È Natale. O meglio è stato Natale e, come ogni anno, sulla Mediaset hanno ritrasmesso gli episodi di Fantaghirò, la miniserie televisiva creata da Lamberto Bava nel 1991.
Quando uscì per la prima volta sugli schermi degli italiani la serie era divisa in parti, nello specifico due puntate da 100 minuti l'una, per un totale di ben 5 film.
Mille ore di fantasy made in Italy di cui, da fan sfegatata, ho deciso di parlarvi.
Rivedendolo quest'anno (oggi hanno trasmesso Fantaghirò 4, e se tanto mi da tanto domani vedrò il 5) mi sono fatta una serie di domande da scalcinata "addetta ai lavori" quale mi pace reputarmi. Avviso la nutrita schiera dei miei 4 o 5 lettori che le informazioni contenute in questo post provengono da ricerche che ho fatto navigando qui e la e soprattutto da mie illazioni, quindi dubitate serenamente della validità scientifica di questo post.
In alcuni punti delle pellicole, ad esempio dell'episodio numero tre, mi è parso che il doppiaggio in italiano non coincidesse con il labiale. Considerando che gli attori si sono spesso ridoppiati da soli, poteva tranquillamente addursi alla loro scarsa esperienza. Ma guardando bene sembrava proprio che recitassero in inglese.
Quando Fantaghirò chiede alla Strega Nera (Brigitte Nielsen) di aiutarla a trovare il regno di Tarabas (Nicholas Rogers) le dice: "ho bisogno del tuo aiuto" e il labiale è chiaramente "I need your help".
Questo pippone mentale improvviso mi ha fatto sorgere la curiosità (una capitanovviata direi) di sapere se il prodotto apparentemente nostrano non fosse in realtà una coproduzione con qualche paese più Pro di noi. In effetti le ambientazioni, i costumi, il cast, tutto fa pensare che la mano italiana sia tutto sommato limitata.
Allora mi sono messa a scavare qui e là e qualcosa di interessante l'ho trovata, ma poca roba per il momento.
A quanto sono riuscita a capire, la produzione è interamente italiana, ma ognuno degli episodi è girato in altre lingue (nello specifico il terzo è tutto recitato in inglese e poi ridoppiato dagli stessi attori) probabilmente perché il cast era composto per la maggior parte da attori stranieri. Il prodotto ha però avuto un grande successo all'estero, in Francia, in Germania dove è trasmesso col nome Prinzessin Fantaghirò, e in Inghilterra dove hanno ribattezzato il primo episodio The Cave of The Golden Rose)
Il budget utilizzato per girare i film (non mi è chiaro se tutti e 5 o solo i primi 4) è pari a nientepopodimenoché 7.000.000.000 di lire. Vale a dire 3,5 milioni di euro attuali circa.
Forse sono l'unica a restare basita di fronte a tutto questo esborso per un prodotto nostrano, ma i fatti e il successo che ha ottenuto confermano il detto "quanto spendi tanto appendi".
Le location utilizzate per le riprese sono le più disparate, vanno infatti dalla Slovacchia alla Repubblica Ceca, per finire con la Thailandia (il regno di Angelica nell'episodio 4).
Ora, passiamo alle considerazioni sui film in se.
Io detesto le produzioni italiane. Sul cinema qualcosa riesco ad apprezzarlo, ma per la maggior parte del tempo impreco contro la recitazione forzatamente teatrale, le scelte di regia certe volte davvero imbarazzanti e in generale la scarsa accuratezza nella composizione dei prodotti.
Fantaghirò però è un discorso a parte. Anche li la recitazione non è delle migliori e la sceneggiatura a tratti fa acqua da tutte le parti, è più tarlata di una fetta di Emmental e le espressioni facciali dei primi piani a cui un po' tutti gli interpreti vengono sottoposti dovrebbero - teoricamente - far rischiare il collasso da ilarità agli spettatori.
Invece ciò non succede. Nonostante i vari momenti assurdi, che rasentano il ridicolo, e la capacità recitativa da organismo monocellullare di alcuni soggetti X, ciò non avviene. Perché? Cos'ha di diverso Fantaghirò?
