domenica 8 dicembre 2013

Infausti pensieri

C'è un motivo ben preciso per cui mi lamento delle domeniche.
In inverno, quando il tempo è scandito in maniera brutale dagli impegni (o dai non-impegni, nel mio caso) dall'ora solare che non aiuta certo la joie de vivre con il tramonto alle 16, e dalla sparizione degli amici, io mi ritrovo in questa stanza, o in alternativa davanti alla tv ad Ischia, a pensare.
Nelle domeniche peggiori i pensieri sono cupi, foschi, bigi, nuvolosi e con precipitazioni sparse; certe volte mi aggiro per l'abitazione in preda ad un vago senso di ansia esistenziale, soffocato solo dalla noia incombente.
Poi ci sono le altre domeniche, quelle come questa, in cui la costante è sempre la noia, ma i pensieri sono di tutt'altra natura.
Mi ritrovo a pensare a tutte quelle cose che vorrei tenere fuori, senza scopo, che danno adito a piacevoli fantasie e film mentali che mi ritrovo a guardare consapevole che non porteranno a nulla di buono.
Rivedo un paio di occhi verdi, grandi, simpatici, che si sono incontrati troppe volte con i miei ultimamente. In dissolvenza incrociata (quanto odio la dissolvenza incrociata) compaiono le ormai famose fossette di venere, la cui profondità andrebbe testata (al più presto) da minore distanza, ma che fanno traballare la mia da sempre instabile sanità mentale. 
Su tutto questo si innesta Steve Zissou e le sue maledette avventure acquatiche (non avrò la stoffa dell'avventuriera, ma gli avventurieri su di me hanno da sempre avuto un fortissimo ascendente).
Insomma il delirio e l'apoteosi della follia.
I seguiti di questi tre romanzi fantasy al momento sono del tutto torbidi, incerti e lontani ma, da lettrice accanita quale sono, non posso resistere e friggo dalla smania di vedere come andranno a finire. E torniamo alle domeniche infami...

La parte razionale di me, che è una rampante donna in carriera con le mie fattezze, il tailleur gessato, la pettinatura antisesso a banana e gli occhialini sottili e rettangolari, mi dice di rimettermi in riga e di andare a lavorare, guadagnarmi il mio posto nel mondo e la mia indipendenza hormones-free, con la colonna sonora di etta james 


Dall'altra parte c'è la Flavia che avrei sempre voluto essere, quella spigliata, scazzata, sicura di se, con molti e molti chili in meno, che in una sovrapposizione di abiti casula molto sexy, e rigorosamente total black, mi sbatte in faccia i suoi occhioni castani, agita la treccia (sono feticista dei capelli lunghi in maniera disgustosa, perché mi punisco tagliandoli invece di assecondare le mie torbide fantasie, cazzarola?) e mi dice che sono giovane, me ne devo vedere bene e che se mi lasciassi andare potrei mangiare il mondo e tutto ciò che contiene. Magari prima della menopausa. Tutto questo mentre risuona fra le pareti del mio cranio vuoto la canzone da stripper che mi piace tanto


Intanto l'unica che si ritrova pietosamente in camera, con millemila ore di volo pindarico accumulato e sempre le stesse quattro pareti attorno è la me numero tre, quella goffa, un po' sfigata (mica poco), che puntualmente si ritrova a scrivere di se in terza persona (che non è bello, anzi, credo sia classificabile come disturbo patologico di qualche genere) cercando di uscire dal mondo della Pimpa e tornare con i piedi per terra.
Io nel dubbio cerco di assecondare tutte e tre. Mando curriculum in giro, mai sapendo, magari un giorno sposerò il mio lavoro (quale?); lascio aperte le porte della percezione, perché se il piccione ad Ischia è riuscito a ficcarsi nella canna fumaria della stufa di mia zia, forse pure 
lo trovo un cretino che mi becca la porta di casa; e continuo a guardare law and order svu, che alla sfigata piace tanto e funge da anestetico della domenica (e anche del resto della settimana).




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