Mettersi in mostra. Dichiarare al mondo le proprie piccole grandi novità. Sfruttare le piattaforme per lanciare messaggi lampeggianti, per farsi notare ad ogni costo.
L'effetto? Non proprio nullo, perché un senso generale di fastidio si avverte. Ma come diceva il saggio, "che si parli in bene o in male, purché di me si parli". Generare totale indifferenza sarebbe molto peggio.
Per questo mi adopero in questo piccolo silenzioso battimani, per dire "si, ok, prendo nota".
Ma è proprio questo il punto. Prendo nota di queste banalità con il fastidio come unico sentimento. Ai bei tempi mi sarei rotolata in preda al bruciore di stomaco per certe affermazioni, avrei schiumato, nascosta in un angolo con la mia vergogna, meditando tremenda vendetta (la stessa vendetta che si sarebbe sciolta miseramente al calore di un sorriso).
Ma non tutti hanno questo potere su di me.
Questa costante e ridondante affermazione di Sé, come se a tutto il mondo ora dovesse importare qualcosa, come se essere dentro o fuori, in compagnia o da soli, contasse qualcosa.
Ciò che facciamo, ciò che diciamo, ciò che siamo ci definisce.
E io sono un agglomerato di sentimenti contrastanti, mutevoli, incontrollabili e anche parecchio seccanti in certe circostanze, ma qualcosa di me la so: voglio quello che voglio, e lo voglio a modo mio.
E questo, spiacente, non è il modo.
Il segreto di Pulcinella
8 anni fa

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