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Non sono in grado di fare poesia, e se anche volessi tentare di descrivere quest'attimo non basterebbero le parole che conosco.
Ti stavo aspettando, e adesso sei qui.
Non andare via.
PROFEZIA, fatta qualche giorno fa e non pubblicata per l'inutile scrupolo morale del -vabbè magari sono pippe, vediamo comunque come va- che si è trasformato nel gigantesco finale (neanche tanto a sorpresa) -grattiamo il fondo del barile e crediamo a Babbo Natale-.
Lascio integralmente la parte.
"Non puoi sapere il perché di questo pizzico di ipocrisia con cui schermo la situazione reale, il tappeto sotto cui sto nascondendo la polvere. Lancio però dei segnali di fumo. Un amo assolutamente palese, non insulterei mai la tua intelligenza con trappoloni che ai tuoi occhi risulterebbero palesemente grezzi e prevedibili. No, non c'è bisogno di sottigliezze inutili in questo caso, è come giocare a carte scoperte, guardandosi negli occhi. Nessuna pokerface, nessun sotterfugio da quattro soldi. Io so che tu sai che io so.
E tu di sicuro sai come mi sento ora. E "perfettamente bene, grazie!" non è la risposta.
Non sono disposta a spingermi oltre nei miei tentativi di far funzionare le cose. Siamo in due, o almeno dovremmo essere in due, quindi la fatica va spartita. Se si vuole ovviamente.
Per il momento è difficile sentirmi parte di qualcosa, anzi mi sembra tanto di star giocando da sola per la maggior parte del tempo, ma vorrei davvero che le cose andassero nel verso giusto. E c'è un solo modo corretto di sentirsi in situazioni del genere, c'è un solo stato d'animo possibile che deve dominare tutti gli altri, per entrambi. E ferire non è il modo giusto per raggiungere questo risultato."
Bene, contro ogni logica, contro ogni buon senso, ho fatto ancora qualche passo verso il baratro, sperando -o solo immaginando- che tu fossi alle mie spalle, pronto a poggiare una mano nella mia e a tirarmi indietro quando fossi arrivata al bordo e alla inevitabile caduta. Ora le hostess nella mia testa mi augurano un piacevole volo, che simpatia.
Ammetto di aver lasciato correre la fantasia abbastanza, con dei freni necessari ma d4ecisamente laschi una volta tanto, perché è giusto anche sperare, sognare, fantasticare come una ragazzina visto che per la maggior parte del tempo devo fare l'adulta compassata di sto cazzo. Ma un po' di confusione c'è stata, indipendentemente dai miei voli pindarici. La paura nelle cose nuove c'è, ci deve essere, altrimenti saremmo una manica di pazzi furiosi che non fa altro che lanciarsi nel vuoto dalla mattina alla sera, ma non può condizionare estremamente l'esistenza. Se è di paura che si tratta ovviamente... non ho la presunzione di credermi tanto perfetta e tanto desiderabile nella vita dell'umanità intera da non sapere che posso semplicemente non andar bene. Ma non sono stupida e traggo le mie conclusioni da qual che vedo.
Partendo dal presupposto che fosse tutto vero (altra variabile impazzita: la menzogna. Fingiamo che sia tutto reale e non complichiamoci la vita ulteriormente per ora.) ci sono stati momenti in cui ci ho creduto davvero, non perché abbia particolare fiducia in te, ma perché le circostanze mi hanno fatto pensare che stesse tutto prendendo una piega concreta. Quanto posso darmi della stupida, se certe cose sono successe e certe altre sono state dette e fatte?
Eppure me lo dico da ore che sono una povera cretina ad aver tentato il tiro di dadi, fallendo miseramente.
Vorrei solo sentirmi meno misera, meno vuota, meno meschina... meno sola.
