lunedì 3 giugno 2013

Notturno

È ormai da tutta la giornata che ascolto musica, cosa che mi capita raramente di fare.
Adesso, dopo la terza volta che provo ad andare a letto senza successo, mi sono rassegnata a mettere direttamente un cd intero su youtube. 
Non so come ci sia capitata, ma sto ascoltando Buon Compleanno Elvis di Ligabue. L'ultima volta che l'ho sentito tutto ero al liceo, chissà in quale anno.
La musica mi porta indietro nel tempo, mi fa ricordare l'odore dello studio in casa mia ad Ischia, i libri che stavo leggendo, gli inverni passati al freddo, leggendo imbacuccata in qualche coperta, nella luce accecante della lampada al neon, completamente fagocitata dalla storia. Che bei tempi. Certe volte cerco disperatamente quel bisogno d'immersione divorante, quello che ti fa isolare da tutto e tutti anche nel bel mezzo del caos più assurdo; purtroppo mi risulta impossibile, c'è sempre qualcuno che bussa alla porta, che richiede un qualche tipo d'attenzione che non posso fare a meno di dare. Molto spesso in realtà non dipende da nessuno in particolare, ma proprio dalla vita in generale, che è diventata troppo problematica per essere presa con leggerezza.
Ogni volta cerco faticosamente di trovare una giustificazione psicologica e/o sociale alla mia abitudine alquanto malsana di tenere la stanza come Beirut. Ci riprovo periodicamente e stavolta non farò eccezione ovviamente.

Il mio bisogno patologico di incasinare il mio spazio vitale è necessario, così ogni tanto posso dare sfogo alla componente ossessivo compulsiva del mio carattere, e rimettere tutto in ordine in maniera quasi maniacale. Menomale che non capita spesso, mi stanco solo a pensarci.
Insomma ho la famosa guerra in testa e allora la porto anche nella mia vita, così da avere ogni tanto l'impressione di poter tenere il controllo; volgio dire, se riesco a vivere qui dentro e addirittura a domare il bordello ogni tanto, non c'è nulla che io non possa fare.
Ci sono un sacco di cose che mi stanno premendo un po' sullo stomaco ultimamente, molte delle quali non voglio proprio prendere in considerazione al momento, quindi resteranno relegate da qualche parte finché mi sarà dato il canzo di ignorarle. 
Mi sento sottoposta a un qualche tipo di pressione che non riesco ad identificare, è come se ci fosse qualcuno che mi osserva senza che io possa vederlo, tutto il tempo.
Decisamente la strada per gli psicofarmaci si sta accorciando sempre di più.
Non sono mai stata particolarmente tollerante, ma quando non so qual'è il problema posso anche dar fuori di matto. Forse voglio solo cambiare aria, mettermi un po' alla prova, capire finalmente se servo a qualcosa in questa mia esistenza o se sono condannata a fare una mediocre ricotta. L'attesa mi uccide, ma d'altronde nella sala d'attesa della vita non ci sono insegne luminose con i numeri che scorrono, non mi è dato sapere come e quando scoprirò che ruolo ho in questo simpatico tutto di cui sono un'altrettanto simpatica parte.
Al momento mi sento un po' tarzaniello, spero tanto di essere elavata - non dico assai - almeno a cerume!

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