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A quanto pare la vita ci insegna che cambiamento è sinonimo di miglioramento, quindi sono andata a cercare qualche frase celebre per avvalorare questa teoria. Grandi pensatori ci hanno lasciato in eredità frasi cariche di significati per trasmettere ai posteri la loro saggezza. Qualcuno avrebbe preferito una cosa di soldi, ma se hai i limoni ti fai la limonata...
Eraclito disse: Io stesso muto nel momento in cui dico che le cose mutano.
Wilde disse: L'unica cosa immutabile nella natura umana è la sua mutevolezza.
Sthor disse: L'infelicità è figlia della paura di cambiare.
Fuller disse: Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa , costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta.
Darwin disse: Non è la specie più forte che sopravvive, nè la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti.
Churchill infine disse: Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare.
Gli aforismi a volte sembrano adattarsi perfettamente alla nostra personalità, ai nostri grandi momenti, al nostro spirito. Alcune persone si sentono confortate da queste frasi, o da quelle delle canzoni che sono anch'esse aforismi se ci si pensa.
Io penso solo che abusare del rifugio offerto dalle frasi altrui sia un modo comodo per evitare di esprimerne di proprie.
Ancora oggi mi stupisce il fatto che le le cose più cambiano più restano le stesse. Le situazioni si ripetono, magari gli attori sono diversi, ma la sostanza resta misteriosamente invariata. Qualcuno piange, qualcuno ride, qualcuno si ammala e qualcun'altro ti pugnala alle spalle, in un moto perpetuo che si avvolge su se stesso, all'infinito. Allora si potrebbe anche dire che Cambiamento è il contrario di cambiamento, che questa parola rappresenti un paradosso linguistico.
Per fortuna ci evolviamo fino ad imparare una cosa fondamentale, ovvero la capacità di prevedere le situazioni. Quante volte un essere umano deve fare lo stesso errore prima di saperlo riconoscere a priori? Immagino che dipenda dalla tempra di ognuno. Io avrò scarse capacità di apprendimento suppongo.
Mi stupisce sempre la rapidità con cui ci adattiamo alle situazioni: a seconda delle necessità del momento ci si trasforma nell'oggetto del bisogno, passando per una piccola fase di choc, una transizione inevitabile. In questi giorni ho guidato, corso, stretto i denti, fatto quello che dovevo fare riuscendo a mantenere i nervi saldi nonostante la burrasca che ha colto nuovamente nel segno.
Il momento più strano è stato portare fuori il cane (sarà ridicolo ma è così). Gli animali subiscono i problemi dei padroni e ne soffrono ugualmente le pene, ma godono comunque delle loro piccole gioie quotidiane. Il labrador che abbiamo adottato è l'ombra di mio padre, quando sente il suo odore sulle nostre mani impazzisce letteralmente, ma il suo oggetto del desiderio al momento non è disponibile, il che lo mette in uno stato di prostrazione tanto profonda quanto ridicola. Si deprime proprio come un essere umano, solo è meno rompicoglioni. Ho deciso di portarlo a passeggio l'altro pomeriggio. Dopo aver fatto circa 2 km a piedi (tira come un cavallo quel maledetto) siamo scesi su una spiaggia. Ora, il labrador è un cane amante dell'acqua, se non avesse i peli sarebbe praticamente una rana...pare - si mormora - che sia anche intelligente, cosa che però non posso confermare tramite l'esperienza, visto che non è una qualità che spicchi particolarmente in Jack (si, si chiama così, non gliel'ho dato io il nome).
Credo di avergli lanciato praticamente mezza spiaggia, ogni sasso lo inseguiva nuotando per metri e poi mordeva l'acqua dove lo aveva visto cadere, sperando di recuperare qualcosa. Un classico dei cani è di emergere completamente zuppi dall'acqua e venire a scrollarsi il più vicino possibile al padrone, cosa che Jack ha preso come una missione, tant'è vero che sono tornata a casa ridotta una schifezza. Morale della favola, molto tempo e svariati sassi dopo la nostra partenza, giunti a casa io ero con un piede nella fossa, mentre lui avrebbe voluto giocare altri 5 o 6 giorni di fila. Dicono che avere un cane sia salutare, è un'altra cosa che non sono certa di poter confermare...
Ok, manteniamo la calma. Sono qui, impotente come Berlusconi senza Viagra, a maledire il mondo nella sua totalità da mane a sera. Non so esattamente cosa di sbagliato ci sia in questa primavera, in me o negli infiniti moti astrali che si congiungno sempre nella costellazione del cucuzziello, terza cuspide della presa nel didietro, fatto sta che i muri mi crollano, i bagni esplodono senza sosta e il cielo latita ostinatamente.
Odio profondamente gli ospedali, con tutta la loro utilità e necessità, ma quell'odore di medicine, quello stato depressivo-andante e quei camici bianchi mi inquietano sempre molto, non posso farci niente. Sono arrabbiata, perchè non ho abbastanza forza d'animo, perchè la mia voce si riduce ad un filo ogni volta che dovrebbe risuonare forte e chiara, perchè mi scuso quando dovrei mandare a cagare per direttissima, perchè non mi ricordo più com'ero prima, quando non dividevo il peso con nessuno, quando ero più forte, più solida. Eppure so che sono così, so che ho visto tante cose e ne ho fatte altrettante che mi hanno formato in un certo modo, non ho mai sentito il bisogno di nascondermi dietro spalle più ampie delle mie con l'ovvia esclusione di quelle familiari. Non sto un passo dietro nessuno, eppure volontariamente mi ci metto, chiedo aiuto ma a chi? Ci sono domande che ho tutto il diritto di fare che mi vengono buttate in faccia come schiaffi, domande inutili e confuse che però mi salvano la vita... e che male faranno poi? A chi possono nuocere se non a me, che sto reggendo più peso di quanto possa sostenere, che devo confrontarmi continuamente con un passato vicino e lontano di lutti e confusioni, che devo assumermi responsabilità che molte persone per loro fortuna alla mia età non sognano nemmeno.
E quindi eccomi, l'anima che mi inaridisce mentre scrivo, i fiumi di lacrime che si seccano, per lasciare il passo ad una visuale aperta, chiara e limpida, proprio quando ne avevo bisogno. La rabbia mi salverà ancora una volta?