Vorrei solo fare una scelta fatta bene, vorrei solo che questo telefono squillasse, nella vaga, vaghissima speranza che non sia stata tutta una pallida illusione, che io non sia di nuovo qui, a darmi la colpa di tutto questa voglia di amare, di cui non so più che farne.
Non so di preciso come iniziare questo post. Per determinati argomenti non ci sono frasi ad effetto che tengano, bisogna fare le cose un po' alla carlona, rompere il ghiaccio e sperare che il monologo venga fuori autonomamente.
Sono in ansia per questa partenza, questo viaggio che non posso definire propriamente "di lavoro" perché l'unica definizione che mi sembra corretta è "catartico".
Ottocento chilometri, parte dei quali solcherò personalmente, che ci separano da un' esperienza nuova, sicuramente eccitante ma anche decisamente spaventosa.
Sarà che quella lucina rossa sta perseguitandomi senza pietà, di giorno e di notte, agitando il mio sonno e condendolo di simboli ansiogeni (tunnel, cunicoli, piccole gallerie come uniche vie d'uscita/entrata per posti indispensabili da raggiungere); sarà che una cosa così nuova e così grande proprio non te la puoi gustare se prima non mastichi un po' del tuo stesso stomaco per l'eccitazione...
O forse semplicemente mi trovo davanti alla solita problematica, ovvero il dilemma dello Scuncillo: la componente genetica dell'isolana prende il sopravvento, inizia a scalpitare -come da copione- per emergere e avere la meglio. Mai, MAI mettere a rischio lo status quo.
Perché variare? Perché venir fuori dalla rassicurante routine di questa quotidianità stabile e faticosamente conquistata? Milano? Televisione? Diretta? Chi mai potrebbe desiderare tutto questo? Solo un folle cazzo!
Quindi, ogni volta che qualcosa di nuovo bussa allegramente alle porte dell'esistenza, qualcosa di vecchio rispunta fuori e cerca di bloccare la serratura con un piede di porco arrugginito, sghignazzando.
E quindi parte la controffensiva, la razionalità tira fuori le unghie e inizia a contrattaccare, brandendo ogni brandello di buona ragione contro l'istinto, che intanto preme sugli argini della mente cercando di sfondare le barriere e dilagare fino ad annichilire ogni logica resistenza.
E dove sono io in tutto ciò? Me, il povero ospite di questo scontro fra titani, un misero ed inutile involucro di carne che non ha parte alcuna -né potere tantomeno!- in questo palcoscenico delirante, in questa lotta senza quartiere.
I miei pensieri gangsta, con tanto di bandane e collanoni d'oro, sparano senza pietà sulla folla, correndo in una caddy lucente sulle sinapsi, diffondendo il panico. E la pula, il fascio, la madama neuronale è all'inseguimento e li soffoca a manganellate appena arrivano a portata di braccio.
E io sto li, tremebonda in un angolo, seduta per terra, schiena a muro, dondolando nel migliore stile Rain Man - assolutamente i fottutissimi 8 bastoncini! almeno quelli cazzo! - aspettando che il peggio passi e una delle due parti abbia la meglio e mi lascino finalmente rifiatare. Sono alla mercè di me stessa, che brutta cosa.
Mentre in me si estrinseca a suo modo una delle tante forme del dualismo di Empedocle, io trovo riparo dove posso: libri, serie, fumetti, gattini. Oggi nulla di tutto ciò funziona, quello a cui vado in contro è un pelino fuori dell'ordinario quindi la solita sbobba non basta.
Mi guardo intorno leggermente disperata, sfregando le mani nel tipico gesto degli ossessivi compulsivi senz'appello e, un secondo prima di gettare la spugna e abbracciare l'idea di catafottermi dalla finestra per mettere fine a tutto questo, un pensiero mi travolge...
