lunedì 25 luglio 2011

Tirare le somme

Sono passati la bellezza di sette mesi, e ancora sussulto quando mi ti trovo davanti senza essere preparata. E pensare che rischiavamo addirittura di incontrarci! L'estate, anche se avviata da un pò, per me è appena alle porte; un'estate che metterà mare terra e quant'altro fra me e l'enorme problema che costituisci per almeno un mesetto (anche se che può fare un mese?)
A volte vorrei cedere al romanticismo e tornare sui miei passi, ma mi rendo conto che preferisco vivere, anche se in questo stato a tratti comatoso, anche se nella nebbia che il mio cervello produce per salvarmi dai bei ricordi (i bei ricordi sono i peggiori bastardi mai esistiti) piuttosto che vedere ogni giorno la tua faccia senza luce, il volto di uno sconosciuto.
Ne ho vista di gente in questi mesi, sono succese cose in tutto questo tempo (e pensare che tre anni mi sembrano un soffio leggero ora) ma prima o poi arriva sempre il giorno in cui mi viene chiesto il conto di ogni attimo sereno. E tu nemmeno lo sai. Un tempo pensavo, nella mia fase Tarantiniana, che mi sarei cavata gli occhi a forchettate pur di non vedere più foto, video, scritte e via dicendo. Poi ho iniziato a ignorare il più delle volte cosa accadeva intorno proprio per evitare che si arrivasse a questa soluzione un pò pulp. Ha funzionato, lo ammetto, ma non posso controllare la casualità nè sottomettere il mio istinto e gira gira vedo sempre cose che mi sarei risparmiata. Sia chiaro, questa lettera aperta non serve a farti l'ennesimo cazziatone, quella fase l'abbiamo passata da un pezzo. E' solo che non so che fare da quando ho smesso di chiedermi quanto tempo ci vorrà per andare avanti, scavalcare in un'eccellente performance da salto in lungo da record tutto ciò che ti riguarda, Te insomma per capirci, e ritrovare invece Me, la sana imbecille di sempre che è grata del fatto di essere viva e che non ha paura di amare (quante occasioni perse e quante ancora da perdere?)
Si, lo sappiamo entrambi che non arriverai mai qui, sei sempre stato più fortunato di me, le informazioni non ti crollano sul cranio a sorpresa dietro gli angoli. Se non vuoi sapere semplicemente non sai. Un pò ti invidio, a volte.
Di tutti i quesiti, di tutti i casini e le domande fatte, tirate, strapazzate e sommariamente soddisfatte una sola, postuma, mi pressa e mi presserà per sempre: dì un pò, com'è ridere ora? E' lo stesso di quando lo facevamo assieme? E' come quando io ti capivo e tu mi capivi ma nessuno dei due aveva aperto bocca? Spero che lo sia, almeno per uno di noi. Oggi o domani non ha importanza, l'unica cosa che conta, per me, è che ieri sia passato.
(Ricordi? Più di ieri, meno di domani)

venerdì 22 luglio 2011

The End

I miei post si succedono alla incredibile rapidità di uno ogni ventordici mesi, il che non mi fa onore, certo, ma almeno solleva voi dalla seccatura di sentire le mie sciorinate psicotiche ogni piè sospinto. Ritorno con spirito più allegro rispetto a quello degli ultimi tempi, sperando che la situazione volga sempre al meglio (SPERANZA! citando i Peanuts)
Ieri sera sono andata a vedere Harry Potter e i Doni della Morte parte II, la fine finale finito-per-sempre della saga. Entro al cinema con animo trepidante, la prima parte non mi era affatto dispiaciuta, il cuore era colmo di buone aspettative e i fazzoletti erano prestamente stati tirati fuori per tergere e drenare i fiumi di lacrime con cui contavo di affogare la sala 2 del Modernissimo. Tutto questo, ovviamente, non è successo. All'inizio ho imputato questa oltraggiosa mancanza di lacrimazione ad una mia secchezza interna, ad un sahara emozionale dovuto a qualche mio depressivo trascorso e che si andava a manifestare ora, nell'acme dei dieci anni potteriani... per poi capire, in un assoluto e folgorante momento di chierezza. Il film era una merda. Ti odio Yates, perchè hai rovinato la conclusione della mia infanzia/adolescenza passata cercando di far levitare cose prima, e a sognare grandi amori dai capelli rossi dopo; perchè La McGrannit non farebbe MAI battute simili, perchè non ci si ammocca così a Hogwarts e perchè il mio povero Fred meritava almeno una (non dico assai) UNA inquadratura decente.
I grandi discorsi di Neville e le sue dichiarazioni d'amore sono coerenti quasi quanto il porno-momento Ginny/Harry del sesto film alla Tana, e le reazioni assolutamente apatiche di Voldemort ci azzeccano come i cavoli a merenda. L'unico momento serio è quando ammazza il mangiamorte apprensivo, anche se ve lo siete inventato di sana pianta.
Bilancio negativo quindi, anche per Silente SS e Piton-nontiscordardimè (e non ho citato Hermione improvvisamente deficiente e tutti insieme invecchiatamente)
Unica nota positiva, sono uscita dal cinema senza quel senso di vuoto nel petto, senza quel macigno sul cuore che sempre mi provocano gli addii, perchè la fine, per me, non è mai arrivata e, probabilmente, continuerò a sognare bacchette magiche e pittoreschi castelli pieni di bellissimi gemelli dai capelli rossi fino alla fine dei miei giorni. Altra cosa che quasi certamente non mi fa onore, ma ci sono pur sempre vizi peggiori.

