori che tanto pensavo mi appartenessero.
La vita mi sta leggermente incattivendo, ma come al solito do la colpa di questo a me, non agli altri, che si limitano a vivere la loro vita dandomi il posto che pensano io meriti. Se questo non mi basta è un mio problema e sta a me la prossima volta chiudere le porte che lascio tanto stupidamente spalancate, per evitare che la gente ci si infili con tanto di invito alla mano, non pensando di dovermi poi futuri favori o giustificazioni. Il che ci sta, ognuno di noi prende dagli altri quello che gli serve e quando smette di servirgli va via. Siamo un po' tutti le banche di affetto di terzi, a cui poi attribuiamo doveri che per primi non rispettiamo.
insomma dopo tutta questa filosofia serale, scialla, e basta azzeccarsi su cosa fanno o non fanno per noi gli altri. Fottersene sempre, crederci poco e aspettare una nuova soap con protagonisti questi famigerati mr X e mrs Y, così, tanto per svoltare la giornata.

lunedì 16 febbraio 2015

Melody

Ascolto musica, qualcosa al pianoforte senza titolo. Ho scelto di farlo per vedere che effetto avrebbe una melodia triste su di me, oggi, ora. 
È strano come le cose siano sempre diverse, sempre in movimento. Tempo fa non avrei tollerato nemmeno una nota triste, sarei stata a scrivere con i lucciconi, godendomi quel senso di malinconia che ti porta poi ad aggrapparti ad una speranza sciocca e, di conseguenza, a fare cose stupide. 
Oggi no. La musica mi tocca il cuore, come sempre fanno soprattutto i pianoforti, ma non mi fa provare dolore. Qualcosa è finalmente cambiato, il buco nero che avevo fisso nel petto si è ridotto man mano fino a scomparire. 
Non so se dire "sto bene" sia saggio, non esiste un giorno uguale agli altri e non possiamo mai avere la certezza di ciò che accadrà domani. Quello che possiamo - e dobbiamo, forse - fare, è sperare. Sperare sempre per il meglio, anche quando tutto sembra stare andando a puttane. E lo dico oggi libera da ogni cappio, negativo o positivo, sperando che sia vero. È troppo facile vedere tutto rosa quando le cose vanno bene, o tutto nero al contrario quando pare che la vita vada a catafascio. Quello non ci definisce in alcun modo. Sono questi momenti grigi, gli spazi vuoti, dove possiamo riflettere con lucidità ed essere obiettivi sulla vita. Oggi quindi, senza nessun preconcetto, dico che le cose vanno. Potrebbe sembrare un'affermazione del menga, né carne né pesce, ma posso assicurare che è una gigantesca vittoria, perché arriva dopo tanto buio.
Avete mai vissuto un'oscurità emotiva? Io si, tante volte, per motivi diversi, gravissimi come la morte di persone care, meno gravi ma dolorosi come perdere un amore o un'amicizia. Ma mai mi era capitato di implodere in maniera così totale, di avere brutti pensieri, estremi, dalla mattina alla sera. Senza nemmeno sapere perché, e dovendo dare delle pseudo spiegazioni razionali a qualcosa che poco aveva di razionale. Mi sono sentita soffocata, derubata, infetta. Mi ha fatto male soprattutto l'impotenza, il non poter agire in nessun modo per cambiare le cose, dovendomi limitare a subire gli eventi. E in questi casi anche la persona più forte può fare solo una cosa: punirsi. Mi sono punita senza pietà, inconsapevolmente, per mesi. Ho rischiato di perdere tutto ciò che avevo faticosamente costruito, tutto ciò che avevo conquistato, senza più la forza di combattere. E tutto per il motivo più futile. 
Eppure, di fronte a questa esperienza, mi accorgo che ancora una volta non solo ne sono uscita, ma che non ho perso la speranza. Non voglio che altri paghino per errori che non gli appartengono, non voglio camminare nella vita che mi ritrovo terrorizzata da precedenti infelici, che rischiano di macchiare tutto il resto. Non voglio avere paura. Lo scrivo per tenerlo a mente quando sarà il momento, quando dovrò saltare di nuovo (e me lo auguro vivamente) sperando che questo post di oggi, domani sia una spintarella al momento giusto per la me del futuro. Alla fine c'è una sola cosa di cui mi fido in maniera totale ed incondizionata: me. Con tutti i miei errori, le mie ipocrisie e le mie contraddizioni, ma mi fido. Sento il cuore nel petto che batte ancora, che non vuole smettere e vuole battere ancora più forte, più veloce. Mi auguro di emozionarmi ancora, di lasciare aperta la porta, perché la persona o le persone che stanno dall'altra parte possano vedere la luce attraversare l'intercapedine e avvicinarsi. Per chi vorrà e avrà la forza, ci sarà sempre qualcosa di bello dall'altra parte. È quanto posso promettere da parte mia, di regalare sempre una parte di me, magari piccola, ma sempre vera. 
Io sono qui, e aspetto. 

lunedì 29 settembre 2014

Ricomincio da tre

Non importa come, non importa perché.
Non mi importa cosa leggerò, cosa sentirò, come queste cose mi faranno stare.

Io dico basta al silenzio, ad ingannare me stessa con false speranze, con false promesse, con false credenze.
Per una volta dico addio ad ogni speranza, mi aggrappo fermamente alle cose brutte, in modo da ritrovare quelle belle. 

Nella mia vita voglio certezze, e l'unica persone che può darmele sono io. 
Se mi avessi di fronte, a parlare di ciò che è stato, è e sarà, non mi lascerei fare un monologo disperato, non mi lascerei da sola, mi stenderei una mano a cui aggrapparmi, mi abbraccerei da sola, mi salverei.
Fa molto forever alone, ma bisogna imparare a stare da soli prima di essere in due. Nessuno di noi sa come andrà il domani, chi potrebbe incontrare o chi potrebbe NON incontrare mai. 


Forse Ende, se io fossi la sua Momo, mi direbbe che quando esaurirò il numero di possibilità a me concesse, semplicemente morirò. Quindi se sono ancora viva significa che posso stare a pensiero tranquillo, Michael? 


Quindi io rifiuto e rifuggo ogni sorta di nostalgia, rifiuto di cedere alla tentazione della tristezza e del rimpianto, mi impongo di imparare ad essere una persona migliore, diversa ancora una volta.
Io ho il potere di cambiare me stessa, come mi sono già trovata a fare, e non voglio che sia per NESSUNO, deve essere per me.

D'altro canto guardiamoci in faccia: su poche cose sono rigida come un tronco di sequoia, e una di queste è sul come dividere la mia vita con terze persone X.

Posso essere elastica con gli amici, posso fare Jarod e passare da un contesto all'altro con tutta la scioltezza che possiedo, anche se a volte mi costa mischiarmi i connotati per apparire bene in un contesto che non mi appartiene.

Ma non riuscirò mai ad aprirmi, ad avere fiducia, a lasciarmi andare davvero se non sarò perfettamente a mio agio. Il cuore alla fine non fa compromessi.
Non ho la forza di sentirmi sola mentre sono in coppia, voglio concedermi il lusso di dimostrare anche le mie fragilità senza scottarmi ogni volta, voglio buttarmi e sapere che dall'altra parte ci sono braccia forti a prendermi.

Camminiamo insieme e sosteniamoci a vicenda, dividiamo le fatiche e sarà tutto meraviglioso...forse il mio è un sogno adolescenziale e da oggi in poi incontrerò solo uomini desiderosi al massimo di condividere i soldi per il parcheggio, ma sono fiduciosa che qualsiasi cosa arrivi o non arrivi sarò capace di gestirla.

Certe cose vanno dette guardandosi negli occhi, certe volte la cosa più difficile è passarsi una mano sulla coscienza e decidersi ad affrontare le proprie paure senza nascondersi dietro al gioco dello scaricabarile. 
Questo significa avere le palle, strapparsi di dosso tutte le maschere e ammettere le cose peggiori di noi stessi, sperando che dall'altra parte ci accolgano a braccia aperte. Senza bisogno di dare la colpa a nessun altro.

Certe volte sarà dura, ma va fatto. Se c'è qualcosa che mi aspetta dall'altra parte, è ora di andarle in contro per la via principale.



martedì 6 maggio 2014

Napoli ComiCon 2014 -> "Ma tu sei proprio uguale!" Master Level

È finito il Comicon!
Si, siamo a martedì, ma abbiamo smontato ieri e io ho il frigo vuoto e per fumare sto grattando i residui dalla busta di tabacco finita.

