giovedì 27 marzo 2014

Sliding Doors

Dopo quel film, in metro ci penso sempre anche io.
E se?
E se invece io avessi? E se lui...?
Tutti abbiamo vissuto almeno una volta una storia sbagliata, ma di quelle cantonate definitive che se ti lasciano qualcosa è la consapevolezza di quello che non vorresti mai rivivere razionalmente.
Per esperienza, sono anche le storie che restano più impresse, perché magari c'era una cosa, un aspetto, un dettaglio, che le rendeva uniche, nonostante tutto.

In questi giorni sto vivendo il momento Sliding Doors, in cui mi trovo ad analizzare gli eventuali sviluppi della mia vita passata, cambiando strada ai vari bivi che mi si sono di volta in volta presentati, rispetto alle scelte effettivamente fatte.

Ci sono sentimenti, che in quanto tali, sono difficili da spiegare a parole, ancora meno quando sono mescolati fra loro: amore, odio, rabbia, nostalgia, indignazione. Si arriva ad un momento di stallo in cui tutti questi lati della medaglia si fondono, creando un unico muro di fuoco che non ti permette di andare né avanti né indietro, e in genere è a quel punto che la mente trova la scappatoia del "e se?" per crearsi una via d'uscita. Nel 99,9% dei casi è una strada che, se imboccata, ti porterebbe a tornare indietro lungo strade già percorse, già viste, già abbandonate. 
E su quello che bisogna focalizzarsi. Perché ho abbandonato quella via? Perché ho fatto quella scelta così difficile e dolorosa?
Se la risposta è concreta, razionale, e bella lunga ed elaborata, allora non bisogna tornare indietro.

Io nello specifico sarei capace, fosse per me, di fare lo stesso errore anche 20 volte prima di imparare. Stavolta mi sono fermata a soli due tentativi prima di arrendermi all'evidente assurdità della situazione. E mi odio profondamente per vacillare, a volte, e cedere ad una nostalgia totalmente ingiustificata.

I miei se sono anche giustificabili sotto un certo punto di vista (e mi rivolgo direttamente a te) : quando mi sono innamorata di te (e l'ho fatto, lo ero, su questo non ci piove, checché tu possa dire e pensare) l'ho fatto perché ho visto in te tutto quello che mi poteva piacere. Intelligenza (la cosa più eccitante che posso trovare in un uomo) simpatia, autoironia, un apparente giusto grado di vanità e sfacciataggine che aggiungono pepe alla miscela...e ovviamente mi piacevi TANTO. Tantissimo anzi. La bellezza è soggettiva, e la tua per me era il non plus ultra. Poi mi sono innamorata e a quel punto, come è giusto che sia, sarebbe potuto arrivare un qualsiasi adone delle acque, ma io non l'avrei degnato nemmeno lontanamente di uno sguardo.

Quindi, a questo punto, c'è da fare i Capitan Ovvio e chiedere scioccamente: perché è finita? I requisiti c'erano tutti (parlando del mio singolo punto di vista, senza entrare nel merito del tuo eventuale)