Più che un vero e proprio pensiero è una serie di impressioni e ricordi fugaci, che formano immagini nella mente, ovattando i rumori della battaglia e incasellando i tasselli al giusto posto: un profumo mi solletica il naso, il fantasma di un gesto rievoca un ricordo tattile sulla pelle, una frase, una sola frase che mi ha spiazzata (pensavo di essere la sola a notare certi dettagli, certi ritmi interni, ma poi...) una penombra condivisa e l'eco di una risata profonda e vibrante.
Apro finalmente gli occhi. Qualsiasi cosa dovesse accadere domani, in qualsiasi momento tutto questo dovesse aver fine e per qualsiasi motivo, oggi sono stata veramente felice.
In troppi lo hanno detto per poter citare alla lettera, ma il succo è che la qualità della vita non si misura in base a quello che possiedi, bensì in base ai rapporti che intrecci.
(Quello che conta, in fondo, è sempre provare.)
Eccoci. Siamo sopravvissuti, non si sa come e non si sa perché, a questa nuova ondata di follia primaverile chiamata Comicon. Quando noi si sia deciso di metterci volontariamente in ridicolo, esponendoci allo scherno di grandi e piccini e al pubblico ludibrio non mi è dato sapere. Fatto sta che qui non si batte la fiacca e ce la si mette tutta per rendere epica una vita altrimenti noiosamente normale.
Il racconto di certi straordinari accadimenti di cui sono stata partecipe si svolgerà diviso in capitoli, per meglio permettere a me di organizzare le idee ancora confuse dalla stanchezza e a voi di dare una collocazione temporale a questo caos epico chiamato Comicon.
INTRO. GIORNO DI MONTAGGIO
6:00 di mattina, una sveglia suona in quel di Rione Alto. Uccellini polifonici svegliano le due improbabili cenerentole addormentate come sassi in un salotto a caso. Cercare di ignorare quegli acuti meccanici è uno spreco di energie talmente insostenibile che decidiamo di sollevare le membra e iniziare la giornata. Dopo vari incontri/scontri per accaparrarci un posto in bagno e diversi incidenti domestici (dovuti perlopiù ad indruppicamenti vari in un cane paglioloso e sovreccitato) usciamo di casa, alle 7:01
Il viaggio è apparentemente quello di sempre: tangenziale-autostrada-boscoreale; unica differenza è che stiamo andando a recuperare un gigantesco Trono di Spade, ma il dettaglio è ancora trascurabile. Arrivati al magazzino ci arrabattiamo per far salire tutto sul camion, Gigantesco Trono compreso e ripartiamo alla volta di Mostra. Miracolosamente i materiali arrivano senza incidenti e possiamo procedere allo scarico.
Momenti Epici:
- i chiodi che abbiamo miracolosamente trovato già posizionati nelle zone in
cui sarebbero stati assolutamente indispensabili, e che ci siamo limitati a "mettere in sicurezza" ("in caso che qualcuno tipo salti e dia una capata alla colonna aprendosela su questo chiodo, che era già qui da prima." Leonardo cit.)
- gli scaricatori che hanno fatto la pausa pranzo con pizza nella nostra zona Pathfinder, smerdando qualsiasi cosa con la salsa, e la vena sul mio collo che si gonfiava goccia dopo goccia (ma dico, il truogolo dei maiali no?)
- il piccione che ha cagato anche il panettone del '62 sulla Barriera, subito dopo che l'avevamo meticolosamente lavata, disinfettata e risciacquata (della serie magni grazia di dio e caghi diavoli...)
- il culo di Giovanna. E' sempre epico.
Dopo aver dato un senso ai nostri 30 metri lineari di colonnato abbiamo abbandonato campo di regata, tornando a casa per prepararci all'apertura della fiera...
PRIMO GIORNO. NASCUNNIT E CURTIELL.