Che dire... stavolta non comincerò come al solito con "Era il mille ottocento novanta cento, i Cantori nascevano intorno ad un tavolo e a poche birre..." 

Questo è stato il Comicon più bello, folle, stancante e soddisfacente di tutti, e il modo migliore per celebralo è di ricapitolare tutti i punti salienti che mi vengono in mente.

Si parta dunque con la classifica, oramai collaudata, dei Darwin Awards!

Vince il premio OH MIO DIOOOOOO SEI UGUALE! la new entry del gruppo Ruoshi, aka Glenn, aka risatafinta, che ha sopportato con inestimabile stoicismo le fangirl e i fanboy che gli hanno stuprato il cervello con ululati di giubilo, sommergendolo di foto. Gli assegno anche la menzione speciale "Contraddiction" visto che alla domanda "soffri di vertigini?" lui ha risposto "si si!" e poi è salito su una scala pencolante a 40 metri d'altezza (non è vero, erano forse 5, ma ci siamo cagati addosso lo stesso) per legare e spillare il nostro fantastico telone LANTORI del Westeros xD

Il premio "Toglietemi tutto, anche il mio Breil" va a furor di popolo ad Ernesto, ovvero il Governatore, che ha creato pozze di umori femminili davanti allo stand. La benda sull'occhio e la basetta brizzolata saranno la nuova moda dell'estate, insieme al leggerissimo A&K 47 e al bomberino smanicato.
Approfitto per ricordare al suddetto che reggiseni e mutandine lanciati allo stand sono conservati in appositi scatoloni che deve ritirare al magazzino, ancora profumosi di ormoni.


Il premi combo "È mio figlio!!!!" e "È mio marito!!!" vanno rispettivamente a Stefano/Rick e Terry/Meggie (continua a farmi scompisciare questa cosa xD) che hanno difeso le proprie famiglie, il primo da walkers e stupratori assassini, l'altra dalle imprudenti attentatrici alla virtude del suo "maseiugualeaGlenn!!!"

Nominata e vincitrice per la categoria "arma letale" Federica aka Rossssssita che ha passato il tempoa fare la ronda in fiera cercando inutilmente di coinvolgere ignari passanti e altrettanto ignari membri del gruppo che invece camminavano come bellissime frafralle colorate, impugnando armi più grandi di lei xD

Per la nomination "Ti schifo troppo ma mi devo fare una foto" vince (staccando anche il Governor) Martina/Andrea, che si aggiudica anche il titolo di Capo Animatore per i due giorni di gioco aperitivo davanti allo stand xD

Nominata per "ti schifo troppo..." era anche Tizy/Lory(N!) ma a furor di popolo le è stato assegnato il premio speciale "Ma sij ancor viva?". Quando il personaggio raggiunge livelli di fastidio Epic Master si devono creare nuove categorie apposite! 

Vincono il premio di gruppo "Spartaniiiiiiiii" gli immolati per la patria che sono stati al banchetto vendita e ai tornei, ovvero Marianna, Maria, Armando, Marco Marina e Leonardo.
Stavate per ottenere l'Oscar alla miglior Regia, ma sappiate che lo avete perso per un soffio visto che non siete riusciti a vendere il fantastico tappetino per il mouse di Pacific Rim, né quantomeno a farlo rubare!
Per il resto il premio è meritatissimo, viste le ore passate sotto al sole, tentando di far diventare più appetibile un gioco per pc piuttosto che una collezione blue ray, e per aver spiegato millemila volte le regole dei cari tornei di spada (L.A.R.P. dei cantori del Westeros! Venite ad iscrivervi!!!! Scusate, è deformazione professionale...)

L'onorificenza "Still standing, 'til I die" va a Civita, Giovanna e Giovanni, che si sono aggrappati al Tardis fino all'infinito ed oltre, hanno perso uno o più timpani con la cassa e hanno resistito a sole, pioggia, poi pioggia e poi altra pioggia. Ah e il giorno di pioggia ovviamente.

Premio "Teletlon" a Vincenzo che ha resistito 30 ore per la vita con un braccio meccanico molto pezzottato ma di grande effetto. Un giorno risolveremo il mistero del bicipite mutaforma!

Il premio "La casa sul lago del tempo" va al nostro amatissimo e tenerissimo De Rosa, che non è potuto essere con noi perché deve fare il veterinario figo londinese che salva la vita ai piccioni di Hyde Park, ma che è sempre nei nostri cuori. Jamie torna da noi, sta casa aspetta a tte, come hai potuto sentire dalle urla che abbiamo lanciato a telefono quando hai chiamato!

Passiamo ai riconoscimenti esterni: 

La statuina "somiglianze scomode" va a Quintavalle che è Edward Cullen e non è fiero di esserlo, ma noi vogliamo ricordarlo come il grande cavaliere della rosa, dall'ambiguo nome "Ser Lorenzo" che ha meravigliosamente performato la coreografia di spada che tanto ha fatto scalpore a questa fiera.
Forse non leggerai, ma noi ti nominiamo lo stesso per principio!

L'ambitissimo premio "Sento Bellissimo Otore di Diludendo" va al Cammarata, che ci ha creduto, si è sbattuto per collaborare e sopratutto ha fatto di tutto per stroppiarsi in modo tale da poter fare (come aveva annunciato tempo addietro) la ricotta in fiera. Ma noi ti amiamo tanto, perché sei tu, e perché sei Hook xD


Adesso, rapidi ed invisibili, passiamo al momento serio.
Un encomio a Chiave d'Argento, la prima associazione con cui abbiamo mai collaborato, che ha reso questa fiera più divertente, più rilassante e più figa sotto ogni aspetto. Sapere che a pochi metri ci sono persone amiche pronte a darti una mano, a farti fare una risata e che ti permettono di staccare il cervello per qualche minuto è stato impagabile. Spero davvero che si ripeta (e io sono asociale quindi non lo dico alla leggera) e che la prossima volta sia ancora meglio, ancora più figo, ancora più diludendo!

E arriviamo alla chiusura: amori, tesori, amici... i Cantori sono la seconda famiglia, quelli con cui si dorme, si mangia, si viaggia, si litiga e poi si fa pace, perché lavorare insieme è sempre meraviglioso. Insieme siamo arrivati dove nemmeno noi credevamo, e probabilmente andremo anche più lontano. Continuiamo così, noi siamo noi, facciamo le cose come piace a noi e spero continueremo fino a che l'artrosi ce lo permetterà!
Grazie di tutto, a tutti voi :)







giovedì 27 marzo 2014

Sliding Doors

Dopo quel film, in metro ci penso sempre anche io.
E se?
E se invece io avessi? E se lui...?
Tutti abbiamo vissuto almeno una volta una storia sbagliata, ma di quelle cantonate definitive che se ti lasciano qualcosa è la consapevolezza di quello che non vorresti mai rivivere razionalmente.
Per esperienza, sono anche le storie che restano più impresse, perché magari c'era una cosa, un aspetto, un dettaglio, che le rendeva uniche, nonostante tutto.

In questi giorni sto vivendo il momento Sliding Doors, in cui mi trovo ad analizzare gli eventuali sviluppi della mia vita passata, cambiando strada ai vari bivi che mi si sono di volta in volta presentati, rispetto alle scelte effettivamente fatte.

Ci sono sentimenti, che in quanto tali, sono difficili da spiegare a parole, ancora meno quando sono mescolati fra loro: amore, odio, rabbia, nostalgia, indignazione. Si arriva ad un momento di stallo in cui tutti questi lati della medaglia si fondono, creando un unico muro di fuoco che non ti permette di andare né avanti né indietro, e in genere è a quel punto che la mente trova la scappatoia del "e se?" per crearsi una via d'uscita. Nel 99,9% dei casi è una strada che, se imboccata, ti porterebbe a tornare indietro lungo strade già percorse, già viste, già abbandonate. 
E su quello che bisogna focalizzarsi. Perché ho abbandonato quella via? Perché ho fatto quella scelta così difficile e dolorosa?
Se la risposta è concreta, razionale, e bella lunga ed elaborata, allora non bisogna tornare indietro.

Io nello specifico sarei capace, fosse per me, di fare lo stesso errore anche 20 volte prima di imparare. Stavolta mi sono fermata a soli due tentativi prima di arrendermi all'evidente assurdità della situazione. E mi odio profondamente per vacillare, a volte, e cedere ad una nostalgia totalmente ingiustificata.

