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Bha. Io mi perplimo moltissimo.
Non sarò troppo esplicita, nel caso questo post finisse nella mani sbagliate.
Ma guardiamo un momento ai fatti:
Un giorno hai una palla al piede che ti trascina sul fondo dell'abisso; il giorno dopo sei libera e il giorno dopo ancora ti fai ammanettare. Ok diciamo che "giorno" è una misura orientativa che va da sei mesi ad un anno... così ci capiamo.
Da un lato sono contenta, perché in un post di poco meno di un anno fa mi riproponevo di non chiudere le porte, non guardare alle persone con davanti lo schermo della Morte Nera, eccetera eccetera buoni sentimenti con la pala.
Ok Me del passato, ci hai preso, ti sono stata a sentire. E mo? Come la metto a nome?
Io il passo l'ho fatto, ho lasciato la porta socchiusa in barba ad eventuali ladri e stupratori, ed è arrivato. È qui. E io non so gestirlo. Per la prima volta nella mia vita non so gestire una cosa del genere.
Non che fossi maestra prima, ma almeno sapevo per grandi linee che stavo facendo. Qui non ho il controllo di nulla, nemmeno della mia cazzo di bocca che fa e dice quello che vuole, non curandosi minimamente del mio cervello.
Il problema più grande è che faccio fatica, mai come questa volta, a staccarmi da un'idea a cui avevo del tutto rinunciato negli ultimi obscuri et terribili anni.
Avevo smesso di desiderare quella connessione speciale che c'è fra due persone, che ho avuto la fortuna di provare in passato, eoni fa, ma che sembrava essere la classica leggenda metropolitana. La vorrei adesso. Vorrei poter accendere l'interruttore e farla partire. È come se fossi in attesa che accada qualcosa di simile, e contemporaneamente terrorizzata dal pensiero che potrebbe non accadere mai. Dopotutto siamo pianeti alieni l'uno dall'altro. Chi sei tu? Non lo so, lo sto capendo un giorno alla volta. Però con te non so ancora parlare. Forse è meglio, quello che ho da dire è troppo, troppo articolato, pippaiolo e contorto. Forse il segreto è parlare lingue diverse? O in questi anni mi sono illusa di essere qualcosa di speciale e invece sto precipitando nel baratro dell'ordinario?
Probabilmente sono psicopatica, ma senza carte a provarlo rimarrò a piede libero a mio rischio e pericolo.
Fatto sta che mi perplimo moltissimo. Sento di dover fare qualcosa di spettacolare per giustificare questo suo interesse, perché ancora non arrivo a capire come sia successo tutto ciò. Le persone che incontro io hanno (quasi) tutte una cosa in comune: pensano che dire certe cose sia inutile, si fanno fermare dall'imbarazzo o dalla noia, non lo so. Quello che so io è che il giorno in cui qualcuno capirà questa semplice verità avrò trovato l'uomo della mia vita.
Io da parte mia do sempre il beneficio del dubbio, il tempo per arrivarci, seppur nella mia follia uterina. Finché non inizio a desiderare qualcosa di diverso. E in questo caso non voglio desiderare niente altro. Il tempo è la cosa più preziosa che ho da dare, e adesso l'ho messo sul piatto. E mo? E mo si aspetta e si spera, come sempre. Chissà se alla mia veneranda età e con le mie belle e simpatiche esperienze alle spalle stavolta vedrò la realtà, o se vedrò quello che voglio vedere, come sempre.
E, come sempre, ai posteri l'ardua sentenza.
Io, intanto, mi perplimo moltissimo. Ma con gioia e amore.
Nelle mille cabale che giorno per giorno faccio sulla mia vita, una su tutte mi ha insegnato tanto negli ultimi tempi. E pensare che non è nemmeno davvero avvenuta! Certo sto migliorando: prima determinate esperienze dovevo farle per trarne un insegnamento, adesso mi basta immaginare e acquisto punti esperienza gratuiti.
Fingiamo che una persona (che chiameremo, per amore del classicismo, mr X) sembrasse interessata ad un'altra (che chiameremo mrs Y).