Alle 9:00 arrivo a Mostra. Buona parte del gruppo è già li che attende sotto il sole. Ci aggiriamo qualche minuto senza scopo, ciurliamo nel manico quanto basta perché io mi senta autorizzata ad andare a scassare un po' le palle ai cancelli. Intercetto il nostro referente, entro. Dopo una breve colluttazione amichevole mi vengono consegnati dei pass e dei bracciali che, ignara, distribuisco secondo uno schema che nella mia testa aveva senso. Ai cancelli non ci fanno entrare, pass e bracciale vanno assieme. Torno dal referente che mi da qualche altro pass+bracciale. La situazione varia impercettibilmente, anche perché qualcuno riesce ad entrare con manovre di dissimulazione che tutt'ora mi sfuggono. Dopo un'ora passata a colluttare sempre meno amichevolmente alla porta riusciamo ad entrare tutti, molti con pass e bracciale, altri in modalità stealth.
I nervi sono già provati, tanto è vero che arriviamo alla postazione, montiamo, ci vestiamo, e iniziamo ad ululare fra di noi senza motivo apparente. Dopo che fulmini e saette sono volati in tutte le direzioni ci calmiamo, ci guardiamo in faccia e viviamo uno di quei momenti di telepatia salvavita. Nella mia testa risuona il motto dei The Jackal "dobbiamo restare uniti!!". E il Comicon ha finalmente inizio.
La gente entra, inizia a farsi fotografare sul Gigantesco Trono senza che questo prenda fuoco, parte un torneo di Pathfinder e riusciamo anche ad organizzare un paio di tornei di spada, nonostante i nostri competitors abbiamo altoparlanti e casse di cui noi siamo sprovvisti. Ma la figaggine domina e il primo giorno passa senza intoppi.
Momenti epici:
- Augusto Izzo che, indomito, inforca il mantello e inizia a girare per la fiera agitando lo strascico e declamando "I'm the King in the Nooooooorth!"
- Mauro Cozzolino aka Re Robert Baratheon che si mette a ballare sulla pista della Wii
SECONDO GIORNO. AL CENTRO, PRONTI, A VOI!
Ore 9:00, di nuovo. Ai cancelli, di nuovo. Senza ingressi, di nuovo.
Piovvero polpette e volarono carciofi, si cercò di risolvere il problema. Si riuscì. Sorvolerò sul come e perché, ho un solo fegato e occupa già troppo spazio al momento.
Il secondo giorno ci ha colti meno impreparati. The King in the North e Kahl Drogo sono giunti a noi recando meraviglie tecnologiche degne di un palco. Casse e mixer vennero posizionati, venne creata la piattaforma audio meglio organizzata del Comicon e si diede inizio alle danze.
Si inizia con una serie di incerti cambi al microfono e diversi errori di pronuncia sia del nome dell'associazione che del nome del progetto (un minimo di ansia da palcoscenico e nessuno riesce più a collocare una Esse finale al giusto posto) per finire con l'appioppare il temuto gelato del terrore ad una purpessa ignara, che passava di li per caso ed era intenta a purpeggiare in giro per altri importantissimi affari. Troppo tardi. Da quel momento in poi è iniziato il più grande smerigliamento di prostata dell'intera fiera. Siamo andati completamente in loop, incuranti del volume, degli altri standisti, della folla.
Momenti epici:
- "..iscrivetevi al torneo di spada LARP dei Cantori del Westeros, in palio per voi una fantastica Patana!"
- Standista a caso, rivolgendosi a me: "scusa, ma non è che puoi fare un minuto di pausa? abbiamo capito che c'è il torneo..." Io "No. Morirò aggrappata a questo microfono, e porterò con me quanti più di voi è possibile"
- Ygritte, in un momento di svenimento: "Prendetemi a schiaffi!"
- i capelli a vulcaniano di tizy e giovy. Non aggiungo altro.
- il pezzo di plum cake che ho porto a Martina/Cersei che ha perso la presa e lo ha fatto precipitare nei meandri delle sue discrete tette. Una squadra di soccorritori è ancora all'opera, ma al momento non abbiamo notizie di un ritrovamento certo.