I miei se sono anche giustificabili sotto un certo punto di vista (e mi rivolgo direttamente a te) : quando mi sono innamorata di te (e l'ho fatto, lo ero, su questo non ci piove, checché tu possa dire e pensare) l'ho fatto perché ho visto in te tutto quello che mi poteva piacere. Intelligenza (la cosa più eccitante che posso trovare in un uomo) simpatia, autoironia, un apparente giusto grado di vanità e sfacciataggine che aggiungono pepe alla miscela...e ovviamente mi piacevi TANTO. Tantissimo anzi. La bellezza è soggettiva, e la tua per me era il non plus ultra. Poi mi sono innamorata e a quel punto, come è giusto che sia, sarebbe potuto arrivare un qualsiasi adone delle acque, ma io non l'avrei degnato nemmeno lontanamente di uno sguardo.

Quindi, a questo punto, c'è da fare i Capitan Ovvio e chiedere scioccamente: perché è finita? I requisiti c'erano tutti (parlando del mio singolo punto di vista, senza entrare nel merito del tuo eventuale)

Bhe, io temo che fondamentalmente non ci fosse nessuna fiducia. Io non ho uno schermo luminoso in petto come le t-shirt del CyberDog di Londra, su cui passa in loop la scritta: ti amo tantissimo, sei perfetto, mi ti farei in ogni minuto della giornata perché sei la mia anima gemella. E nemmeno penso che la gente debba passare il tempo a dirsi queste sdolcinerie nelle orecchie dalla mattina alla sera (e sono femmina cazzarola, almeno 5 giorni al mese sono un ormone impazzito ed emotivo che cammina senza controllo per strada!)
Ogni tanto la coccola verbale ci sta tutta, non sono un robot senza cuore, ma io più che a parole l'amore lo misuro nei gesti, lo vedo negli occhi, nella fiducia cieca, al limite dell'abbandono totale. Si, magari voglio troppo, ma forse se tutti facessimo così saremmo più felici. In passato, a cuore libero, mi sono buttata nei sentimenti con un' abnegazione che mi ha fatto essere felice come non mai, ma mi ha anche abituata male. Ora non sono soddisfatta se la persona che ho vicino non mi accorda tutto di sé senza remore, fiducia in primis.
Ad esempio... io non tradisco e non tradirò mai, è una cosa che rifiuto con tutta me stessa, e passare il tempo a giustificarmi di atti osceni mai commessi è assolutamente annichilente. Così come non avere nessuna credibilità, non avere il beneficio del dubbio su nulla, come se ogni mia parola fosse una bugia, come se ogni atto o pensiero fosse rivolto a fare del male alla persona amata... è una barbarità vivere sapendo che la persona a cui teni, con cui dormi, a cui vorresti affidarti, pensa che tu voglia il suo male.
Non c'è scusa, esperienza passata o giustificazione che tenga per una mostruosità del genere.
La cosa peggiore è stata il rendermi conto che tu non mi hai mai conosciuta, mai voluta conoscere, ma ti sei fatto bastare l'idea che ti eri creato di me. 
E non c'è stato nessun modo di farti vedere le cose sotto un'altra luce, per quanti tentativi io abbia fatto. 
Usare le altre persone a me care per avere la mia attenzione (o la loro, non so) è stato l'errore definitivo. Non potrò mai più fidarmi di chi ha detto i cazzi miei a persone a cui devo dirli io, se voglio, quando voglio, e come voglio. 
Sono convinta che tu lo abbia fatto per far sentire la tua versione, per paura che ti smerdassi alla cazzo, inventandomi palle. Tranquillo, bastava la verità e il mero reportage dei fatti a non far venir fuori bene la nostra triste e strana storia. Ma tu no, hai creduto che io fossi così meschina da inventare storie ancora più assurde per metterti in cattiva luce. E li si è chiusa la saracinesca. 
Con tutto l'amore del cuore io non posso tollerare che la persona che amo faccia una cosa del genere.

Di qui la rabbia, che mi ha spinta il più lontano possibile da te e da tutto ciò che sento per te. Pensala come vuoi, raccontala come ti pare, ma io ci credevo che potesse andare avanti ad libitum. Nonostante gli appiccichi, le differenze, le follie di entrambi, io avrei continuato, perché il mio cuore batteva e anche forte, per te. Ho fatto tantissimi errori anche io, non sono la donna perfetta e lo so benissimo. Quando me ne sono accorta ho chiesto scusa, ci ho messo le pezze come ritenevo fosse giusto. E ho cercato di essere sincera, sempre, in bene e in male.

Quando troverai un'altra ragazza, e lo farai, ti auguro che sia una persona splendida, intelligente, simpatica, bella come piacerà a te, e ti auguro che la nostra parentesi ti sia utile a capire che verrai ricambiato quando smetterai di avere paura. Il muro di terrore in cui sei chiuso ha tutti i lucchetti all'interno e solo tu puoi aprirli. 
Questo sfogo deve servire a questo. Tutto quello che scrivo lo ho già spiegato a voce forse un milione di volte. Lo lascio qui come tributo all'amore che c'è stato, e che abbiamo perso come due stupidi. Io la mia lezione l'ho imparata, a caro prezzo. Spero che anche tu possa trarne consiglio e giovamento, in un domani che spero sia radioso e vicino.

Un giorno ci incontreremo di nuovo, forse in Valhalla, forse nei Campi Elisi, forse in paradiso o all'inferno, o in un'altra vita, e forse, dico forse, tutto sarà diverso. 


domenica 8 dicembre 2013

Infausti pensieri

C'è un motivo ben preciso per cui mi lamento delle domeniche.
In inverno, quando il tempo è scandito in maniera brutale dagli impegni (o dai non-impegni, nel mio caso) dall'ora solare che non aiuta certo la joie de vivre con il tramonto alle 16, e dalla sparizione degli amici, io mi ritrovo in questa stanza, o in alternativa davanti alla tv ad Ischia, a pensare.
Nelle domeniche peggiori i pensieri sono cupi, foschi, bigi, nuvolosi e con precipitazioni sparse; certe volte mi aggiro per l'abitazione in preda ad un vago senso di ansia esistenziale, soffocato solo dalla noia incombente.
Poi ci sono le altre domeniche, quelle come questa, in cui la costante è sempre la noia, ma i pensieri sono di tutt'altra natura.
Mi ritrovo a pensare a tutte quelle cose che vorrei tenere fuori, senza scopo, che danno adito a piacevoli fantasie e film mentali che mi ritrovo a guardare consapevole che non porteranno a nulla di buono.
Rivedo un paio di occhi verdi, grandi, simpatici, che si sono incontrati troppe volte con i miei ultimamente. In dissolvenza incrociata (quanto odio la dissolvenza incrociata) compaiono le ormai famose fossette di venere, la cui profondità andrebbe testata (al più presto) da minore distanza, ma che fanno traballare la mia da sempre instabile sanità mentale. 
Su tutto questo si innesta Steve Zissou e le sue maledette avventure acquatiche (non avrò la stoffa dell'avventuriera, ma gli avventurieri su di me hanno da sempre avuto un fortissimo ascendente).
Insomma il delirio e l'apoteosi della follia.
I seguiti di questi tre romanzi fantasy al momento sono del tutto torbidi, incerti e lontani ma, da lettrice accanita quale sono, non posso resistere e friggo dalla smania di vedere come andranno a finire. E torniamo alle domeniche infami...

