lunedì 12 marzo 2012

Diario di un'impresa quasi epica

E dunque eccolo il lavoro che mi sono scelta: piazzarsi volontariamente davanti ad un pc, senza mai sapere a che ora e in che stato potrai lasciare la postazione, cercando di prevalere attimo dopo attimo sulla tecnologia che si mette di traverso (certe volte sembra assumere un comportamento tipicamente umano).
Cosa mi resta dopo tutte queste ore folli, trascorse per di più senza fumare?
Di sicuro un mal di testa di proporzioni titaniche, seguito a ruota da un intrico di vene varicose che manco in Jumanji e il senso dell'equilibrio totalmente fuori asse.
Ma queste sono le cose ovvie. Fra i detriti della mia persona, oltre al dolore fisico e mentale, c'è molto altro.
In primis il senso di soddisfazione che segue sempre la fine di un lavoro; la consapevolezza che, nonostante il tremolio inquietante alle mani e gli scatti di follia da stanchezza, quando sono sotto pressione do comunque il meglio; l'orgoglio per aver trovato nella maggior parte dei casi la soluzione più creativa (o più furba, a seconda) che è stata risolutiva, che ci ha fatto superare l'ostacolo che per un momento aveva oscurato l'orizzonte.
E dunque (come dicevo all'inizio) eccomi qui, stanca, distrutta, praticamente un cumulo di macerie polverose buttato sul divano, ma tanto soddisfatta. Ore intere passate concentrata, focalizzata, verso un fine.
E per due interi giorni quasi ogni altra cosa non è esistita. Tranne forse quel piccolo particolare. Tranne forse quel pensiero vagante che ogni tanto si affacciava discretamente, spezzando il flusso di bit colorati che avevo davanti agli occhi. Forse sei diventato un problema sai?

sabato 10 marzo 2012

Falling

La maggior parte dell'ispirazione per scrivere post la prendo dai fatti che avvengono nella mia giornata tipo, o da una canzone che suscita determinati pensieri. Poi mi capita di avere i 5 minuti da topo di biblioteca, e allora vado a vedere blog altrui. Se ne trovo qualcuno particolarmente interessante o divertente i 5 minuti diventano un tempo infinito, in cui il clic della rotellina del mouse fa da colonna sonora incontrastata.
Non è necessario che un blog sia tematico o particolarmente brillante nella scelta degli argomenti; a volte basta un semplice cluster, un umile diario di vita vissuta, però ben scritto, a catturare la mia attenzione. Sono convinta che le persone, quando scrivono, lascino agire una parte del loro cervello del tutto particolare, quella in cui organizzano i pensieri senza filtri morali, ovvero quei blocchi che sorgono in un face-to-face, e quella parte di cerebro attinge da diverse zone del loro essere, del Nostro essere dovrei dire, visto che scrivo anche io.
Possiamo scrivere di getto per rabbia o per ispirazione fulminante, oppure prenderci il nostro tempo per misurare e ponderare ogni parola, ogni verbo, ogni singola congiunzione, in modo da renderla significante, creando un tutto finale che a colpo d'occhio fa il suo effetto, ma che è la somma di mille e mille riflessioni.
Anni fa pensavo che scrivere sarebbe stata anche la mia strada, credevo di avere un talento innato che nei momenti di massima follia mistica mi portava romanticamente ad immaginarmi come fatta di carta e inchiostro. Poi ho compreso che altri sono anni luce avanti a me, senza fare gli sforzi che invece a me sono così familiari. Non potrò mai essere una venditrice di parole, una prosivendola citando Pennac, perché sono e sarò sempre una semplice venditrice di idee.
Insomma sono una prolifica fabbrica di nulla, perché le idee sono nulla senza struttura, sono fumo, sono lampi, semplici barlumi di luce che dopo un attimo spariscono di nuovo fra i nembi. Ci vuole qualcuno che le metta in riga, che le tenga ferme quel tanto che basta da imbrigliarle su carta o su pellicola, altrimenti resteranno solo fugaci impressioni di "quello che sarebbe potuto essere se".
Oggi niente conclusione epica, niente di particolarmente eclatante. Insomma un post sopra la media visto il mio bipolarismo classico, in cui passo dalle storie esilaranti alla messaggistica codificata talmente bene da risultare schifosamente chiara (è una tattica per distrarre. Si, lo è)
Dunque una volta tanto parliamo di qualcosa, magari nulla di serio, ma esprimiamo un'opinione, giusto per discostarci almeno un po' dal solito argomento. Ovvero me. Perché ho parlato al plurale in tutto ciò?
E' in questi momenti che sono felice più che mai che nessuno segua questo blog, c'è qualcuno più libero di me nell'esprimere cazzate senza freni?