- I bacetti amorevoli che si sono lanciati Giuseppe (Mua's boyfriend nonchè tuttofare non ufficiale dei Cantori) e Giuseppe/Drogo. Non ce la faccio.
TERZO GIORNO. EFFETTO DOMINO (O DAMIANO).
Il terzo giorno inizia alla solita maniera, ore 9:00 ai cancelli, questa volta muniti di pass e bracciali abbinati secondo le giuste regole di cromia (grazie sopratutto a Federica Ferruzzi che ha fatto un grande lavoro di taglio e cucito per rendere invisibili i rammaggi vari)
La giornata è afosa, c'è una cappa di calore immensa e l'aria si respira a cucchiaiate, avendo raggiunto la densità delle gelatine alla frutta.
Inforchiamo le nostre uniformi, che dopo 2 giorni di caldo e fatica vengono trasportate in pratici contenitori di piombo immersi nell'azoto liquido, e ci mettiamo a lavoro. Passano appena un paio d'ore prima che alcuni di noi inizino a seguire l'esempio dato da Ygritte il giorno prima: le ginocchia vanno in pliè, i bulbi oculari si rovesciano e ci ritroviamo stesi sul cemento a fissare il soffitto della Barriera. Fra perdita di sali minerali come se piovesse, sole in testa e simpatici corsetti era solo questione di tempo. Ho un vago ricordo di Teresa/Sansa che mi lava i capelli con una bottiglia di acqua Prata, Tiziana/Daenerys che azzanna un gigantesco sfilatino osservando la scena con interesse e una palla di zucchero filato che Renato Zero mi porge. Ma forse sono un po' confusa.
Anche la Vichinga romana Marianna ha un cedimento improvviso, il che ci segnala che la fine è disperatamente vicina.
Tuttavia, dopo un rapido pasto leggero (un paio di panini, mottini, biscottini, bambini...il solito insomma) torniamo indefessi alle postazioni. Io esco in borghese e mi piazzo al mixer con le fedeli compagne di avventura Marianna e Martina e iniziamo a spammare nuovamente le varie attività. Dopo due giorni di tornei iniziamo a riconoscere alcuni volti, che nel corso della fiera diventeranno tragicamente familiari...
Molti dei partecipanti hanno suscitato il nostro stupore più profondo quando, dopo aver visionato il loro modo di compilare le liberatorie per competere, ci siamo rese conto che avrebbero dovuto firmare con una X dato il livello medio di alfabetizzazione (o è proprio la modulistica che vi mette in difficoltà povere stelle?)
Per punizione abbiamo storpiato i cognomi scritti nelle clasiche zampe di gallina e li abbiamo affibbiati ai proprietari per tutta la durata del torneo.
Un encomio speciale va al nostro preferito, lo sfigatissimo Damiano Napoli (in realtà si chiama Demetrio ma continuo a sbagliare nome) che ha tentato con tutte le forze di arrivare a vincere la Katana/patana/banana, ma che si è trovato ogni volta miseramente travolto dalla calamità naturale Peres, ovvero lo schermidore che combatte tenendosi il pacco per non perdere i pantaloni e vince pure. Praticamente l'Oliver Twist degli spadaccini, e lo avevamo noi...
Data l'interessante presenza fisica del sunnominato Damiano e la sua sfiga cronica, in MariannaLaValkiriaRomana è partito l'omone, il complesso della crocerossina, insomma la fregola e ha iniziato a proporsi come premio di consolazione per il povero cucciolone dagli occhi blu.
Momenti epici:
- Carolina Satta che è diventata grazie a me Caterina Satta.
- "vince il Torneo di Spada dei Cantori del Westeros Francesco Peres"
- "vince il Torneo di Spada dei Cantori del Westeros Francesco Peres"
- "vince il Torneo di Spada dei Cantori del Westeros Francesco Peres"
- "Francesco Peres è pregato di allontanarsi dal banco delle iscrizioni...."