mercoledì 13 luglio 2011

domenica 10 aprile 2011

Sinonimi e Contrari

A quanto pare la vita ci insegna che cambiamento è sinonimo di miglioramento, quindi sono andata a cercare qualche frase celebre per avvalorare questa teoria. Grandi pensatori ci hanno lasciato in eredità frasi cariche di significati per trasmettere ai posteri la loro saggezza. Qualcuno avrebbe preferito una cosa di soldi, ma se hai i limoni ti fai la limonata...

Eraclito disse: Io stesso muto nel momento in cui dico che le cose mutano.

Wilde disse: L'unica cosa immutabile nella natura umana è la sua mutevolezza.

Sthor disse: L'infelicità è figlia della paura di cambiare.

Fuller disse:
Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa , costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta.

Darwin disse: Non è la specie più forte che sopravvive, nè la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti.

Churchill infine disse:
Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare.


Gli aforismi a volte sembrano adattarsi perfettamente alla nostra personalità, ai nostri grandi momenti, al nostro spirito. Alcune persone si sentono confortate da queste frasi, o da quelle delle canzoni che sono anch'esse aforismi se ci si pensa.
Io penso solo che abusare del rifugio offerto dalle frasi altrui sia un modo comodo per evitare di esprimerne di proprie.
Ancora oggi mi stupisce il fatto che le le cose più cambiano più restano le stesse. Le situazioni si ripetono, magari gli attori sono diversi, ma la sostanza resta misteriosamente invariata. Qualcuno piange, qualcuno ride, qualcuno si ammala e qualcun'altro ti pugnala alle spalle, in un moto perpetuo che si avvolge su se stesso, all'infinito. Allora si potrebbe anche dire che Cambiamento è il contrario di cambiamento, che questa parola rappresenti un paradosso linguistico.
Per fortuna ci evolviamo fino ad imparare una cosa fondamentale, ovvero la capacità di prevedere le situazioni. Quante volte un essere umano deve fare lo stesso errore prima di saperlo riconoscere a priori? Immagino che dipenda dalla tempra di ognuno. Io avrò scarse capacità di apprendimento suppongo.

