martedì 5 novembre 2013

Di sogni che si avverano, campi Rom ed altre rocambolesche avventure

Lucca, un sogno bagnato di ragazzina che finalmente di avvera. Improvvisamente inizia, finisce in un batter d'occhi e lascia dietro di sé una riserva di aneddoti quasi infinita, insieme ad un carico di esperienze del tutto nuovo.
In primis c'è da dire che abbiamo leveluppato come non mai, il boss finale è stato raggiunto e ne siamo usciti vivi e vegeti (o quasi). Ma andiamo con ordine.
Partiti con il solito camioncino (che ha più nomi di un baronetto inglese: sasaman, dexter, birdy, alitalia etc) seguiti a ruota da Christine (aka la Scenic) e dalla C3, ci imbarchiamo alla volta di Lucca. All'attivo nei vari bagagliai e cassoni avevamo, oltre alle valige personali e al solito Trono, di seguito: 

- un Estraneo gay a grandezza naturale, con un fantastico completino firmato Dream of Winter e lancia abbinata;
- un TARDIS di 2,50 metri taglia M color Indaco Spaziale;
- un Weeping Angel con abitino vintage e ali marmoree;
- tre tonnellate di cibo, di cui una formata esclusivamente da Flauti al latte.

 Carichi di meraviglie abbiamo affrontato l'autostrada, navigatori e cellulari alla mano, pronti a recuperare i vari assistiti assenti in autogrill dimenticati da Dio e dagli uomini.
Ora, come tutti sanno, l'uscita di Lucca Est è situata in un'intercapedine spazio-temporale, visibile ad occhio nudo solo fra le 16:15 e le 17:33 dei giorni pari dei mesi dispari, e comunque preferibilmente di giovedì o, in alternativa, proprio-in-uno-di-quei-giorni.
in genere quel punto della Toscana è raggiungibile pressapoco in cinque ore ma, essendo noi i più secciati dell'universo (e grazie solo al superstiziosissimo quintale di sale buttato in ogni dove) ce l'abbiamo fatta in appena 8 ore e mezza. Un record.

Verso le 18 i telefoni hanno cominciato a bollire causa chiamate dallo staff della fiera che ci voleva veder comparire all'orizzonte. Pur di tardare il meno possibile abbiamo infranto la barriera del suono e fatto manovre trasversali in corsia che Tokyo Drift ci fa tre pippe a testa.
Una volta giunti a destinazione abbiamo scoperto che niente era pronto, quindi abbiamo con tutta calma montato il tardis, giocato a briscola e preso caffè finché non ci hanno dato l'ok a posare il caro trono in zona Warner-Cesarini.


Alle 2 del mattino siamo potuti finalmente approdare alla villa b&b affittata nella totalità per l'occasione, e svaccarci sui letti con brutale gaudio.
Dopo poco più di 4 ore le sveglie hanno iniziato a trillare con fare sprezzante, costringendoci a tirar su le terga per dirigerci a lavoro. 
L'unico aggettivo per descrivere il Lucca Comics è: folle. La quantità di gente che ha assalito il nostro tardis e il trono è pari solo a quella degli emigranti del 1922 o in alternativa all'affluenza di gente nell'Ikea di Afragola la domenica mattina.
Inutile dilungarmi sulle reazioni spropositate del pubblico alla vista dei costumi e delle scenografie, basti dire che navigavamo nei più disparati tipi di umori corporali.
Il progetto Cantori For Who? ha riscosso un successo esagerato, sia per il tardis (che è stato più volte assalito di prepotenza da gente che voleva vedere se fosse bigger inside. Potevo dirglielo tranquillamente io che sono riuscita a cambiarmici dentro, quindi INCHINATEVI alla genialità della nostra progettista River Song ed alle sante mani di Vastra e affini che che lo hanno tirato su).
I primi due giorni sono filati abbastanza lisci, tranne per la solita scomparsa inspiegabile dei nostri pass, cosa che Mistero e Voyager ci dovrebbero fare su un paio di puntate. Risolte le questioni burocratiche è andato tutto bene. Nota di colore sono stati I ZinGhEri che per un paio di giorni ci hanno fatto la posta, studiando il territorio nel tentativo di accaparrarsi qualcosa dei nostri preziosi averi. In questo gli uomini del gruppo sono stati squisitamente virili, proteggendo il loro territorio come lupi della steppa per salvaguardare i nostri preziosi (in realtà per altri motivi che non mi sento di divulgare in pubblico, hanno difeso anche tutt'altro tipo di territorio, di carne e sangue per intenderci, ma noi li amiamo anche quando fanno i Maschi Alfa cucciolosi). Quando poi i soggetti di cui sopra si sono spinti a palparci per controllare tasche e affini, si è scatenato l'inferno. L'avvocato Stark ha subito chiamato la milizia di Winterfell, per l'occasione mascherata da Carabinieri; la Madama a quel punto ha fatto piazza pulita degli scocciatori e giustizia è stata fatta. The North remeber insomma.
Il terzo giorno la tempesta ci ha colti.

Impreparati a cotanta furia celeste abbiamo improvvisato un riparo di fortuna con io teloni del camion, trasformando il retro del tardis in un simpatico campo Rom con tanto di barboni buttati a svernare in mezzo alle pozzanghere. Uccisi dall'acqua di cielo abbiamo levato le tende prima del solito, dirigendoci come pulcini fradici alla volta di casa. Il meteo per l'ultimo giorno segnava direttamente l'arca di Noè al posto della classica nuvoletta con gocce, quindi ci siamo messi in auto un po' avviliti. L'affluenza a quel punto si è dimezzata (sciocchi creduloni) e la giornata si è aperta all'improvviso, regalandoci altro sole e scale asciutte dove fare la pausa sigaretta canonica.
Approfittando a quel punto della calma (se così si può dire) abbiamo avuto l'occasione di fare a turno dei giri per la fiera, una volta tanto davvero meritevole di essere visitata.
Il ritorno a casa è stato uno dei più difficili di sempre, sia perché è stata una via crucis di millemila ore (sempre per la sfiga di cui sopra) sia perché (momento sciubidubidù) quando sei fra amici, vivendoti un'esperienza per noi tanto importante come il Lucca, con un grado di intimità (e promiscuità aggiungerei) che ha toccato vette inenarrabili, dirsi arrivederci è dura, anche se con la promessa di ritrovarsi presto. Ala fine, tutto quello che posso dire è: cento di questi giorni.