La parte razionale di me, che è una rampante donna in carriera con le mie fattezze, il tailleur gessato, la pettinatura antisesso a banana e gli occhialini sottili e rettangolari, mi dice di rimettermi in riga e di andare a lavorare, guadagnarmi il mio posto nel mondo e la mia indipendenza hormones-free, con la colonna sonora di etta james 


Dall'altra parte c'è la Flavia che avrei sempre voluto essere, quella spigliata, scazzata, sicura di se, con molti e molti chili in meno, che in una sovrapposizione di abiti casula molto sexy, e rigorosamente total black, mi sbatte in faccia i suoi occhioni castani, agita la treccia (sono feticista dei capelli lunghi in maniera disgustosa, perché mi punisco tagliandoli invece di assecondare le mie torbide fantasie, cazzarola?) e mi dice che sono giovane, me ne devo vedere bene e che se mi lasciassi andare potrei mangiare il mondo e tutto ciò che contiene. Magari prima della menopausa. Tutto questo mentre risuona fra le pareti del mio cranio vuoto la canzone da stripper che mi piace tanto


Intanto l'unica che si ritrova pietosamente in camera, con millemila ore di volo pindarico accumulato e sempre le stesse quattro pareti attorno è la me numero tre, quella goffa, un po' sfigata (mica poco), che puntualmente si ritrova a scrivere di se in terza persona (che non è bello, anzi, credo sia classificabile come disturbo patologico di qualche genere) cercando di uscire dal mondo della Pimpa e tornare con i piedi per terra.
Io nel dubbio cerco di assecondare tutte e tre. Mando curriculum in giro, mai sapendo, magari un giorno sposerò il mio lavoro (quale?); lascio aperte le porte della percezione, perché se il piccione ad Ischia è riuscito a ficcarsi nella canna fumaria della stufa di mia zia, forse pure 
lo trovo un cretino che mi becca la porta di casa; e continuo a guardare law and order svu, che alla sfigata piace tanto e funge da anestetico della domenica (e anche del resto della settimana).




martedì 5 novembre 2013

Di sogni che si avverano, campi Rom ed altre rocambolesche avventure

Lucca, un sogno bagnato di ragazzina che finalmente di avvera. Improvvisamente inizia, finisce in un batter d'occhi e lascia dietro di sé una riserva di aneddoti quasi infinita, insieme ad un carico di esperienze del tutto nuovo.
In primis c'è da dire che abbiamo leveluppato come non mai, il boss finale è stato raggiunto e ne siamo usciti vivi e vegeti (o quasi). Ma andiamo con ordine.
Partiti con il solito camioncino (che ha più nomi di un baronetto inglese: sasaman, dexter, birdy, alitalia etc) seguiti a ruota da Christine (aka la Scenic) e dalla C3, ci imbarchiamo alla volta di Lucca. All'attivo nei vari bagagliai e cassoni avevamo, oltre alle valige personali e al solito Trono, di seguito: 

- un Estraneo gay a grandezza naturale, con un fantastico completino firmato Dream of Winter e lancia abbinata;
- un TARDIS di 2,50 metri taglia M color Indaco Spaziale;
- un Weeping Angel con abitino vintage e ali marmoree;
- tre tonnellate di cibo, di cui una formata esclusivamente da Flauti al latte.

 Carichi di meraviglie abbiamo affrontato l'autostrada, navigatori e cellulari alla mano, pronti a recuperare i vari assistiti assenti in autogrill dimenticati da Dio e dagli uomini.
Ora, come tutti sanno, l'uscita di Lucca Est è situata in un'intercapedine spazio-temporale, visibile ad occhio nudo solo fra le 16:15 e le 17:33 dei giorni pari dei mesi dispari, e comunque preferibilmente di giovedì o, in alternativa, proprio-in-uno-di-quei-giorni.
in genere quel punto della Toscana è raggiungibile pressapoco in cinque ore ma, essendo noi i più secciati dell'universo (e grazie solo al superstiziosissimo quintale di sale buttato in ogni dove) ce l'abbiamo fatta in appena 8 ore e mezza. Un record.

Verso le 18 i telefoni hanno cominciato a bollire causa chiamate dallo staff della fiera che ci voleva veder comparire all'orizzonte. Pur di tardare il meno possibile abbiamo infranto la barriera del suono e fatto manovre trasversali in corsia che Tokyo Drift ci fa tre pippe a testa.
Una volta giunti a destinazione abbiamo scoperto che niente era pronto, quindi abbiamo con tutta calma montato il tardis, giocato a briscola e preso caffè finché non ci hanno dato l'ok a posare il caro trono in zona Warner-Cesarini.


Alle 2 del mattino siamo potuti finalmente approdare alla villa b&b affittata nella totalità per l'occasione, e svaccarci sui letti con brutale gaudio.
Dopo poco più di 4 ore le sveglie hanno iniziato a trillare con fare sprezzante, costringendoci a tirar su le terga per dirigerci a lavoro. 
L'unico aggettivo per descrivere il Lucca Comics è: folle. La quantità di gente che ha assalito il nostro tardis e il trono è pari solo a quella degli emigranti del 1922 o in alternativa all'affluenza di gente nell'Ikea di Afragola la domenica mattina.
Inutile dilungarmi sulle reazioni spropositate del pubblico alla vista dei costumi e delle scenografie, basti dire che navigavamo nei più disparati tipi di umori corporali.
Il progetto Cantori For Who? ha riscosso un successo esagerato, sia per il tardis (che è stato più volte assalito di prepotenza da gente che voleva vedere se fosse bigger inside. Potevo dirglielo tranquillamente io che sono riuscita a cambiarmici dentro, quindi INCHINATEVI alla genialità della nostra progettista River Song ed alle sante mani di Vastra e affini che che lo hanno tirato su).
I primi due giorni sono filati abbastanza lisci, tranne per la solita scomparsa inspiegabile dei nostri pass, cosa che Mistero e Voyager ci dovrebbero fare su un paio di puntate. Risolte le questioni burocratiche è andato tutto bene. Nota di colore sono stati I ZinGhEri che per un paio di giorni ci hanno fatto la posta, studiando il territorio nel tentativo di accaparrarsi qualcosa dei nostri preziosi averi. In questo gli uomini del gruppo sono stati squisitamente virili, proteggendo il loro territorio come lupi della steppa per salvaguardare i nostri preziosi (in realtà per altri motivi che non mi sento di divulgare in pubblico, hanno difeso anche tutt'altro tipo di territorio, di carne e sangue per intenderci, ma noi li amiamo anche quando fanno i Maschi Alfa cucciolosi). Quando poi i soggetti di cui sopra si sono spinti a palparci per controllare tasche e affini, si è scatenato l'inferno. L'avvocato Stark ha subito chiamato la milizia di Winterfell, per l'occasione mascherata da Carabinieri; la Madama a quel punto ha fatto piazza pulita degli scocciatori e giustizia è stata fatta. The North remeber insomma.
Il terzo giorno la tempesta ci ha colti.

Impreparati a cotanta furia celeste abbiamo improvvisato un riparo di fortuna con io teloni del camion, trasformando il retro del tardis in un simpatico campo Rom con tanto di barboni buttati a svernare in mezzo alle pozzanghere. Uccisi dall'acqua di cielo abbiamo levato le tende prima del solito, dirigendoci come pulcini fradici alla volta di casa. Il meteo per l'ultimo giorno segnava direttamente l'arca di Noè al posto della classica nuvoletta con gocce, quindi ci siamo messi in auto un po' avviliti. L'affluenza a quel punto si è dimezzata (sciocchi creduloni) e la giornata si è aperta all'improvviso, regalandoci altro sole e scale asciutte dove fare la pausa sigaretta canonica.
Approfittando a quel punto della calma (se così si può dire) abbiamo avuto l'occasione di fare a turno dei giri per la fiera, una volta tanto davvero meritevole di essere visitata.
Il ritorno a casa è stato uno dei più difficili di sempre, sia perché è stata una via crucis di millemila ore (sempre per la sfiga di cui sopra) sia perché (momento sciubidubidù) quando sei fra amici, vivendoti un'esperienza per noi tanto importante come il Lucca, con un grado di intimità (e promiscuità aggiungerei) che ha toccato vette inenarrabili, dirsi arrivederci è dura, anche se con la promessa di ritrovarsi presto. Ala fine, tutto quello che posso dire è: cento di questi giorni.



sabato 28 settembre 2013

Something about this moment

Oggi, ora, in questo preciso momento, ho avuto un'epifania. 
La consapevolezza di ciò che sto per dire è arrivata all'improvviso, mentre ascoltavo una musica triste e veritiera, la classica canzone che ti fa versare qualche lacrimuccia.
Le ho aspettate infatti, immaginando già di sentire quel familiare pizzicore agli occhi, che parla delle cose perdute, di quelle belle vissute con gente importante, di quelle notti speciali e via dicendo. Ma nulla è arrivato. Il mio cuore batte a ritmo regolare, riascolto tutte quelle melodie tanto drammaticamente incisive in altri contesti, e che ora sono solo piacevoli sottofondi al mio navigare senza meta.
Che strana la vita, un giorno pensi che nulla possa più essere come prima, ti senti solo e rimembri fatti del milleottocentonovantacento, e poi un giorno semplicemente realizzi che si, così va bene, che stai vivendo una vita finalmente normale. Niente drammi (bene), niente emozioni forti (ma ci sarà di nuovo un tempo per quelle se la morte non ti sconcica), giornate piacevoli, giornate noiose (la sana noia, ogni tanto, accogliamola con la classica ospitalità del sud). Vedi gli amici, oppure no, vai a dormire, poi ti alzi ed esci nel bel mezzo della serata. Fai la vita sana di una ventiseienne sana insomma, non certo una che vive avventure strepitose e adrenaliniche, ma il bungee jumping ancora non mi affascina e continuo a preferire le maratone di telefilm nonostante la cellulite.
Ne avevo bisogno. Questa catarsi è arrivata forse un po' tardi, ma mi ero fatta sovrastare da tutte le paure che ti prendono quando è troppo tempo che sei abituata ad avere persone disponibili attorno. La solitudine non è la mia condizione preferita, per carità, ma un po' di indipendenza mi piace.
Non so se domani sarà ancora così, non so se l'inverno e l'inevitabile botta di noia e depressione mi affosseranno, ma oggi è bello, e ben venga.
 

martedì 17 settembre 2013

Ma dove sono gli uomini?????