- Io: "Francesco Patato vince lo scontro" Lui: "sono Petito" Io: "... no, da questo momento sei Patato. La prossima volta non scrivere in kilngon"
- il momento in cui i ragazzi della security del torneo stavano per collassare sotto al sole: Leo/Oberyn dello stesso colore della casacca e Marco/Jaimie che perdeva taglie a vista d'occhio sudando nella guadrappa di ecopelle.
- noi alla consolle che mandavamo Lex/Jon a rifocillare "i ragazzi" con acqua, che lui dava ai partecipanti al torneo...
- Francesco Viserys che andava in standby appoggiato sul tavolo di Pathfinder oppure in posa nella zona Dothraki per 3 ore di fila, senza muovere un muscolo e, si sospetta, anche senza respirare.
- Salvo/Jorah che ha arbitrato uno scontro singolo e, distratto da un compagno, ha lasciato allo stato brado i contendenti, che hanno iniziato a spaccarsi la faccia a spadate senza pietà.
- Paolo Benjen Stark che era l'unico fra 44 di noi che era entrato talmente bene ne personaggio da fare la ronda alla Barriera senza sosta...avanti, indietro, primo giro con sigaretta, secondo giro con guanti alla cintura...pausa per scrutare l'orizzonte e poi via, di nuovo, verso nuove avventure nella terra dei bruti...
- i 5 etti di cacuette che Robert Baratheon ha fornito a me e Cersei, devastate dagli eventi, e che abbiamo condiviso con qualche fortunato al banco della truccatrice.
- le stesse cacuette che sempre Re Baratheon mi ha simpaticamente lanciato nel corsetto a più riprese, approfittando della mia quasi morte celebrale da stanchezza.
QUARTO GIORNO. NATO A SPAGNA.
No cioè. E chi immaginava che il lavoro in assoluto più divertente fosse fare il burocrate?
Anche il quarto giorno per me è passato al microfono, insieme a Peppe deCarolina e Martina deRoma, senza i quali avrei fatto un casino epico con i tornei di spada e avrei staccato la testa a gente random per l'isteria.
Visto che la povera Martina era stata eletta collaboratrice domestica di Robb Stark ed era intenta a ricopiare i difficilissimi indizi della neonata caccia al tesoro dei 7 fottutissimi regni, mi sono trovata a gestire le liberatorie che gli spadaccini de noaltri dovevano firmare per ammazzarsi in tutta sicurezza.
Oltre ai cognomi scritti con la calligrafia di un afasico motorio grave o comunque in un alfabeto non esistente (motivo per il quale molti giocatori sono stati ribattezzati senza pietà alcuna) la parte più divertente era costituita dalle risposte ai complicatissimi quesiti formulati dal modulo, esempi:
- D.J.F. (punteggiamo per la privacy dai): Nato a.........SPAGNA
(tua madre si è data un bel da fare a correre in giro per un paese intero per metterti al mondo. Forse ha fatto come Achille quando uccise Ettore, e ti ha trascinato in giro attaccato al cordone. O magari ti ha partorito paracadutandosi sul paese).
- F.P. ll cui documento era stato emesso il 12/03/09, dal 12/03/15. L'unica carta d'identità emessa da una data piuttosto che da un comune.
Innumerevoli sono stati coloro i quali hanno posto LA domanda: cos'è C.I.? come riempio questo spazio punteggiato senza sapere cosa mi stai richiedendo?? Cosa saranno quelle due infide lettere maiuscole puntate che mi guardano con aria minacciosa?
In pratica, come dicevo prima, mi sono stupita che molti di loro non firmassero con una semplice X traballante.