Bhe, io temo che fondamentalmente non ci fosse nessuna fiducia. Io non ho uno schermo luminoso in petto come le t-shirt del CyberDog di Londra, su cui passa in loop la scritta: ti amo tantissimo, sei perfetto, mi ti farei in ogni minuto della giornata perché sei la mia anima gemella. E nemmeno penso che la gente debba passare il tempo a dirsi queste sdolcinerie nelle orecchie dalla mattina alla sera (e sono femmina cazzarola, almeno 5 giorni al mese sono un ormone impazzito ed emotivo che cammina senza controllo per strada!)
Ogni tanto la coccola verbale ci sta tutta, non sono un robot senza cuore, ma io più che a parole l'amore lo misuro nei gesti, lo vedo negli occhi, nella fiducia cieca, al limite dell'abbandono totale. Si, magari voglio troppo, ma forse se tutti facessimo così saremmo più felici. In passato, a cuore libero, mi sono buttata nei sentimenti con un' abnegazione che mi ha fatto essere felice come non mai, ma mi ha anche abituata male. Ora non sono soddisfatta se la persona che ho vicino non mi accorda tutto di sé senza remore, fiducia in primis.
Ad esempio... io non tradisco e non tradirò mai, è una cosa che rifiuto con tutta me stessa, e passare il tempo a giustificarmi di atti osceni mai commessi è assolutamente annichilente. Così come non avere nessuna credibilità, non avere il beneficio del dubbio su nulla, come se ogni mia parola fosse una bugia, come se ogni atto o pensiero fosse rivolto a fare del male alla persona amata... è una barbarità vivere sapendo che la persona a cui teni, con cui dormi, a cui vorresti affidarti, pensa che tu voglia il suo male.
Non c'è scusa, esperienza passata o giustificazione che tenga per una mostruosità del genere.
La cosa peggiore è stata il rendermi conto che tu non mi hai mai conosciuta, mai voluta conoscere, ma ti sei fatto bastare l'idea che ti eri creato di me. 
E non c'è stato nessun modo di farti vedere le cose sotto un'altra luce, per quanti tentativi io abbia fatto. 
Usare le altre persone a me care per avere la mia attenzione (o la loro, non so) è stato l'errore definitivo. Non potrò mai più fidarmi di chi ha detto i cazzi miei a persone a cui devo dirli io, se voglio, quando voglio, e come voglio. 
Sono convinta che tu lo abbia fatto per far sentire la tua versione, per paura che ti smerdassi alla cazzo, inventandomi palle. Tranquillo, bastava la verità e il mero reportage dei fatti a non far venir fuori bene la nostra triste e strana storia. Ma tu no, hai creduto che io fossi così meschina da inventare storie ancora più assurde per metterti in cattiva luce. E li si è chiusa la saracinesca. 
Con tutto l'amore del cuore io non posso tollerare che la persona che amo faccia una cosa del genere.

Di qui la rabbia, che mi ha spinta il più lontano possibile da te e da tutto ciò che sento per te. Pensala come vuoi, raccontala come ti pare, ma io ci credevo che potesse andare avanti ad libitum. Nonostante gli appiccichi, le differenze, le follie di entrambi, io avrei continuato, perché il mio cuore batteva e anche forte, per te. Ho fatto tantissimi errori anche io, non sono la donna perfetta e lo so benissimo. Quando me ne sono accorta ho chiesto scusa, ci ho messo le pezze come ritenevo fosse giusto. E ho cercato di essere sincera, sempre, in bene e in male.

Quando troverai un'altra ragazza, e lo farai, ti auguro che sia una persona splendida, intelligente, simpatica, bella come piacerà a te, e ti auguro che la nostra parentesi ti sia utile a capire che verrai ricambiato quando smetterai di avere paura. Il muro di terrore in cui sei chiuso ha tutti i lucchetti all'interno e solo tu puoi aprirli. 
Questo sfogo deve servire a questo. Tutto quello che scrivo lo ho già spiegato a voce forse un milione di volte. Lo lascio qui come tributo all'amore che c'è stato, e che abbiamo perso come due stupidi. Io la mia lezione l'ho imparata, a caro prezzo. Spero che anche tu possa trarne consiglio e giovamento, in un domani che spero sia radioso e vicino.

Un giorno ci incontreremo di nuovo, forse in Valhalla, forse nei Campi Elisi, forse in paradiso o all'inferno, o in un'altra vita, e forse, dico forse, tutto sarà diverso. 


domenica 8 dicembre 2013

Infausti pensieri

C'è un motivo ben preciso per cui mi lamento delle domeniche.
In inverno, quando il tempo è scandito in maniera brutale dagli impegni (o dai non-impegni, nel mio caso) dall'ora solare che non aiuta certo la joie de vivre con il tramonto alle 16, e dalla sparizione degli amici, io mi ritrovo in questa stanza, o in alternativa davanti alla tv ad Ischia, a pensare.
Nelle domeniche peggiori i pensieri sono cupi, foschi, bigi, nuvolosi e con precipitazioni sparse; certe volte mi aggiro per l'abitazione in preda ad un vago senso di ansia esistenziale, soffocato solo dalla noia incombente.
Poi ci sono le altre domeniche, quelle come questa, in cui la costante è sempre la noia, ma i pensieri sono di tutt'altra natura.
Mi ritrovo a pensare a tutte quelle cose che vorrei tenere fuori, senza scopo, che danno adito a piacevoli fantasie e film mentali che mi ritrovo a guardare consapevole che non porteranno a nulla di buono.
Rivedo un paio di occhi verdi, grandi, simpatici, che si sono incontrati troppe volte con i miei ultimamente. In dissolvenza incrociata (quanto odio la dissolvenza incrociata) compaiono le ormai famose fossette di venere, la cui profondità andrebbe testata (al più presto) da minore distanza, ma che fanno traballare la mia da sempre instabile sanità mentale. 
Su tutto questo si innesta Steve Zissou e le sue maledette avventure acquatiche (non avrò la stoffa dell'avventuriera, ma gli avventurieri su di me hanno da sempre avuto un fortissimo ascendente).
Insomma il delirio e l'apoteosi della follia.
I seguiti di questi tre romanzi fantasy al momento sono del tutto torbidi, incerti e lontani ma, da lettrice accanita quale sono, non posso resistere e friggo dalla smania di vedere come andranno a finire. E torniamo alle domeniche infami...