Ma dove siete uomini? Voi, uomini veri, che fine avete fatto??
Voi che piangevate le vostre lacrime per i cazzi vostri, voi che venivate fuori dalle brutte storie annegando i dispiaceri nella birra con gli amici?
Dove siete uomini ombrosi, virili, maschi, che stanno in disparte e fuggono dai tormenti??? DOVE???
E voi, uomini d'oggi, potete dirvi uomini?
Voi che ciarlate con le ragazze peggio di scolarette cofecchiare?
Voi che vi lamentate da mane a sera?
Voi che volete compassione, comprensione, e amorevoli coccole da chiunque pur di sentirvi meno inutili?
E sareste bestie da riproduzione?
Sareste forse da prendere in considerazione  come compagni, in prima in seconda o addirittura terza battuta??

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA

no dico...

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA

Annnciazione, Annunciazione: Cosa ho sempre detto io, su me stessa??
Fammi tutto, ma non tradire MAI la mia fiducia. Ho tollerato fino ad oggi, ho cercato di capire anche certi comportamenti che mi stavano sui cosiddetti già da tempo, ma adesso sono decisamente alla frutta.
Presa Visione. Compris?

domenica 11 agosto 2013

I Darwin Awards del Signore degli Anelli

Signore e signori, benvenuti alla rassegna Darwin Awards dedicata all'intramontabile saga de il Signore degli Anelli!

Negli ultimi giorni ho rivisto i film con mia sorella maggiore.

D'estate ci prende sempre questa smania dei Colossal, e LOTR è un ottimo modo per far passare i lunghi pomeriggi estivi, che altrimenti resterebbero senza profitto. Considerato il modus vivendi tipico della nostra famiglia, mi stupisce che siamo riuscite a finire la trilogia (purtroppo non in extended version) senza troppe distrazioni. Fra porte che si aprono, conciliaboli di zie per le ore pasti (non fai a tempo a finire l'ultima forchettata del pranzo che già stanno fibrillando per la cena) e telefonate varie, non si riesce a stare un'ora di fila seduti e fermi. Approfittando quindi della controra post pranzo, quando tutti o quasi si schiantano sopraffatti dal desinare, abbiamo affrontato giorno dopo giorno i tre meravigliosi film. Giusto qualche minuto fa assistevamo alla comparsa su fondo nero del classico The End del Ritorno del Re.
Ho avuto modo, durante la visione, di rendermi conto di diverse scene madre che, anche nel film più bello del mondo, possono dar adito a reazioni ilari da parte della platea; il mio amato Signore degli Anelli non fa ovviamente eccezione.
Condividerò quindi con voi questa classifica di Darwin Awards, alcuni dei quali sicuramente non risulteranno nuovi a molti appassionati. Ma procediamo!

I Darwin Awards

Per la categoria "i più inutili della terra di mezzo", vince l'ambitissimo premio Forchetta nel Brodo il nostro Hobbit più amato: Frodo Beggins! Il mezzuomo che riesce a cadere da seduto (in questo supera anche Romualdo di Fantaghirò e Pippo) a prendere sempre la strada sbagliata, e ad essere stanco già da prima di avere l'infausto Anello del potere. Gollum che lo ha tenuto 500 anni sta fresco e tosto rispetto a lui, e lo dimostra in svariate occasioni.


Vince il premio Capitan Ovvio (ovviamente) l'elfo più biondo della compagnia, ovvero il caro Legolas; podio meritatissimo dopo le celebri frasi come "sta sorgendo un sole rosso" "gli orchi fuggono" e via discorrendo. Ce n'è uno in ogni famiglia, e anche in ogni compagnia.

Il premio Swishhh, dopo un durissimo ballottaggio, viene assegnato a Saruman il Bianco; nonostante la feroce concorrenza di Gandalf amboversione, il triplo carpiato con avvitamento e salto mortale dalla torre di Isengard ha fatto schizzare in alto le palettine da dieci dei giudici. Una vittoria senza appello dunque.

Il premio Lumacone, a grande richiesta, viene assegnato all'inimitabile Aragorn che, dopo aver aspettato 89 anni di impalmare la bella elfa Arwen, al matrimonio non riesce a contenere la cupidigia e la arpiona con un bacio da record, prendendo la rincorsa da un metro e mezzo di distanza e tirando fuori la lingua a metà percorso, ad una velocità inaudita anche per gli occhi di Elrond che non ha fatto a tempo a fischiargli il fallo.

Premio Mentadent a Metatron, la Voce di Sauron, (per gli amanti del genere il fu Zeddicus Zur Zorander de La Spada della Verità) che tutti noi amiamo nella sua breve ma intensa comparsata all'insegna dell'igiene orale.

Premio Mastercard dedicato a Faramir, l'uomo zerbino, recidivo nel sottomettersi a Peter Bishop...no scusate, a Sire Denethor, che palesemente si interessa più al suo raspo d'uva che al figlioletto minore, a cui tributa il massimo dell'attenzione solo quando decide di dargli fuoco vivo. Faramir, certe cose non si possono comprare. 


Passiamo ora alla classifica sciubidubidù, quella delle cose buone pulite e giuste che ci piacciono sempre.


31 Salvi Tutti

Vince il premio E Figli so Piezz e Core la nostra cara Eowyn, ovvero l'unica donna, o una delle poche, che in un film rispetta gli ordini che le danno anche se le girano abbondantemente i coglioni e che, quando decide di disobbedire, non solo lo fa con i controcazzi e senza farsi sgamare, ma cade pure a fagiolo e difende il parentado. Frase epica compresa. Brava Eowyn, sei tutte noi!

Si aggiudica la corona nella categoria This is The End, My Only Friend, Sam, anche detto il Portatore del Portatore dell'Anello. Questo povero cristo si trova a dover fare da balia a Frodo, di cui già conoscete la coordinazione mano-occhio fallace, e che inoltre tenta in tutti i modi di cadere (letteralmente e non solo) vittima degli eventi, dei cavalieri neri o di chicchessia. Oltretutto prova ad offrire l'anello a chiunque gli capiti a tiro escluso il povero Sam, insomma non proprio il massimo dell'amicizia. Oltre tutto ciò Sam deve anche trasportare le stoviglie per il piccolo Lord e cucinare. Bravo Sam, se non era per te col cazzo che finiva così!

Premio Simpatia a Gollum/Smeagol, così orribile ma anche così tenero. E comunque vorrei vedere voi, dopo 500 anni con una fede al dito a nutrirvi di pesce crudo ed orchi morti. 

La coppa per la categoria Miglior Love Story se la aggiudicano Merry e Pipino, che con la loro simpatica e devastante complicità fanno le scarpe a tutte le coppie presenti, passate e future della Terra di Mezzo.


Infine, fuori categoria (ma ci piace metterlo lo stesso anche se è scontato) il premio Loreal va senza dubbio ad Aragorn, che dal battesimo al matrimonio ha visto l'acqua in testa solo dopo essere stato scaraventato da una rupe finendo per sbaglio in un fiume. Della serie L'omm adda puzzà.

Carissimi lettori, per il momento è tutto. Se vi dovessero venire in mente altre categorie di premi interessanti, di ambo i tipi, non esitate a propormele, che aggiorno il post ingrandendolo con le vostre gradite opinioni!