Dopo di lei esplose il boom di questo genere, ricordiamo in primis Desideria e l'anello del drago, sempre firmato Bava, che però non ha riscosso lo stesso successo della sua progenitrice dal caschetto d'oro. Di nuovo, perché?
In mancanza dell'opinione dei migliori specialisti ed esperti in televisione e cinema, non ci resta che ragionare per conto nostro, basandoci sulle scarse esperienze nel settore della sottoscritta, e della invece vastissima esperienza da spettatori che abbiamo accumulato in anni e anni dello sport più amato dai cinefili e televisofili del mondo: il culoseggia agonistico. Fidatevi, uno qualsiasi di noi si può scoprire ottimo critico in questo campo, riuscendo finalmente a giustificare i molti anni persi a guardare uno schermo, e proponendo i prossimi venturi che si perderanno in ugual modo, come "investimento" anziché bollarli come "pigrizia".
Fantaghirò è un prodotto unico nel suo genere, che praticamente ha vissuto e vive ancora oggi di vita propria. Le ragioni di questo successo a mio parere sono tre:
ORIGINI: la storia è stata tratta da un racconto popolare di Calvino, dal titolo Fanta-Ghirò persona bella, che racconta di un re con tre sole figlie femmine, obbligato a mandare un erede maschio a firmare un trattato di pace. Dopo averle messe alla prova scopre che la più piccola, Fantaghirò, è perfetta per quel compito. La manderà dunque in missione vestita da uomo ed ella non solo tornerà vittoriosa, ma anche depositaria dell'amore del principe rivale, che si strugge per lei continuando a ripetere, quasi folle: "Fantaghirò persona bella, mi tolse l'uso della favella, egli mi sembra una donzella, Fantaghirò persona bella".
Questa fiaba è raccontata in modi differenti al nord e al sud italia ma ciò non toglie che un racconto già radicato nell'animo della nazione in qualche maniera abbia più capacità di far presa, una volta trasformato in prodotto mediatico.
CURA: le location scelte per le riprese sono senza dubbio perfette: boschi suggestivi, bei castelli ma mai pretenziosi, mai troppo grandi o troppo finti, che incarnano bene l'idea di palazzo regale, ma con quel pizzico di realismo che permette di contestualizzarli, che aiuta a "credere" che quell'epoca, quelle persone, potrebbero essere esistite davvero. In tal modo si aiuta la sospensione dell'incredulità, semplicemente con quattro mura realistiche.
In perfetto contrasto con la realtà delle ambientazioni, troviamo i costumi: gli abiti, anche la tenuta da caccia più misera di Fantaghirò, sono a dir poco sfarzosi, curati nei minimi dettagli. Anche le armature sono dei piccoli capolavori, pur non guardano tanto alla funzionalità quanto piuttosto alla particolarità: Fantaghirò indossa, nel primo e in parte del secondo episodio, un'armatura nera con l'elmo a forma di testa d'oca. Quando si sveste, salta agli occhi la improbabilissima leggerezza del materiale, ma nonostante quello si può apprezzare l'attenzione nel ricreare pezzo per pezzo uno spallaccio, un pettorale e un paio di schinieri.
La scelta dei tessuti rispecchia i personaggi: il re padre indossa abiti luccicanti, impunturati d'oro, che sottolineano l'opulenza del potere raggiunto, ma allo stesso tempo riverberano in modo ridicolo su un corpo che ha perso il potere fisico, la giovinezza e la forza, e che deve essere sostituito da un erede (su wikipedia è segnalata la coincidenza dei colori azzurro e arancio indossati dal re e dalla figlia Fantaghirò, come a sottolineare che lei sarà l'erede destinata).
Tarabas indossa i colori scuri del bosco, il verde il marrone e il nero, specchi del regno dove dimora. Pur essendo un mago di grande potenza però, i suoi abiti sono stranamente semplici, come se non fosse tutto li, come se ci fosse sotto qualcos'altro (che infatti c'è, visto che viene ovviamente redento dalla nostra amica caschetto d'oro). Di contro troviamo poi gli abiti di Darken, il mago davevvero più potente e cattivo del mondo, nonché padre del bellissimo Tarabas, che invece veste interamente di nero, con abiti sfarzosi e cupi, appena impreziositi da catene d'oro.
Insomma potrei andare avanti per ore a parlare di quegli abiti, ma credo che questi esempi siano sufficienti per passare al punto numero 3.