La parte razionale di me, che è una rampante donna in carriera con le mie fattezze, il tailleur gessato, la pettinatura antisesso a banana e gli occhialini sottili e rettangolari, mi dice di rimettermi in riga e di andare a lavorare, guadagnarmi il mio posto nel mondo e la mia indipendenza hormones-free, con la colonna sonora di etta james 


Dall'altra parte c'è la Flavia che avrei sempre voluto essere, quella spigliata, scazzata, sicura di se, con molti e molti chili in meno, che in una sovrapposizione di abiti casula molto sexy, e rigorosamente total black, mi sbatte in faccia i suoi occhioni castani, agita la treccia (sono feticista dei capelli lunghi in maniera disgustosa, perché mi punisco tagliandoli invece di assecondare le mie torbide fantasie, cazzarola?) e mi dice che sono giovane, me ne devo vedere bene e che se mi lasciassi andare potrei mangiare il mondo e tutto ciò che contiene. Magari prima della menopausa. Tutto questo mentre risuona fra le pareti del mio cranio vuoto la canzone da stripper che mi piace tanto


Intanto l'unica che si ritrova pietosamente in camera, con millemila ore di volo pindarico accumulato e sempre le stesse quattro pareti attorno è la me numero tre, quella goffa, un po' sfigata (mica poco), che puntualmente si ritrova a scrivere di se in terza persona (che non è bello, anzi, credo sia classificabile come disturbo patologico di qualche genere) cercando di uscire dal mondo della Pimpa e tornare con i piedi per terra.
Io nel dubbio cerco di assecondare tutte e tre. Mando curriculum in giro, mai sapendo, magari un giorno sposerò il mio lavoro (quale?); lascio aperte le porte della percezione, perché se il piccione ad Ischia è riuscito a ficcarsi nella canna fumaria della stufa di mia zia, forse pure 
lo trovo un cretino che mi becca la porta di casa; e continuo a guardare law and order svu, che alla sfigata piace tanto e funge da anestetico della domenica (e anche del resto della settimana).




martedì 5 novembre 2013

Di sogni che si avverano, campi Rom ed altre rocambolesche avventure

Lucca, un sogno bagnato di ragazzina che finalmente di avvera. Improvvisamente inizia, finisce in un batter d'occhi e lascia dietro di sé una riserva di aneddoti quasi infinita, insieme ad un carico di esperienze del tutto nuovo.
In primis c'è da dire che abbiamo leveluppato come non mai, il boss finale è stato raggiunto e ne siamo usciti vivi e vegeti (o quasi). Ma andiamo con ordine.
Partiti con il solito camioncino (che ha più nomi di un baronetto inglese: sasaman, dexter, birdy, alitalia etc) seguiti a ruota da Christine (aka la Scenic) e dalla C3, ci imbarchiamo alla volta di Lucca. All'attivo nei vari bagagliai e cassoni avevamo, oltre alle valige personali e al solito Trono, di seguito: 

- un Estraneo gay a grandezza naturale, con un fantastico completino firmato Dream of Winter e lancia abbinata;
- un TARDIS di 2,50 metri taglia M color Indaco Spaziale;
- un Weeping Angel con abitino vintage e ali marmoree;
- tre tonnellate di cibo, di cui una formata esclusivamente da Flauti al latte.

 Carichi di meraviglie abbiamo affrontato l'autostrada, navigatori e cellulari alla mano, pronti a recuperare i vari assistiti assenti in autogrill dimenticati da Dio e dagli uomini.
Ora, come tutti sanno, l'uscita di Lucca Est è situata in un'intercapedine spazio-temporale, visibile ad occhio nudo solo fra le 16:15 e le 17:33 dei giorni pari dei mesi dispari, e comunque preferibilmente di giovedì o, in alternativa, proprio-in-uno-di-quei-giorni.
in genere quel punto della Toscana è raggiungibile pressapoco in cinque ore ma, essendo noi i più secciati dell'universo (e grazie solo al superstiziosissimo quintale di sale buttato in ogni dove) ce l'abbiamo fatta in appena 8 ore e mezza. Un record.