   



  

venerdì 9 agosto 2013

Summer confidential

Questa sera ho temporaneamente abbandonato la soundtrack di Django per rinfrescare un po' di swing italiano, con il mio caro Caputo.
Alla fine la mia risolutezza prima o poi deve pagare il conto alla sempre prevaricante anima nostalgica che prende il sopravvento.
Vorrei che tutto potesse sempre andar bene, vorrei avere il potere di fare la felicità delle persone che mi circondano, curando i loro malesseri, facendole sorridere. Ma come ogni disperatamente banale essere umano, finiti i sogni di gloria, devo rassegnarmi ad accettare le brutture della vita, mie e degli altri.
È così difficile prendere certe decisioni, e sconfortante anche. 
Per chi, come me, non è incline ai cambiamenti, scuotere un assetto faticosamente costruito è devastante. Bisogna sforzarsi di ricordare i validissimi perché e percome.
Perché periodicamente le cose nella mia vita devono andare in pezzi? Da qualche parte li in alto hanno fatto un altro tiro di dadi e il nostro scommettitore folle è nel giro sfortunato a quanto pare.
Andando avanti con gli anni ovviamente le cose peggiorano, e peggiora il mio desiderio di fuga. Mi sto aggrappando a quello che conosco con le unghie e con i denti, cercando di essere - per quel poco che posso - una persona migliore, una figlia e una sorella migliore. Naturalmente la cosa non funzionerà alla perfezione, perché ho impiegato anni a schermarmi da tutto ciò che nella vita è potenziale latore di sofferenza, risultando indifferente, a volte addirittura cattiva, lontana e menefreghista. Pensavo che il processo fosse quasi irreversibile ma mi accorgo con stupore che appena resto vicina a tutto il mio vecchio mondo, basta poco perché il vetro che credevo tanto spesso inizi ad incrinarsi e scricchiolare. E la cosa mi terrorizza. Sono ad un bivio e vorrei spaccarmi in mille pezzi per prendere tutte le decisioni senza dover realmente scegliere. Famiglia, amici, viaggi, lavoro, amore. Tutto ruota nella testa e mi soffoca, facendomi desiderare di portare indietro l'orologio per poter fare scelte completamente diverse, per godermi di più un passato che non ho saputo apprezzare quando era tempo e che ora mi manca come non so spiegare. Se mi facessero scegliere adesso vorrei tornare ad avere 7 anni, quando tutti stavamo bene, eravamo felici. Se potessi tornare indietro lo farei, perché quello che c'è davanti a me oggi non è altrettanto desiderabile.
Ma fatto sta che questa è la mia vita e, forse devo scriverlo per convincermi, ho fatto delle scelte che non devo avere paura di seguire, di cui non devo temere di pentirmi. Tutto quello che ho fatto e detto fin ora nella mia vita ha sempre trovato una collocazione presto o tardi. Sarà così anche adesso. Forse dovrò stringere i denti per sopravvivere alla paura della solitudine e alle mille altre che mi accompagnano ogni giorno, ma un giorno vorrei potermi guardare indietro e pensare di me che, anche nei momenti in cui di più ho desiderato cedere alla vigliaccheria, ho sempre fatto tutto per resistere alla tempesta e cadere in piedi. 
Ho già fatto abbastanza errori, forse è il momento di cominciare a raccogliere quel poco di insegnamento che la mia testa vuota è in grado di assorbire suo malgrado.

lunedì 3 giugno 2013

Notturno

È ormai da tutta la giornata che ascolto musica, cosa che mi capita raramente di fare.
Adesso, dopo la terza volta che provo ad andare a letto senza successo, mi sono rassegnata a mettere direttamente un cd intero su youtube. 
Non so come ci sia capitata, ma sto ascoltando Buon Compleanno Elvis di Ligabue. L'ultima volta che l'ho sentito tutto ero al liceo, chissà in quale anno.
La musica mi porta indietro nel tempo, mi fa ricordare l'odore dello studio in casa mia ad Ischia, i libri che stavo leggendo, gli inverni passati al freddo, leggendo imbacuccata in qualche coperta, nella luce accecante della lampada al neon, completamente fagocitata dalla storia. Che bei tempi. Certe volte cerco disperatamente quel bisogno d'immersione divorante, quello che ti fa isolare da tutto e tutti anche nel bel mezzo del caos più assurdo; purtroppo mi risulta impossibile, c'è sempre qualcuno che bussa alla porta, che richiede un qualche tipo d'attenzione che non posso fare a meno di dare. Molto spesso in realtà non dipende da nessuno in particolare, ma proprio dalla vita in generale, che è diventata troppo problematica per essere presa con leggerezza.
Ogni volta cerco faticosamente di trovare una giustificazione psicologica e/o sociale alla mia abitudine alquanto malsana di tenere la stanza come Beirut. Ci riprovo periodicamente e stavolta non farò eccezione ovviamente.

Il mio bisogno patologico di incasinare il mio spazio vitale è necessario, così ogni tanto posso dare sfogo alla componente ossessivo compulsiva del mio carattere, e rimettere tutto in ordine in maniera quasi maniacale. Menomale che non capita spesso, mi stanco solo a pensarci.
Insomma ho la famosa guerra in testa e allora la porto anche nella mia vita, così da avere ogni tanto l'impressione di poter tenere il controllo; volgio dire, se riesco a vivere qui dentro e addirittura a domare il bordello ogni tanto, non c'è nulla che io non possa fare.
Ci sono un sacco di cose che mi stanno premendo un po' sullo stomaco ultimamente, molte delle quali non voglio proprio prendere in considerazione al momento, quindi resteranno relegate da qualche parte finché mi sarà dato il canzo di ignorarle. 
Mi sento sottoposta a un qualche tipo di pressione che non riesco ad identificare, è come se ci fosse qualcuno che mi osserva senza che io possa vederlo, tutto il tempo.
Decisamente la strada per gli psicofarmaci si sta accorciando sempre di più.
Non sono mai stata particolarmente tollerante, ma quando non so qual'è il problema posso anche dar fuori di matto. Forse voglio solo cambiare aria, mettermi un po' alla prova, capire finalmente se servo a qualcosa in questa mia esistenza o se sono condannata a fare una mediocre ricotta. L'attesa mi uccide, ma d'altronde nella sala d'attesa della vita non ci sono insegne luminose con i numeri che scorrono, non mi è dato sapere come e quando scoprirò che ruolo ho in questo simpatico tutto di cui sono un'altrettanto simpatica parte.
Al momento mi sento un po' tarzaniello, spero tanto di essere elavata - non dico assai - almeno a cerume!

sabato 16 febbraio 2013

Ancora

Vorrei che fosse possibile. Vorrei che quello che vedo e sento, quello che la musica dice, quello che il cuore dice, sia vero.
Non riesco a crederci, non riesco a credermi, non mi fido più nemmeno delle mie stesse emozioni.

Non posso tornare sui miei passi, è qualcosa che non posso fare, anche se vorrei. 
In un altro mondo, in un'altra vita, in un altro tempo forse accadrà, ma tutto quello che mi resta da fare è aggrapparmi alla convinzione che mai, mai, tutto quello che spero, che sogno che voglio, si sarebbe avverato.
Lo faccio per salvare me, per salvare te.

venerdì 15 febbraio 2013

Notti senza cuore

E poi ci sono le serate così, quelle che vengono dopo una giornata di lavoro, con la casa piena di gente, che quando va via porta con se un po' del calore, un po' dell'allegria e della serenità.
Serate in cui il magone torna, un po' perché c'è un nuovo dolore, condiviso con qualcuno con cui hai un legame che funziona anche a distanze enormi, che vorresti consolare, e un po' per il vuoto dentro di te, quello che non si è mai riempito e che nelle notti fredde torna a tormentarti.
L'anima non si scalda da sola, trova calore solo nella comprensione e nella condivisione con le altre, un'altra sola magari, che non si può chiamare a domicilio con una telefonata.
Il take away delle coccole sarebbe sicuramente un'idea vincente, anche se in forma gratuita ed esclusiva esiste già per alcune persone.
Quando la razionalità e la logica non reggono più, seppur con tutti i loro validi argomenti, subdolamente la nostalgia, la solitudine, cominciano a sgomitare per farsi spazio e indurre in dolcissime tentazioni.
La fame di affetto è il peggiore dei languori. 
Ma il cuore può stare a dieta?

giovedì 14 febbraio 2013

It's time

A volte dobbiamo essere capaci di lasciare andare ogni cosa, e restare spettatori silenti del nostro destino.





venerdì 8 febbraio 2013

Vanità di vanità

Mettersi in mostra. Dichiarare al mondo le proprie piccole grandi novità. Sfruttare le piattaforme per lanciare messaggi lampeggianti, per farsi notare ad ogni costo.