martedì 5 aprile 2011

Aprile non ti scoprire

Mi stupisce sempre la rapidità con cui ci adattiamo alle situazioni: a seconda delle necessità del momento ci si trasforma nell'oggetto del bisogno, passando per una piccola fase di choc, una transizione inevitabile. In questi giorni ho guidato, corso, stretto i denti, fatto quello che dovevo fare riuscendo a mantenere i nervi saldi nonostante la burrasca che ha colto nuovamente nel segno.
Il momento più strano è stato portare fuori il cane (sarà ridicolo ma è così). Gli animali subiscono i problemi dei padroni e ne soffrono ugualmente le pene, ma godono comunque delle loro piccole gioie quotidiane. Il labrador che abbiamo adottato è l'ombra di mio padre, quando sente il suo odore sulle nostre mani impazzisce letteralmente, ma il suo oggetto del desiderio al momento non è disponibile, il che lo mette in uno stato di prostrazione tanto profonda quanto ridicola. Si deprime proprio come un essere umano, solo è meno rompicoglioni. Ho deciso di portarlo a passeggio l'altro pomeriggio. Dopo aver fatto circa 2 km a piedi (tira come un cavallo quel maledetto) siamo scesi su una spiaggia. Ora, il labrador è un cane amante dell'acqua, se non avesse i peli sarebbe praticamente una rana...pare - si mormora - che sia anche intelligente, cosa che però non posso confermare tramite l'esperienza, visto che non è una qualità che spicchi particolarmente in Jack (si, si chiama così, non gliel'ho dato io il nome).
Credo di avergli lanciato praticamente mezza spiaggia, ogni sasso lo inseguiva nuotando per metri e poi mordeva l'acqua dove lo aveva visto cadere, sperando di recuperare qualcosa. Un classico dei cani è di emergere completamente zuppi dall'acqua e venire a scrollarsi il più vicino possibile al padrone, cosa che Jack ha preso come una missione, tant'è vero che sono tornata a casa ridotta una schifezza. Morale della favola, molto tempo e svariati sassi dopo la nostra partenza, giunti a casa io ero con un piede nella fossa, mentre lui avrebbe voluto giocare altri 5 o 6 giorni di fila. Dicono che avere un cane sia salutare, è un'altra cosa che non sono certa di poter confermare...

sabato 2 aprile 2011

Liberamente tratto da

Ok, manteniamo la calma. Sono qui, impotente come Berlusconi senza Viagra, a maledire il mondo nella sua totalità da mane a sera. Non so esattamente cosa di sbagliato ci sia in questa primavera, in me o negli infiniti moti astrali che si congiungno sempre nella costellazione del cucuzziello, terza cuspide della presa nel didietro, fatto sta che i muri mi crollano, i bagni esplodono senza sosta e il cielo latita ostinatamente.
Odio profondamente gli ospedali, con tutta la loro utilità e necessità, ma quell'odore di medicine, quello stato depressivo-andante e quei camici bianchi mi inquietano sempre molto, non posso farci niente. Sono arrabbiata, perchè non ho abbastanza forza d'animo, perchè la mia voce si riduce ad un filo ogni volta che dovrebbe risuonare forte e chiara, perchè mi scuso quando dovrei mandare a cagare per direttissima, perchè non mi ricordo più com'ero prima, quando non dividevo il peso con nessuno, quando ero più forte, più solida. Eppure so che sono così, so che ho visto tante cose e ne ho fatte altrettante che mi hanno formato in un certo modo, non ho mai sentito il bisogno di nascondermi dietro spalle più ampie delle mie con l'ovvia esclusione di quelle familiari. Non sto un passo dietro nessuno, eppure volontariamente mi ci metto, chiedo aiuto ma a chi? Ci sono domande che ho tutto il diritto di fare che mi vengono buttate in faccia come schiaffi, domande inutili e confuse che però mi salvano la vita... e che male faranno poi? A chi possono nuocere se non a me, che sto reggendo più peso di quanto possa sostenere, che devo confrontarmi continuamente con un passato vicino e lontano di lutti e confusioni, che devo assumermi responsabilità che molte persone per loro fortuna alla mia età non sognano nemmeno.
E quindi eccomi, l'anima che mi inaridisce mentre scrivo, i fiumi di lacrime che si seccano, per lasciare il passo ad una visuale aperta, chiara e limpida, proprio quando ne avevo bisogno. La rabbia mi salverà ancora una volta?