Ipotizziamo che mrs Y non fosse, come suo solito, interamente consapevole di questo fatto. Anzi ipotizziamo che non ci era proprio arrivata vista la sua intelligenza evidentemente superiore alla media.
La consapevolezza, almeno in parte, di questa misteriosa attività di mr X arriva alle orecchie della sopracitata per conto terzi, in maniera abbastanza spicciola.
Ovviamente, come di consueto, mrs Y fa orecchie da mercante, vuoi perché il pensiero di un qualsiasi mr X è sempre difficile da digerire, vuoi perché la situazione non la affascina particolarmente.
Senza soffermarsi su dettagli inutili, la cosa resta li, nell'iperuranio del non detto, finché un'altra notizia, del tutto prevedibile, arriva. Quel cartellino è stato timbrato.
Ora, la notizia nella vita di mrs Y è di relativa rilevanza, soprattutto dal momento che tutta la situazione si era svolta, potremmo dire, in absentia della suddetta, il che non da il tempo proprio di farci pensierini di qualsivoglia natura.
Però poi nasce una riflessione: e se invece ci avesse pensato? Cosa sarebbe accaduto? E se mr X, seppure con tutte le sue evidenti "particolarità" fosse stato un buon diavolo tutto sommato, che incarnava lo spirito che mrs Y poteva desiderare? È dunque mrs Y così superficiale, come peraltro afferma categoricamente di NON essere, e tanto da fermarsi alla superficie e all'apparenza, senza valutare quelle che sono le caratteristiche veramente importanti in un partner?
Dopotutto la prova fisica l'ha fatta la nostra mrs Y, e ha visto che poco funziona. Puoi desiderare una persona tanto da sentire dolore fisico, ma poi tolto quel sollievo iniziale che resta? Quando le persone non sono compatibili e non ti prendono mentalmente l'idillio dura ben poco e iniziano subito i problemi.
Oltretutto non è la stessa mrs Y a lagnarsi del fatto che odia essere giudicata solo dal suo aspetto che, anche in questo caso, potremmo definire "particolare"?
Quindi deve dedurre che la bellezza è effettivamente un merito, che bisogna valutare tutti prima e soprattutto in base ad essa, e poi in seconda istanza curarsi del resto? Ovviamente questo per mrs Y è moralmente inaccettabile. Se dovesse seguire questo ragionamento, oltre a doversi biasimare per la sua superficialità, dovrebbe anche giustificare tutto il mondo che la giudica per l'aspetto e quindi andare a modificare radicalmente e profondamente il suo, che tanti crucci le causa. E, per aggiungere al danno la beffa, se tutta questa simpatica non si sa cosa di mr X fosse stata effettivamente in atto (mettiamo il beneficio del dubbio per correttezza) allora quella stessa persona non stava giudicando lei secondo i rigidi parametri a cui si sente sempre sottoposta.
Insomma, che sbaglio mrs Y, che sbaglio. Non meritando nemmeno l'onta del sei politico, rimandiamo mrs Y a settembre, sperando che l'estate porti consiglio e giudizio, e intanto auguriamo a mr X di godersi la sua partner evidentemente molto più ragionevole e assennata.
E niente, questa storia, occorsa ovviamente a terze persone e vissuta da me poco se non addirittura immaginata, mi ha insegnato tante cose. Ad applicare più giudizio, a smettere di voler a tutti i costi assomigliare a persone che poi nella vita reale continuano a dimostrarsi quanto mai deludenti e di cercare di recuperare un po' di quei sani valori che tanto pensavo mi appartenessero.
La vita mi sta leggermente incattivendo, ma come al solito do la colpa di questo a me, non agli altri, che si limitano a vivere la loro vita dandomi il posto che pensano io meriti. Se questo non mi basta è un mio problema e sta a me la prossima volta chiudere le porte che lascio tanto stupidamente spalancate, per evitare che la gente ci si infili con tanto di invito alla mano, non pensando di dovermi poi futuri favori o giustificazioni. Il che ci sta, ognuno di noi prende dagli altri quello che gli serve e quando smette di servirgli va via. Siamo un po' tutti le banche di affetto di terzi, a cui poi attribuiamo doveri che per primi non rispettiamo.
insomma dopo tutta questa filosofia serale, scialla, e basta azzeccarsi su cosa fanno o non fanno per noi gli altri. Fottersene sempre, crederci poco e aspettare una nuova soap con protagonisti questi famigerati mr X e mrs Y, così, tanto per svoltare la giornata.