Verso le 18 i telefoni hanno cominciato a bollire causa chiamate dallo staff della fiera che ci voleva veder comparire all'orizzonte. Pur di tardare il meno possibile abbiamo infranto la barriera del suono e fatto manovre trasversali in corsia che Tokyo Drift ci fa tre pippe a testa.
Una volta giunti a destinazione abbiamo scoperto che niente era pronto, quindi abbiamo con tutta calma montato il tardis, giocato a briscola e preso caffè finché non ci hanno dato l'ok a posare il caro trono in zona Warner-Cesarini.


Alle 2 del mattino siamo potuti finalmente approdare alla villa b&b affittata nella totalità per l'occasione, e svaccarci sui letti con brutale gaudio.
Dopo poco più di 4 ore le sveglie hanno iniziato a trillare con fare sprezzante, costringendoci a tirar su le terga per dirigerci a lavoro. 
L'unico aggettivo per descrivere il Lucca Comics è: folle. La quantità di gente che ha assalito il nostro tardis e il trono è pari solo a quella degli emigranti del 1922 o in alternativa all'affluenza di gente nell'Ikea di Afragola la domenica mattina.
Inutile dilungarmi sulle reazioni spropositate del pubblico alla vista dei costumi e delle scenografie, basti dire che navigavamo nei più disparati tipi di umori corporali.
Il progetto Cantori For Who? ha riscosso un successo esagerato, sia per il tardis (che è stato più volte assalito di prepotenza da gente che voleva vedere se fosse bigger inside. Potevo dirglielo tranquillamente io che sono riuscita a cambiarmici dentro, quindi INCHINATEVI alla genialità della nostra progettista River Song ed alle sante mani di Vastra e affini che che lo hanno tirato su).
I primi due giorni sono filati abbastanza lisci, tranne per la solita scomparsa inspiegabile dei nostri pass, cosa che Mistero e Voyager ci dovrebbero fare su un paio di puntate. Risolte le questioni burocratiche è andato tutto bene. Nota di colore sono stati I ZinGhEri che per un paio di giorni ci hanno fatto la posta, studiando il territorio nel tentativo di accaparrarsi qualcosa dei nostri preziosi averi. In questo gli uomini del gruppo sono stati squisitamente virili, proteggendo il loro territorio come lupi della steppa per salvaguardare i nostri preziosi (in realtà per altri motivi che non mi sento di divulgare in pubblico, hanno difeso anche tutt'altro tipo di territorio, di carne e sangue per intenderci, ma noi li amiamo anche quando fanno i Maschi Alfa cucciolosi). Quando poi i soggetti di cui sopra si sono spinti a palparci per controllare tasche e affini, si è scatenato l'inferno. L'avvocato Stark ha subito chiamato la milizia di Winterfell, per l'occasione mascherata da Carabinieri; la Madama a quel punto ha fatto piazza pulita degli scocciatori e giustizia è stata fatta. The North remeber insomma.
Il terzo giorno la tempesta ci ha colti.

Impreparati a cotanta furia celeste abbiamo improvvisato un riparo di fortuna con io teloni del camion, trasformando il retro del tardis in un simpatico campo Rom con tanto di barboni buttati a svernare in mezzo alle pozzanghere. Uccisi dall'acqua di cielo abbiamo levato le tende prima del solito, dirigendoci come pulcini fradici alla volta di casa. Il meteo per l'ultimo giorno segnava direttamente l'arca di Noè al posto della classica nuvoletta con gocce, quindi ci siamo messi in auto un po' avviliti. L'affluenza a quel punto si è dimezzata (sciocchi creduloni) e la giornata si è aperta all'improvviso, regalandoci altro sole e scale asciutte dove fare la pausa sigaretta canonica.
Approfittando a quel punto della calma (se così si può dire) abbiamo avuto l'occasione di fare a turno dei giri per la fiera, una volta tanto davvero meritevole di essere visitata.
Il ritorno a casa è stato uno dei più difficili di sempre, sia perché è stata una via crucis di millemila ore (sempre per la sfiga di cui sopra) sia perché (momento sciubidubidù) quando sei fra amici, vivendoti un'esperienza per noi tanto importante come il Lucca, con un grado di intimità (e promiscuità aggiungerei) che ha toccato vette inenarrabili, dirsi arrivederci è dura, anche se con la promessa di ritrovarsi presto. Ala fine, tutto quello che posso dire è: cento di questi giorni.