venerdì 9 marzo 2012

Il mattino

Mi illumino...

mercoledì 7 marzo 2012

Il teatro

Siamo al giorno prima, tanto per cambiare, e come ogni volta io sono preda della solita crisi di noia acuta che mi impedisce di ripetere le nozioni che domani dovrò andare a sciorinare all'amabilissima prof.
Tutto quello che riesco a fare è navigare svogliatamente, guardare una serie tv svogliatamente, ascoltare svogliatamente musica. Magari tutto in contemporanea.
In realtà penso, rifletto, elaboro. Non concetti e teorie sociologiche come dovrei, ovviamente, bensì penso a quello che oggi mi è stato rivelato.
Interrogare le carte è un'operazione poco amata in generale, bistrattata sopratutto da chi avrebbe una voglia matta di farsele tirare. Io chiedo risposte solo quando sono troppo sotto pressione da pensare da sola e oggi, una volta di più, mi rendo conto che quello che arriva sul banco non è altro che la trasposizione delle mie ansie e delle mie riflessioni. Con me ci hanno sempre preso, sempre, ma comunque ho sempre fatto di testa mia. Lo farò anche stavolta temo, anche se potrei una volta tanto risparmiarmi una delusione cocente. Ma che sfizio ci sarebbe poi? L'ansia, l'attesa, il pizzicore così squisitamente intimo che precede una telefonata, o meglio ancora un incontro sono insostituibili, botte di adrenalina che ottundono i sensi in maniera formidabile, che diventano indispensabili come una droga.
L'escalation è sempre simile a se stessa: si parte da un banale "risponderà al telefono?" per arrivare a "accetterà l'invito?"
La storia filerebbe liscia come l'olio, se non fosse per l'elemento discordante, la mia variabile impazzita preferita: Lui. Lui è sempre un'entità folle, una personalità border line che mi manda fuori di testa. Lui sfugge, lui resta silenzioso, lui non sa che vuole fare. Un minuto prima pare che sia tutto esattamente come deve essere, un minuto dopo l'interesse scema miseramente, in maniera misteriosa. E nessun Lui ha mai la buona pensata di far capire subito se la vuole piantare o meno. Non posso farci nulla se mi piacciono così. Ogni tre che bussano alla porta ne scelgo uno che sta guardando dall'altra parte della strada, non sa dove si trova ma insiste che oggi è sicuramente martedì. Che brutto vizio il mio. Però diventa prevedibile la conclusione, il bordello di per se varia di poche battute, varia nella durata dell'atto al massimo, ma arriva sempre lo stesso finale, un cliffhanger fin troppo trito. Quando mi deciderò a dire i si alle persone giuste e lasciar perdere il mio solito target forse la commedia varierà. Per il momento mi godo il solito teatro.

domenica 4 marzo 2012

Incantevole

Incantevole è questa notte senza sonno, in cui guardo il soffitto e macino pensieri tinti ed eventuali su terze persone sfortunatamente assenti.
Incantevole è anche la canzone che sto ascoltando senza problemi, senza sfoghi cutanei, senza esondazioni dei dotti lacrimali e anche con una certa attenzione al ritmo che mi fa sentire orgogliosa di me stessa.
Incantevole è la fredda indifferenza con cui sto evitando di fanculizzare scassacazzi che pur di far finta che tutto sia normale parlano tanto di se da risultare eccessivamente egoriferiti per quest'ora della sera.
Sto aspettando di capire cosa mi importa di più: se divertirmi senza pensare (ma infondo sono certa che ora io possa ancora permettermi di non pensare?) se puntare i piedi e frenare ora che niente ancora è in atto, oppure... no, la terza opzione è talmente folle che non posso scriverla. Oltretutto è plausibile come una banana alla Presidenza del Consiglio.
E quindi sono qui, ancora una volta pronta a tutto pur di non studiare per l'impellente esame, a fare cabale e dietrologie su cose assolutamente campate in aria, e a domandarmi se qualcosa sia realmente successo o se gli ultimi mesi siano frutto della mia fantasia.
Nell'ipotesi che tutto sia realmente successo aspetto che la cosa prenda una piega qualsiasi, non perché mi importi una direzione in particolare, ma semplicemente perché odio la stasi. Se posso permettermi di esprimere un'opinione, mi piacerebbe che il copione variasse leggermente stavolta... e dai su...
Chissà che deciderà il Grande Mattacchione stavolta.

venerdì 2 marzo 2012

In tre siamo una folla?