CAST: i personaggi scelti per interpretare i vari ruoli sono azzeccatissimi. Romualdo (Kim Rossi Stuart) è giovane, forte, con luminosi occhi verdi incastonati in una faccia a cucuzziello nazional-popolare (con tanto di kilt peliccioso nel primo episodio) e la criniera leonina morbidamente adagiata ad incorniciare il tutto. Insomma l'angelica immagine di liberté egalité e fraternité, che mi sembra anche un paragone più delicato per associarlo ai suoi fidi Cataldo e Ivaldo, invece del solito trittico di simpatiche Grazie.
Tarabas (Nicholas Rogers) è quella rara bestia umana che non ha bisogno di tante presentazioni. È un Dio sceso in terra, con la chioma corvina che cade in picchiata sulle colline marmoree dei pettorali, precipita nel canale di suez creatosi fra le scapole, e guida fin troppo saldamente l'immaginazione verso zone ancora inesplorate, patrimoni che tutti vorremmo fossero nazionali ma di cui fin troppo poche visitatrici hanno potuto godere. Il viso è una maschera di tenebre, le arcate sopraccigliali formano una delirante curva di civettuola cattiveria e il naso fine e tagliente porta lo sguardo su labbra sottili ma definite, una promessa aleggiante che precipita nel panico anche la più salda moralista.
Xellesia (Ursula Andress) con la sua corona di piume dorate, probabilmente strappate all'ultima fenice esistete, ancora viva e sanguinante, ha lo sguardo penetrante, gigantesco, minaccioso. Ti senti un po' carota in fuga anche tu vedendola. Magnifica.
La Strega Nera (Brigitte Nielsen) è deliziosamente eccessiva, perfettamente sopra le righe, un personaggio comico ma ben più concreto della cara protagonista, Fantaghirò stessa (Alessandra Martines) che è sì ottima per interpretare la principessa coraggiosa, ma che a volte ti fa desiderare di mollarle qualche schiaffone, giusto per rimetterla sulla retta via. Uno dei momenti più pregnanti un cui si avverte questo bisogno di violenza è proprio durante gli svariati incontri con Tarabas, che ovviamente inizia subito a squaqquariare dietro al caschetto più impermeabile del reame, mentre lei continua ad incaponirsi col suo bel Romualdo, l'uomo che inciampa da seduto, colui che viene rapito in media dalle tre alle 5 volte a settimana, l'essere la cui espressione diventa più dinamica solo quando viene trasformato in pietra per 4 ore di film.
Avete ragione, ci vogliono più di due schiaffi. Stare con Romualdo anziché con Tarabas è di per sé una punizione di gran lunga maggiore rispetto a qualsiasi pena corporale.
Spezzerò anche una lancia a favore della sceneggiatura: forse nella maggior parte dei dialoghi pecca un po' in "italianità", ma è innegabile che Francesca Melandri e Gianni Romoli si siano applicati per rendere il tutto abbastanza epico nei punti giusti. Citerò a tal proposito un paio di frasi celebri:
FANTAGHIRO' I
Fantaghirò: Verso la vittoria! La voglio e la otterrò!
Romualdo:Perché arrossite?
Fantaghirò: non ho mai baciato un cavaliere.
Romualdo: Io neanche.
FANTAGHIRO' II
Fantaghirò: se non sarà il mio ordine a fermarvi, sarà la mia spada!
FANTAGHIRO' III
Tarabas: Sono pronto a baciarti, Fantaghirò. Spero che queste catene mi impediscano di farti del male. Se non sopravvivrai al mio bacio, giuro che morirò nello stesso istante.
Oltre a tutte queste motivazioni, Fantaghirò contiene una morale forse scontata, trita e ritrita, ma che spesso diamo tutti per scontata al punto da non prenderla più come insegnamento.
Dunque, queste per me sono le cose fondamentali che fanno di Fantaghirò un prodotto non buono, non ottimo, ma proprio Eccellente, da vedere e rivedere a Natale o a ferragosto, in qualsiasi momento si voglia fuggire seriamente dalla realtà per immergersi in qualcosa di godibile, eccentrico e soprattutto nostrano.
Se mai potrò scegliere, girerò qualcosa come Fantaghirò.
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