lunedì 28 febbraio 2011

Revival

Stamattina all'alba sono partita con l'aliscafo per tornare a Napoli. Non bisognerebbe mai e poi mai spostare all'ultimo minuto una partenza, o almeno io devo togliermi questo vizio visto che riesco a scatenare sempre l'inferno. Ieri c'era calma piatta, il mare era uno specchio immobile, un laghetto ma che dico, una pozzanghera scintillante e oliata. Fino a stamattina ovviamente. Per di più cadevano le famose "zeppe" dal cielo, quindi appena fuori dal portone di casa avevo le scarpe e le calze completamente zuppe. Sull'aliscafo è salita una coppia che era la fine del mondo. lui mastivaca convulsamente e aveva il classico sguardo vitreo di tutti quelli che, oramai strafatti di Travelgum, con le gengive insensibili, sanno con una scintilla di lucidità residua che è troppo tardi per scendere a terra. Lei, consapevole dei suoi limiti, è rimasta piegata a vomitare tutto il tempo, vomitando anche nel porto di Procida per portarsi avanti col lavoro. Era talmente preparata che si è portata da casa un paio di buste di plastica della spesa per espletare l'atto. Il bello è che i due geni della lampada, che per comodità chiamerò Gianni e Pinotto, si sono seduti davanti a tutto, talmente a prua che se si spingevano un po più avanti lei avrebbe fatto da Polena. Bellissimi: lui gurdava un punto fisso davanti a se continuando sempre a masticare allo stesso ritmo micidiale, lei piegata e totalmente ignorata dal suo compagno catatonico, che si interrompeva ogni tanto per versare qualche lacrima di sconforto. Mi hanno fatto quasi tenerezza. Quasi, perchè per buona parte del viaggio ho dormito.


Comunque, ero qui perchè, data la scarsa inventiva dimostrata dalla sottoscritta negli ultimi tempi, ho pensato di dare una botta di vita al blog (e a me) riciclando materiale del mio vecchio Space, qualcosa di più carino che altri già conoscono.
Inizierò con uno dei miei pezzi preferiti, Storia d'amore e precariato.

Questa è la storia di una principessa bellissima, ricchissima e languidissima che cercava un principe altrettanto Issimo. La principessa Odessa era quasi perfetta, dico quasi perchè per raggiungere la perfezone massima le mancava un piccolissimo (l’issimo è fondamentale) particolare: aveva solo mezzo cervello, e di questà metà la parte funzionante corrispondeva all superfice di una nocciolna, che provvedeva alle funzioni base della sopravvivenza: pettinarsi, truccarsi ed essere Issima (fighIssima, bellIssima, profumatIssma, languidIssima); in compenso era un’oca, ma così oca che tutta la specie delle Oche decise di entrare a far parte della specie delle galline quando nacque Odessa. Ella aveva un hobby, le piaceva scolpire l’acqua: passava ore inginocchiata davanti al suo stagno a raccogliere acqua con le mani e cercare di darle forma. Aveva un progetto ambiziosIssimo: ricreare in forma liquida la Pietà. Era molto seccata perchè i lavori non procedevano. Tutto quello che aveva ottenuto fino a quel momento infatti erano due belle piaghe sulle ginocchia, 200 pesciolini rossi terrorizzati e nessuna scultura. Ma si consolava pensando al suo grande amore: tempo prima aveva infatti conosciuto l’uomo della sua vita. Si erano incontrati ad un corso di lingue, "come bestemmiare in Aramaico". Lui lo doveva seguire obbligatoriamente per prepararsi alla partenza per le Crociate e lei perchè si era stancata di intonare litanie di bestemmie in serbocroato dopo i fallimenti con la scultura. Lui era bellIssimo: capelli neri foltIssimi, pettinati ’nsogna e pepe , completo Armani Azzurro, molto di moda all’epoca, ballerine di cartavetrata e una corona di taralli per simboleggiare il suo status. Aveva uno sguardo così magnetico che quando camminava per strada gli volavano in faccia i tombini ed era così forte che con uno starnuto invertiva i Poli terrestri. Erano anime gemelle: anche a lui mancava mezzo cervello, e quello che gli rimaneva lo usava per manifestazioni virili tipo grattarsi vigorosamente là dove non batte il sole, nel convenzionale modo tutto maschio di sottolineare un concetto particolarmente importante.
E fu così che si sposarono. Lui le promise che si sarebbe ritirato dall’Arma e sarebbe diventato un bravIssimo Sfardista (mastro piastrellaio in gergo n.d.r.) e lei lo avrebbe seguito per fare la decoratrice di interni, con le sue scultre d’acqua. La sera sarebbero tornati a casa e lui avrebbe bevuto sidro fino a ubriacarsi ruttando vigorosamente e avrebbe buttato tutti i loro risparmi per scommettere su Tornei e Giostre, mentre lei avrebbe partorito figli e sarebbe diventata un Castellana Disperata.
Con queste e altre promesse si scambiarono le fedi, e vissero per sempre felici e contenti.
FINE
MORALE: stretta la foglia, il sentiero è assai bello,
che fantastica vita con mezzo cervello.