sabato 28 settembre 2013

Something about this moment

Oggi, ora, in questo preciso momento, ho avuto un'epifania. 
La consapevolezza di ciò che sto per dire è arrivata all'improvviso, mentre ascoltavo una musica triste e veritiera, la classica canzone che ti fa versare qualche lacrimuccia.
Le ho aspettate infatti, immaginando già di sentire quel familiare pizzicore agli occhi, che parla delle cose perdute, di quelle belle vissute con gente importante, di quelle notti speciali e via dicendo. Ma nulla è arrivato. Il mio cuore batte a ritmo regolare, riascolto tutte quelle melodie tanto drammaticamente incisive in altri contesti, e che ora sono solo piacevoli sottofondi al mio navigare senza meta.
Che strana la vita, un giorno pensi che nulla possa più essere come prima, ti senti solo e rimembri fatti del milleottocentonovantacento, e poi un giorno semplicemente realizzi che si, così va bene, che stai vivendo una vita finalmente normale. Niente drammi (bene), niente emozioni forti (ma ci sarà di nuovo un tempo per quelle se la morte non ti sconcica), giornate piacevoli, giornate noiose (la sana noia, ogni tanto, accogliamola con la classica ospitalità del sud). Vedi gli amici, oppure no, vai a dormire, poi ti alzi ed esci nel bel mezzo della serata. Fai la vita sana di una ventiseienne sana insomma, non certo una che vive avventure strepitose e adrenaliniche, ma il bungee jumping ancora non mi affascina e continuo a preferire le maratone di telefilm nonostante la cellulite.
Ne avevo bisogno. Questa catarsi è arrivata forse un po' tardi, ma mi ero fatta sovrastare da tutte le paure che ti prendono quando è troppo tempo che sei abituata ad avere persone disponibili attorno. La solitudine non è la mia condizione preferita, per carità, ma un po' di indipendenza mi piace.
Non so se domani sarà ancora così, non so se l'inverno e l'inevitabile botta di noia e depressione mi affosseranno, ma oggi è bello, e ben venga.
 

martedì 17 settembre 2013

Ma dove sono gli uomini?????

Ma dove siete uomini? Voi, uomini veri, che fine avete fatto??
Voi che piangevate le vostre lacrime per i cazzi vostri, voi che venivate fuori dalle brutte storie annegando i dispiaceri nella birra con gli amici?
Dove siete uomini ombrosi, virili, maschi, che stanno in disparte e fuggono dai tormenti??? DOVE???
E voi, uomini d'oggi, potete dirvi uomini?
Voi che ciarlate con le ragazze peggio di scolarette cofecchiare?
Voi che vi lamentate da mane a sera?
Voi che volete compassione, comprensione, e amorevoli coccole da chiunque pur di sentirvi meno inutili?
E sareste bestie da riproduzione?
Sareste forse da prendere in considerazione  come compagni, in prima in seconda o addirittura terza battuta??

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA

no dico...

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA

Annnciazione, Annunciazione: Cosa ho sempre detto io, su me stessa??
Fammi tutto, ma non tradire MAI la mia fiducia. Ho tollerato fino ad oggi, ho cercato di capire anche certi comportamenti che mi stavano sui cosiddetti già da tempo, ma adesso sono decisamente alla frutta.
Presa Visione. Compris?

domenica 11 agosto 2013

I Darwin Awards del Signore degli Anelli

Signore e signori, benvenuti alla rassegna Darwin Awards dedicata all'intramontabile saga de il Signore degli Anelli!

Negli ultimi giorni ho rivisto i film con mia sorella maggiore.