Ascolto musica, qualcosa al pianoforte senza titolo. Ho scelto di farlo per vedere che effetto avrebbe una melodia triste su di me, oggi, ora.
È strano come le cose siano sempre diverse, sempre in movimento. Tempo fa non avrei tollerato nemmeno una nota triste, sarei stata a scrivere con i lucciconi, godendomi quel senso di malinconia che ti porta poi ad aggrapparti ad una speranza sciocca e, di conseguenza, a fare cose stupide.
Oggi no. La musica mi tocca il cuore, come sempre fanno soprattutto i pianoforti, ma non mi fa provare dolore. Qualcosa è finalmente cambiato, il buco nero che avevo fisso nel petto si è ridotto man mano fino a scomparire.
Non so se dire "sto bene" sia saggio, non esiste un giorno uguale agli altri e non possiamo mai avere la certezza di ciò che accadrà domani. Quello che possiamo - e dobbiamo, forse - fare, è sperare. Sperare sempre per il meglio, anche quando tutto sembra stare andando a puttane. E lo dico oggi libera da ogni cappio, negativo o positivo, sperando che sia vero. È troppo facile vedere tutto rosa quando le cose vanno bene, o tutto nero al contrario quando pare che la vita vada a catafascio. Quello non ci definisce in alcun modo. Sono questi momenti grigi, gli spazi vuoti, dove possiamo riflettere con lucidità ed essere obiettivi sulla vita. Oggi quindi, senza nessun preconcetto, dico che le cose vanno. Potrebbe sembrare un'affermazione del menga, né carne né pesce, ma posso assicurare che è una gigantesca vittoria, perché arriva dopo tanto buio.
Avete mai vissuto un'oscurità emotiva? Io si, tante volte, per motivi diversi, gravissimi come la morte di persone care, meno gravi ma dolorosi come perdere un amore o un'amicizia. Ma mai mi era capitato di implodere in maniera così totale, di avere brutti pensieri, estremi, dalla mattina alla sera. Senza nemmeno sapere perché, e dovendo dare delle pseudo spiegazioni razionali a qualcosa che poco aveva di razionale. Mi sono sentita soffocata, derubata, infetta. Mi ha fatto male soprattutto l'impotenza, il non poter agire in nessun modo per cambiare le cose, dovendomi limitare a subire gli eventi. E in questi casi anche la persona più forte può fare solo una cosa: punirsi. Mi sono punita senza pietà, inconsapevolmente, per mesi. Ho rischiato di perdere tutto ciò che avevo faticosamente costruito, tutto ciò che avevo conquistato, senza più la forza di combattere. E tutto per il motivo più futile.
Eppure, di fronte a questa esperienza, mi accorgo che ancora una volta non solo ne sono uscita, ma che non ho perso la speranza. Non voglio che altri paghino per errori che non gli appartengono, non voglio camminare nella vita che mi ritrovo terrorizzata da precedenti infelici, che rischiano di macchiare tutto il resto. Non voglio avere paura. Lo scrivo per tenerlo a mente quando sarà il momento, quando dovrò saltare di nuovo (e me lo auguro vivamente) sperando che questo post di oggi, domani sia una spintarella al momento giusto per la me del futuro. Alla fine c'è una sola cosa di cui mi fido in maniera totale ed incondizionata: me. Con tutti i miei errori, le mie ipocrisie e le mie contraddizioni, ma mi fido. Sento il cuore nel petto che batte ancora, che non vuole smettere e vuole battere ancora più forte, più veloce. Mi auguro di emozionarmi ancora, di lasciare aperta la porta, perché la persona o le persone che stanno dall'altra parte possano vedere la luce attraversare l'intercapedine e avvicinarsi. Per chi vorrà e avrà la forza, ci sarà sempre qualcosa di bello dall'altra parte. È quanto posso promettere da parte mia, di regalare sempre una parte di me, magari piccola, ma sempre vera.
Io sono qui, e aspetto.