L'effetto? Non proprio nullo, perché un senso generale di fastidio si avverte. Ma come diceva il saggio, "che si parli in bene o in male, purché di me si parli". Generare totale indifferenza sarebbe molto peggio.

Per questo mi adopero in questo piccolo silenzioso battimani, per dire "si, ok, prendo nota".

Ma è proprio questo il punto. Prendo nota di queste banalità con il fastidio come unico sentimento. Ai bei tempi mi sarei rotolata in preda al bruciore di stomaco per certe affermazioni, avrei schiumato, nascosta in un angolo con la mia vergogna, meditando tremenda vendetta (la stessa vendetta che si sarebbe sciolta miseramente al calore di un sorriso).

Ma non tutti hanno questo potere su di me. 

Questa costante e ridondante affermazione di Sé, come se a tutto il mondo ora dovesse importare qualcosa, come se essere dentro o fuori, in compagnia o da soli, contasse qualcosa.

Ciò che facciamo, ciò che diciamo, ciò che siamo ci definisce.
E io sono un agglomerato di sentimenti contrastanti, mutevoli, incontrollabili e anche parecchio seccanti in certe circostanze, ma qualcosa di me la so: voglio quello che voglio, e lo voglio a modo mio.


E questo, spiacente, non è il modo.

lunedì 14 gennaio 2013

Telepatia

Ed ecco che basta un pensiero, un richiamo muto ma assordante, e la connessione si ristabilisce ancora, come prima.
Forse è solo nella mia testa, forse è tutta una fantasia, fatto sta che accade. 
Tutto quello che conta è che non smetta mai di accadere.

venerdì 28 dicembre 2012

La coppia d'oro Calvino - Bava

È Natale. O meglio è stato Natale e, come ogni anno, sulla Mediaset hanno ritrasmesso gli episodi di Fantaghirò, la miniserie televisiva creata da Lamberto Bava nel 1991. 
Quando uscì per la prima volta sugli schermi degli italiani la serie era divisa in parti, nello specifico due puntate da 100 minuti l'una, per un totale di ben 5 film.
Mille ore di fantasy made in Italy di cui, da fan sfegatata, ho deciso di parlarvi.
Rivedendolo quest'anno (oggi hanno trasmesso Fantaghirò 4, e se tanto mi da tanto domani vedrò il 5) mi sono fatta una serie di domande da scalcinata "addetta ai lavori" quale mi pace reputarmi. Avviso la nutrita schiera dei miei 4 o 5 lettori che le informazioni contenute in questo post provengono da ricerche che ho fatto navigando qui e la e soprattutto da mie illazioni, quindi dubitate serenamente della validità scientifica di questo post.
In alcuni punti delle pellicole, ad esempio dell'episodio numero tre, mi è parso che il doppiaggio in italiano non coincidesse con il labiale. Considerando che gli attori si sono spesso ridoppiati da soli, poteva tranquillamente addursi alla loro scarsa esperienza. Ma guardando bene sembrava proprio che recitassero in inglese. 
Quando Fantaghirò chiede alla Strega Nera (Brigitte Nielsen) di aiutarla a trovare il regno di Tarabas (Nicholas Rogers) le dice: "ho bisogno del tuo aiuto" e il labiale è chiaramente "I need your help".
Questo pippone mentale improvviso mi ha fatto sorgere la curiosità (una capitanovviata direi) di sapere se il prodotto apparentemente nostrano non fosse in realtà una coproduzione con qualche paese più Pro di noi. In effetti le ambientazioni, i costumi, il cast, tutto fa pensare che la mano italiana sia tutto sommato limitata.

Allora mi sono messa a scavare qui e là e qualcosa di interessante l'ho trovata, ma poca roba per il momento.
A quanto sono riuscita a capire, la produzione è interamente italiana, ma ognuno degli episodi è girato in altre lingue (nello specifico il terzo è tutto recitato in inglese e poi ridoppiato dagli stessi attori) probabilmente perché il cast era composto per la maggior parte da attori stranieri. Il prodotto ha però avuto un grande successo all'estero, in Francia, in Germania dove è trasmesso col nome Prinzessin Fantaghirò, e in Inghilterra dove hanno ribattezzato il primo episodio The Cave of The Golden Rose)

Il budget utilizzato per girare i film (non mi è chiaro se tutti e 5 o solo i primi 4) è pari a nientepopodimenoché  7.000.000.000 di lire. Vale a dire 3,5 milioni di euro attuali circa.
Forse sono l'unica a restare basita di fronte a tutto questo esborso per un prodotto nostrano, ma i fatti e il successo che ha ottenuto confermano il detto "quanto spendi tanto appendi". 

Le location utilizzate per le riprese sono le più disparate, vanno infatti dalla Slovacchia alla Repubblica Ceca, per finire con la Thailandia (il regno di Angelica nell'episodio 4).
Ora, passiamo alle considerazioni sui film in se.
Io detesto le produzioni italiane. Sul cinema qualcosa riesco ad apprezzarlo, ma per la maggior parte del tempo impreco contro la recitazione forzatamente teatrale, le scelte di regia certe volte davvero imbarazzanti e in generale la scarsa accuratezza nella composizione dei prodotti.

