giovedì 19 luglio 2012

Don't panic

Sono ad Ischia. Accendo il pc dopo giorni e giorni di silenzio mediatico, una condizione in cui mio malgrado mi ritrovo ad ogni ritorno sull'isola. Fra connessioni costose e ballerine e persone con cui dividere l'unico computer, l'isolamento è il prezzo che mi trovo a pagare per stare in famiglia. Normalmente sclererei dopo poche ore, vista la mia oramai irreversibile dipendenza da internet; stavolta è diverso però. 
Ho passato le ultime settimane napoletane a barcamenarmi tra esami ed impegni di vario genere, una corsa contro il tempo che mi ha messo in corpo un'ansia e un desiderio di fuga dalle responsabilità universitarie senza pari.
Erano anni che non provavo un desiderio così forte di solitudine e calma. Sarà il caldo che ogni anno diventa meno sopportabile, saranno i mille cambiamenti degli ultimi tempi, o forse l'avvicinarsi incombente della tesi di specialistica (e poi? che farò? dove andrò? come mi sosterrò in questo paese?) ma sentivo il bisogno di assecondare l'istinto di fuga, dopo tanto tempo in cui ho puntato i piedi e sono rimasta salda nelle mie piccole e grandi tempeste esistenziali.
Ora eccomi qui, assisa nel mio trono di sole e mare, con nient'altro che qualche ora a settimana per controllare se il modo li fuori sia andato o meno a rotoli, ma senza sentirmi sola. 
Ripenso ai momenti brutti di un anno fa, in cui mi dicevo con la voce "andrà meglio, ce la farai, il tempo cura ogni ferita" senza crederci davvero fino in fondo, ma con la consapevolezza che dirlo mi costringeva e pensarci e a prestare un minimo di fede a me stessa (quante volte diciamo agli altri le stesse cose, vedendo negli occhi dell'interlocutore quel misto di scetticismo incrollabile e travolgente desiderio di fidarsi di noi? Tante, troppe per non avere fiducia nei nostri stessi consigli). Mi guardo ora, quasi un quarto di secolo sulle spalle (ci siamo quasi, e tutti questi compleanni non fanno che ricordarmi la data in rapido e definitivo avvicinamento) ancora una volta sorridente, con qualcosa di bello alle spalle e qualcosa di ancora migliore all'orizzonte. Temo che questi buffi successi sentimentali lascino dietro di sé pericolosi precedenti. Meno fallisco più divento sicura della validità del mio istinto e delle mie scelte, ma temo sempre che prima o poi ci sbatterò la faccia talmente forte che mi ritirerò tremebonda in un cantuccio, a dondolare come rain man, con il terrore cieco di fare qualche cazzata. Insomma diventerò un pelino peggio del resto del mondo, che mi pare faccia questo dalla mattina alla sera. 
Detto così pare che io mi prodighi per questa sorta di onanismo mentale da mane a sera, rimuginando sui perché e i percome dell'esistenza tutta. No, fortunatamente dedico a tale attività solo il minimo sindacale del mio tempo e dei miei neuroni, anche perché sono troppo impegnata ad abbuffarmi come un porcello al truogolo della vita, al buffet della felicità che l'universo mi ha piazzato davanti, cercando di curarmi del futuro il meno possibile, limitandomi a gettare lo sguardo massimo fino al fine settimana.
E' un po' come essere in crociera: il vitto è offerto, è abbondante ed è buono. Oltretutto sai tre cose:
1 - Ingrasserai come una botte. 
2 - Ti divertirai un sacco facendo cose stupide.
3 - Prima o poi dovrai sbarcare, e quando succederà ti sembrerà di essere stata a bordo solo qualche momento, indipendentemente dal tempo effettivamente trascorso.


So già che si verificheranno tutte e tre le condizioni, anche se la prima dovrebbe (spero) essere solo metaforica. Ma in questo momento mi sento in vacanza dalla tristezza, dalla solitudine e dalla disperazione, e voglio godermela tutta.


(Come strillavano i Litfiba "l'amore amaro è un mare meraviglioso e mentale". E quello dolce è anche meglio.)