La storia è abbastanza aderente allo stile classico: a lui piace lei, a lei piace un altro. Il classico altro che non si capisce bene dove abbia la testa, immerso fino al collo nel sentimentalismo verso una quarta persona X, innominabile, inconoscibile. Oltre alle persone fisiche, abbiamo anche le persone morali, se mi fate passare il termine, ciò che i protagonisti di questa storia rappresentano all'interno dei circuiti in cui sono immessi. Dislivelli abnormi separano i tre giovani malcapitati, tre e mezzo se contiamo la quarta entità, ma salirei anche a 4 e 1/2...considerando che tutti hanno un passato direi che è meglio abbondare a questo punto.
Ora, cosa fanno i protagonisti? Al momento vivono sereni e tranquilli (apparentemente), mantenendo un basso - anzi bassissimo - profilo: per la maggior parte del tempo non si scrive e non si telefona, come di consueto in casi come questo. Si sparisce ognuno per proprio conto, chi può finge strafottenza, altri infilano la testa sotto la sabbia e i più abili fanno teatro.
E lei? Lo sappiamo tutti che è lei che ci interessa. Lei aspetta. Domina l'imbarazzo e le sensazioni contrastanti, blocca sul nascere il meccanismo perverso che cerca di attivarsi e continua a fare quello che fa di solito. Ma da qualche parte dentro di lei sa già che andrà come al solito tutto a puttane, perché non c'è spazio a sufficienza fra tutta questa folla, quello che poteva essere è stato e se non avviene ancora altro un motivo ci sarà. Basta giustificare le fughe e le paure degli altri, basta aspettare che il mondo la fuori cambi e si semplifichi, perché non succederà. Magari potrebbe semplicemente smettere di sbagliare persone, a quel punto tutto il resto verrebbe da se. Cosa fare ora? Restare ancora ad attendere all'infinito reazioni che non arriveranno? Magari stavolta no.

martedì 7 febbraio 2012

Notte prima

E' sempre così la notte prima di un esame. Sono stanca, afflitta dalle mie idiosincrasie e dalle mie innumerevoli paure legate all'ansia da prestazione. Ed ecco che torni. Perché dovrei vergognarmi a scrivere la verità? Serve a qualcosa che io sia dura e intoccabile? Sai che non lo sono. Non per te. Qui dentro è ancora tutto in frantumi, sto disperatamente spazzando fra le macerie ma è come tirare su un castello di carte. In certi momenti mi sembra di essere arrivata quasi in cima, che sia tutto stabile e sotto controllo, poi giornate come questa strappano il velo e mi mostrano tutta la fragilità della nuova esistenza che sto conducendo. Dio, quanto vorrei almeno una dannatissima sigaretta.
Si, sto pensando a te. Vorrei non fosse così ma è inevitabile. Vorrei non sbattere la porta in faccia a chi mi offre un'alternativa, vorrei non usarti come metro di paragone per chiunque mi si pari davanti (tu, paragone? ma andiamo, sappiamo entrambi che hai perso quella prerogativa in soli 17 giorni. Vorrei che lo sapesse anche quella minuscola pompa rossa che mi trovo al centro del petto)
Vorrei liberarmi di te, del dolore, della tristezza e della fottuta paura di dire ancora una volta di si. Vorrei smetterla di fare l'imbecille a muso duro e godermi davvero la vita. Perché ora tutto è fantastico, è questa la beffa peggiore. Ho lavorato davvero bene, per i miei standard. Se fossi più decente con il parentado sarei la campionessa di perfezione. Ma non mi sto godendo appieno tutto ciò. Perchè l'unica cosa che davvero potrebbe farmi felice è dall'altra parte della strada, a forse 500 metri, ma distante come se fosse sulla luna. Vorrei avere almeno la forza di maledire in maniera epica ed eclatante il giorno che ti ho incontrato. Ma non posso rinnegare un solo minuto passato con te, almeno fino ad un certo punto.
Domani mi pentirò di questo post, ma immagino faccia parte del gioco