Fantaghirò però è un discorso a parte. Anche li la recitazione non è delle migliori e la sceneggiatura a tratti fa acqua da tutte le parti, è più tarlata di una fetta di Emmental e le espressioni facciali dei primi piani a cui un po' tutti gli interpreti vengono sottoposti dovrebbero - teoricamente - far rischiare il collasso da ilarità agli spettatori.
Invece ciò non succede. Nonostante i vari momenti assurdi, che rasentano il ridicolo, e la capacità recitativa da organismo monocellullare di alcuni soggetti X, ciò non avviene. Perché? Cos'ha di diverso Fantaghirò
Dopo di lei esplose il boom di questo genere, ricordiamo in primis Desideria e l'anello del drago, sempre firmato Bava, che però non ha riscosso lo stesso successo della sua progenitrice dal caschetto d'oro. Di nuovo, perché?
In mancanza dell'opinione dei migliori specialisti ed esperti in televisione e cinema, non ci resta che ragionare per conto nostro, basandoci sulle scarse esperienze nel settore della sottoscritta, e della invece vastissima esperienza da spettatori che abbiamo accumulato in anni e anni dello sport più amato dai cinefili e televisofili del mondo: il culoseggia agonistico. Fidatevi, uno qualsiasi di noi si può scoprire ottimo critico in questo campo, riuscendo finalmente a giustificare i molti anni persi a guardare uno schermo, e proponendo i prossimi venturi che si perderanno in ugual modo, come "investimento" anziché bollarli come "pigrizia".
Fantaghirò è un prodotto unico nel suo genere, che praticamente ha vissuto e vive ancora oggi di vita propria. Le ragioni di questo successo a mio parere sono tre:
ORIGINI: la storia è stata tratta da un racconto popolare di Calvino, dal titolo Fanta-Ghirò persona bella, che racconta di un re con tre sole figlie femmine, obbligato a mandare un erede maschio a firmare un trattato di pace. Dopo averle messe alla prova scopre che la più piccola, Fantaghirò, è perfetta per quel compito. La manderà dunque in missione vestita da uomo ed ella non solo tornerà vittoriosa, ma anche depositaria dell'amore del principe rivale, che si strugge per lei continuando a ripetere, quasi folle: "Fantaghirò persona bella, mi tolse l'uso della favella, egli mi sembra una donzella, Fantaghirò persona bella".
Questa fiaba è raccontata in modi differenti al nord e al sud italia ma ciò non toglie che un racconto già radicato nell'animo della nazione in qualche maniera abbia più capacità di far presa, una volta trasformato in prodotto mediatico.
CURA: le location scelte per le riprese sono senza dubbio perfette: boschi suggestivi, bei castelli ma mai pretenziosi, mai troppo grandi o troppo finti, che incarnano bene l'idea di palazzo regale, ma con quel pizzico di realismo che permette di contestualizzarli, che aiuta a "credere" che quell'epoca, quelle persone, potrebbero essere esistite davvero. In tal modo si aiuta la sospensione dell'incredulità, semplicemente con quattro mura realistiche.
In perfetto contrasto con la realtà delle ambientazioni, troviamo i costumi: gli abiti, anche la tenuta da caccia più misera di Fantaghirò, sono a dir poco sfarzosi, curati nei minimi dettagli. Anche le armature sono dei piccoli capolavori, pur non guardano tanto alla funzionalità quanto piuttosto alla particolarità: Fantaghirò indossa, nel primo e in parte del secondo episodio, un'armatura nera con l'elmo a forma di testa d'oca. Quando si sveste, salta agli occhi la improbabilissima leggerezza del materiale, ma nonostante quello si può apprezzare l'attenzione nel ricreare pezzo per pezzo uno spallaccio, un pettorale e un paio di schinieri. 
La scelta dei tessuti rispecchia i personaggi: il re padre indossa abiti luccicanti, impunturati d'oro, che sottolineano l'opulenza del potere raggiunto, ma allo stesso tempo riverberano in modo ridicolo su un corpo che ha perso il potere fisico, la giovinezza e la forza, e che deve essere sostituito da un erede (su wikipedia è segnalata la coincidenza dei colori azzurro e arancio indossati dal re e dalla figlia Fantaghirò, come a sottolineare che lei sarà l'erede destinata).
Tarabas indossa i colori scuri del bosco, il verde il marrone e il nero, specchi del regno dove dimora. Pur essendo un mago di grande potenza però, i suoi abiti sono stranamente semplici, come se non fosse tutto li, come se ci fosse sotto qualcos'altro (che infatti c'è, visto che viene ovviamente redento dalla nostra amica caschetto d'oro). Di contro troviamo poi gli abiti di Darken, il mago davevvero più potente e cattivo del mondo, nonché padre del bellissimo Tarabas, che invece veste interamente di nero, con abiti sfarzosi e cupi, appena impreziositi da catene d'oro.
Insomma potrei andare avanti per ore a parlare di quegli abiti, ma credo che questi esempi siano sufficienti per passare al punto numero 3.
CAST: i personaggi scelti per interpretare i vari ruoli sono azzeccatissimi. Romualdo (Kim Rossi Stuart) è giovane, forte, con luminosi occhi verdi incastonati in una faccia a cucuzziello nazional-popolare (con tanto di kilt peliccioso nel primo episodio) e la criniera leonina morbidamente adagiata ad incorniciare il tutto. Insomma l'angelica immagine di liberté egalité e fraternité, che mi sembra anche un paragone più delicato per associarlo ai suoi fidi Cataldo e Ivaldo, invece del solito trittico di simpatiche Grazie. 
Tarabas (Nicholas Rogers) è quella rara bestia umana che non ha bisogno di tante presentazioni. È un Dio sceso in terra, con la chioma corvina che cade in picchiata sulle colline marmoree dei pettorali, precipita nel canale di suez creatosi fra le scapole, e guida fin troppo saldamente l'immaginazione verso zone ancora inesplorate, patrimoni che tutti vorremmo fossero nazionali ma di cui fin troppo poche visitatrici hanno potuto godere. Il viso è una maschera di tenebre, le arcate sopraccigliali formano una delirante curva di civettuola cattiveria e il naso fine e tagliente porta lo sguardo su labbra sottili ma definite, una promessa aleggiante che precipita nel panico anche la più salda moralista.
Xellesia (Ursula Andress) con la sua corona di piume dorate, probabilmente strappate all'ultima fenice esistete, ancora viva e sanguinante, ha lo sguardo penetrante, gigantesco, minaccioso. Ti senti un po' carota in fuga anche tu vedendola. Magnifica.
La Strega Nera (Brigitte Nielsen) è deliziosamente eccessiva, perfettamente sopra le righe, un personaggio comico ma ben più concreto della cara protagonista, Fantaghirò stessa (Alessandra Martines) che è sì ottima per interpretare la principessa coraggiosa, ma che a volte ti fa desiderare di mollarle qualche schiaffone, giusto per rimetterla sulla retta via. Uno dei momenti più pregnanti un cui si avverte questo bisogno di violenza è proprio durante gli svariati incontri con Tarabas, che ovviamente inizia subito a squaqquariare dietro al caschetto più impermeabile del reame, mentre lei continua ad incaponirsi col suo bel Romualdo, l'uomo che inciampa da seduto, colui che viene rapito in media dalle tre alle 5 volte a settimana, l'essere la cui espressione diventa più dinamica solo quando viene trasformato in pietra per 4 ore di film. 
Avete ragione, ci vogliono più di due schiaffi. Stare con Romualdo anziché con Tarabas è di per sé una punizione di gran lunga maggiore rispetto a qualsiasi pena corporale.
Spezzerò anche una lancia a favore della sceneggiatura: forse nella maggior parte dei dialoghi pecca un po' in "italianità", ma è innegabile che Francesca Melandri e Gianni Romoli si siano applicati per rendere il tutto abbastanza epico nei punti giusti. Citerò a tal proposito un paio di frasi celebri:
FANTAGHIRO' I

Fantaghirò: Verso la vittoria! La voglio e la otterrò!

Romualdo:Perché arrossite?
Fantaghirò: non ho mai baciato un cavaliere.
Romualdo: Io neanche.

FANTAGHIRO' II

Fantaghirò: se non sarà il mio ordine a fermarvi, sarà la mia spada!

FANTAGHIRO' III

Tarabas:  Sono pronto a baciarti, Fantaghirò. Spero che queste catene mi impediscano di farti del male. Se non sopravvivrai al mio bacio, giuro che morirò nello stesso istante.

Oltre a tutte queste motivazioni, Fantaghirò contiene una morale forse scontata, trita e ritrita, ma che spesso diamo tutti per scontata al punto da non prenderla più come insegnamento.

Dunque, queste per me sono le cose fondamentali che fanno di Fantaghirò un prodotto non buono, non ottimo, ma proprio Eccellente, da vedere e rivedere a Natale o a ferragosto, in qualsiasi momento si voglia fuggire seriamente dalla realtà per immergersi in qualcosa di godibile, eccentrico e soprattutto nostrano.
Se mai potrò scegliere, girerò qualcosa come Fantaghirò.

domenica 23 dicembre 2012

Il palesarsi fisico di un senso di colpa psichico

Sono immensamente stanca.
Sono stanca delle difficoltà quotidiane, sono stanca di lottare senza nessun risultato per migliorare ciò che mi circonda, ma soprattutto sono stanca delle persone.
Non di tutte, per carità. Sono stanca delle persone che hanno sempre ragione, di quelle che non sbagliano mai, di quelle che non cedono mai, nemmeno davanti al tuo dolore, alla tua evidente tristezza, davanti alle tue paure. Quelle che se si spezzano un' unghia le fanno il rito funebre e vogliono tutti gli affetti intorno, ma che se devono sostenere qualcun'altro sono sempre troppo più impegnati, troppo più in difficoltà. Hanno sempre il carico a coppe pronto in tasca, fremono per buttarlo giù e se ne fregano delle conseguenze. 
Sono stanca delle persone che si nascondono dietro uno schermo, che scavano solchi immensi per allontanarti e poi ti lanciano improperi da una distanza di sicurezza, cose a cui non puoi rispondere perché non avrebbe senso. Persone che invece di parlare scappano, che quando smetti di inseguirle si fermano, urlano e a volte ritornano.
Sono stanca di essere sbagliata, di creare problemi, di sentire dentro di me il vuoto dove dovrebbe esserci calore, amore, gioia. 
Sono stanca di avere paura di parlare, sono stanca di temere le conseguenze del mio modo di essere. 
Tutti mi accettano così come sono, tranne quelli a cui tengo di più. Non c'è mai sufficiente ardore, passione, bontà per vedere oltre, per fare uno sforzo in più. C'è solo il minimo sindacale o il pagamento in natura (il palesarsi fisico di un senso di colpa psichico?).
E giù ad intossicarci le feste. Forse ho già visto qualche bufera, quindi ora è terribilmente semplice (ma non meno spaventoso) affrontarne una nuova, ma proprio non mi va.

Forse sarò ingiusta, cattiva, stronza, superficiale, permalosa, orgogliosa e fuori luogo. 
Ma, in tutti questi aspetti negativi, non sono affatto sola.
Per il resto invece si, come scopro dolorosamente stasera. E pensare che volevo provare a condividere le cose buone.

Santo Natale.