D'estate ci prende sempre questa smania dei Colossal, e LOTR è un ottimo modo per far passare i lunghi pomeriggi estivi, che altrimenti resterebbero senza profitto. Considerato il modus vivendi tipico della nostra famiglia, mi stupisce che siamo riuscite a finire la trilogia (purtroppo non in extended version) senza troppe distrazioni. Fra porte che si aprono, conciliaboli di zie per le ore pasti (non fai a tempo a finire l'ultima forchettata del pranzo che già stanno fibrillando per la cena) e telefonate varie, non si riesce a stare un'ora di fila seduti e fermi. Approfittando quindi della controra post pranzo, quando tutti o quasi si schiantano sopraffatti dal desinare, abbiamo affrontato giorno dopo giorno i tre meravigliosi film. Giusto qualche minuto fa assistevamo alla comparsa su fondo nero del classico The End del Ritorno del Re.
Ho avuto modo, durante la visione, di rendermi conto di diverse scene madre che, anche nel film più bello del mondo, possono dar adito a reazioni ilari da parte della platea; il mio amato Signore degli Anelli non fa ovviamente eccezione.
Condividerò quindi con voi questa classifica di Darwin Awards, alcuni dei quali sicuramente non risulteranno nuovi a molti appassionati. Ma procediamo!

I Darwin Awards

Per la categoria "i più inutili della terra di mezzo", vince l'ambitissimo premio Forchetta nel Brodo il nostro Hobbit più amato: Frodo Beggins! Il mezzuomo che riesce a cadere da seduto (in questo supera anche Romualdo di Fantaghirò e Pippo) a prendere sempre la strada sbagliata, e ad essere stanco già da prima di avere l'infausto Anello del potere. Gollum che lo ha tenuto 500 anni sta fresco e tosto rispetto a lui, e lo dimostra in svariate occasioni.


Vince il premio Capitan Ovvio (ovviamente) l'elfo più biondo della compagnia, ovvero il caro Legolas; podio meritatissimo dopo le celebri frasi come "sta sorgendo un sole rosso" "gli orchi fuggono" e via discorrendo. Ce n'è uno in ogni famiglia, e anche in ogni compagnia.

Il premio Swishhh, dopo un durissimo ballottaggio, viene assegnato a Saruman il Bianco; nonostante la feroce concorrenza di Gandalf amboversione, il triplo carpiato con avvitamento e salto mortale dalla torre di Isengard ha fatto schizzare in alto le palettine da dieci dei giudici. Una vittoria senza appello dunque.

Il premio Lumacone, a grande richiesta, viene assegnato all'inimitabile Aragorn che, dopo aver aspettato 89 anni di impalmare la bella elfa Arwen, al matrimonio non riesce a contenere la cupidigia e la arpiona con un bacio da record, prendendo la rincorsa da un metro e mezzo di distanza e tirando fuori la lingua a metà percorso, ad una velocità inaudita anche per gli occhi di Elrond che non ha fatto a tempo a fischiargli il fallo.

Premio Mentadent a Metatron, la Voce di Sauron, (per gli amanti del genere il fu Zeddicus Zur Zorander de La Spada della Verità) che tutti noi amiamo nella sua breve ma intensa comparsata all'insegna dell'igiene orale.

Premio Mastercard dedicato a Faramir, l'uomo zerbino, recidivo nel sottomettersi a Peter Bishop...no scusate, a Sire Denethor, che palesemente si interessa più al suo raspo d'uva che al figlioletto minore, a cui tributa il massimo dell'attenzione solo quando decide di dargli fuoco vivo. Faramir, certe cose non si possono comprare. 


Passiamo ora alla classifica sciubidubidù, quella delle cose buone pulite e giuste che ci piacciono sempre.


31 Salvi Tutti

Vince il premio E Figli so Piezz e Core la nostra cara Eowyn, ovvero l'unica donna, o una delle poche, che in un film rispetta gli ordini che le danno anche se le girano abbondantemente i coglioni e che, quando decide di disobbedire, non solo lo fa con i controcazzi e senza farsi sgamare, ma cade pure a fagiolo e difende il parentado. Frase epica compresa. Brava Eowyn, sei tutte noi!

Si aggiudica la corona nella categoria This is The End, My Only Friend, Sam, anche detto il Portatore del Portatore dell'Anello. Questo povero cristo si trova a dover fare da balia a Frodo, di cui già conoscete la coordinazione mano-occhio fallace, e che inoltre tenta in tutti i modi di cadere (letteralmente e non solo) vittima degli eventi, dei cavalieri neri o di chicchessia. Oltretutto prova ad offrire l'anello a chiunque gli capiti a tiro escluso il povero Sam, insomma non proprio il massimo dell'amicizia. Oltre tutto ciò Sam deve anche trasportare le stoviglie per il piccolo Lord e cucinare. Bravo Sam, se non era per te col cazzo che finiva così!