Intanto, a pochi metri dalla consolle, era in pieno fermento la caccia al tesoro, pilotata dall'unico e solo King in the North. Damiano/Demetrio Napoli era uno dei concorrenti che, pur essendo arrivato in ritardo, ha bruciato completamente le altre squadre stravincendo alla grande. Colte di sorpresa da questa stravagante fortuna dello sfigato nazionale, io e Martina ci siamo guardate intorno, consce che qualcosa era cambiato...mancava Marianna. Fare il collegamento è stato semplice: Marianna di sicuro stava tampinando il suo amato, facendo arrivare la sua squadra per prima agli stand dove erano nascosti gli indizi. Fortunatamente alcuni minuti dopo la Valkiria è ricomparsa, azzannando una montanara, con il volto cosparso di farina e olio di frittura. Ha negato ogni coinvolgimento nella vittoria di Demetrio, affermando in sua discolpa che se avesse perso avrebbe potuto ritentare ad offrirglisi come premio di consolazione (e ha fatto il classico gesto di sfilarsi la maglia, con ancora in mano la pizza e masticando come un lama. Vogliamo ricordarla così)
Dopo la vittoria, del tutto inaspettata ovviamente, di Peres che ha posto fine ai tornei, abbiamo iniziato a dar fuori di matto, come ogni volta che la fine della fiera si avvicina. Il pc di Martina/Cersei è stato collegato alle casse e abbiamo fatto partire la musica (addio e grazie di tutto il pesce sarà la nostra colonna sonora a vita) perdendo ogni residuo di serietà, ogni brandello superstite di decenza, ogni spirito di professionalità. Gente si è lanciata in balli scatenati, abbiamo fatto dei can can e messo in pratica altre preformace per cui eravamo fisicamente inadatti, finanche sotto la pioggia, fino a che la ragione ha avuto la meglio e abbiamo iniziato prima a smontarci noi e poi a chiudere baracca.
Ovviamente, come da tradizione, il casino che ci portiamo dietro nel post fiera si è trasferito da Mostra allo Zen II per la classica mangiata di Giappo conclusiva.
Momenti epici:
- la pioggia che ha iniziato a cadere a gocce di circa un gallone, proprio mentre eravamo sul palco, e la folla che ha tentato di sfondare le scenografie per ripararsi sotto i porticati.
- la ciardona iscritta alla caccia al tesoro che ha rischiato l'infarto per percorrere i 30 metri di scenografie alla ricerca degli indizi, nonostante la specifica che gli stessi erano stati dispersi DAPPERTUTTO nella fiera TRANNE che nelle nostre scenografie.
- la sfida a spadate fra me e Giovanna, che mi ha simpaticamente perforato il plesso solare con un affondo decisamente sleale. Ricordate di puntare alle zone vitali con quella piccola e agile stronzetta (in tutto ciò combatteva con i capelli a vulcaniano, le lentine rosse e l'eccitazione da adrenalina sul volto satanico)
Forse nella narrazione ho saltato qualcosa di fondamentale, forse il racconto è troppo incentrato sul lato della fiera che ho potuto vedere con i miei occhi, ma come per ogni anno c'è qualcosa di obiettivo, qualcosa di oggettivamente misurabile: è stata un'esperienza esilarante e coinvolgente, quest'anno più che mai visto che ho conosciuto molte altre persone che in tanti mesi hanno iniziato a far parte della mia vita con costanza e regolarità e con cui spero di poter replicare, qui o altrove. Stiamo mettendo su una squadra di tutto rispetto e mi piace pensare che le persone di cui è composta, almeno in parte, possano essere anche amici. Nella vita ho imparato a misurare il valore delle persone e, per quanto io possa essere stata spesso insopportabile ed eccessiva, vorrei che tutti sapeste che mi è piaciuto moltissimo lavorare con ognuno di voi. E mi è piaciuto ancora di più NON lavorare con quelli che ho avuto l'occasione di frequentare al di fuori del progetto Got. Certi giorni/sere/notti resteranno nella mia top ten personale per molti anni a venire e spero che ce ne siano altre da aggiungere alla lista.
Vostra
F.