Premio Simpatia a Gollum/Smeagol, così orribile ma anche così tenero. E comunque vorrei vedere voi, dopo 500 anni con una fede al dito a nutrirvi di pesce crudo ed orchi morti. 

La coppa per la categoria Miglior Love Story se la aggiudicano Merry e Pipino, che con la loro simpatica e devastante complicità fanno le scarpe a tutte le coppie presenti, passate e future della Terra di Mezzo.


Infine, fuori categoria (ma ci piace metterlo lo stesso anche se è scontato) il premio Loreal va senza dubbio ad Aragorn, che dal battesimo al matrimonio ha visto l'acqua in testa solo dopo essere stato scaraventato da una rupe finendo per sbaglio in un fiume. Della serie L'omm adda puzzà.

Carissimi lettori, per il momento è tutto. Se vi dovessero venire in mente altre categorie di premi interessanti, di ambo i tipi, non esitate a propormele, che aggiorno il post ingrandendolo con le vostre gradite opinioni!




   



  

venerdì 9 agosto 2013

Summer confidential

Questa sera ho temporaneamente abbandonato la soundtrack di Django per rinfrescare un po' di swing italiano, con il mio caro Caputo.
Alla fine la mia risolutezza prima o poi deve pagare il conto alla sempre prevaricante anima nostalgica che prende il sopravvento.
Vorrei che tutto potesse sempre andar bene, vorrei avere il potere di fare la felicità delle persone che mi circondano, curando i loro malesseri, facendole sorridere. Ma come ogni disperatamente banale essere umano, finiti i sogni di gloria, devo rassegnarmi ad accettare le brutture della vita, mie e degli altri.
È così difficile prendere certe decisioni, e sconfortante anche. 
Per chi, come me, non è incline ai cambiamenti, scuotere un assetto faticosamente costruito è devastante. Bisogna sforzarsi di ricordare i validissimi perché e percome.
Perché periodicamente le cose nella mia vita devono andare in pezzi? Da qualche parte li in alto hanno fatto un altro tiro di dadi e il nostro scommettitore folle è nel giro sfortunato a quanto pare.
Andando avanti con gli anni ovviamente le cose peggiorano, e peggiora il mio desiderio di fuga. Mi sto aggrappando a quello che conosco con le unghie e con i denti, cercando di essere - per quel poco che posso - una persona migliore, una figlia e una sorella migliore. Naturalmente la cosa non funzionerà alla perfezione, perché ho impiegato anni a schermarmi da tutto ciò che nella vita è potenziale latore di sofferenza, risultando indifferente, a volte addirittura cattiva, lontana e menefreghista. Pensavo che il processo fosse quasi irreversibile ma mi accorgo con stupore che appena resto vicina a tutto il mio vecchio mondo, basta poco perché il vetro che credevo tanto spesso inizi ad incrinarsi e scricchiolare. E la cosa mi terrorizza. Sono ad un bivio e vorrei spaccarmi in mille pezzi per prendere tutte le decisioni senza dover realmente scegliere. Famiglia, amici, viaggi, lavoro, amore. Tutto ruota nella testa e mi soffoca, facendomi desiderare di portare indietro l'orologio per poter fare scelte completamente diverse, per godermi di più un passato che non ho saputo apprezzare quando era tempo e che ora mi manca come non so spiegare. Se mi facessero scegliere adesso vorrei tornare ad avere 7 anni, quando tutti stavamo bene, eravamo felici. Se potessi tornare indietro lo farei, perché quello che c'è davanti a me oggi non è altrettanto desiderabile.
Ma fatto sta che questa è la mia vita e, forse devo scriverlo per convincermi, ho fatto delle scelte che non devo avere paura di seguire, di cui non devo temere di pentirmi. Tutto quello che ho fatto e detto fin ora nella mia vita ha sempre trovato una collocazione presto o tardi. Sarà così anche adesso. Forse dovrò stringere i denti per sopravvivere alla paura della solitudine e alle mille altre che mi accompagnano ogni giorno, ma un giorno vorrei potermi guardare indietro e pensare di me che, anche nei momenti in cui di più ho desiderato cedere alla vigliaccheria, ho sempre fatto tutto per resistere alla tempesta e cadere in piedi. 
Ho già fatto abbastanza errori, forse è il momento di cominciare a raccogliere quel poco di insegnamento che la mia testa vuota è in grado di assorbire suo malgrado.