Scrivere, l'imperativo massimo a cui non sono mai riuscita a sottrarmi e cazzo quanto mi sento vuota quando non ho voglia di farlo.
Si è successo, e no, non mi dilungherò in proposito.
Come ogni volta che il mio mondo si incrina ritrovo l'agio della normalità nell'impegno fisico e mentale. Casa mia cade a pezzi più del solito, grazie alla trascuratezza in cui ha versato negli ultimi mesi. La mia giornata è cominciata con un corpo a corpo fra me e le piastrelle della cucina, che oramai sospetto si tengano su in buona misura proprio grazie allo sporco, conclusione a cui sono arrivata in seguito ai vari smottamenti delle sezioni di muro pulite.
E' poi arrivato il turno della scopa, grande amica che lascia più sporco di prima ad ogni passata. Il momento della classica lavata per terra resta comunque il mio favorito...lo so, sono di parte anche in questo.
Con la scusa di aspettare che tutta la casa si asciughi sono venuta al pc a scrivere, ma devo confessare che è in bona parte un tentativo per rimandare l'inevitabile momento clou della giornata, ovvero la disinfestazione della mia camera da letto.
Al solo pensiero di ciò che mi aspetta quando dovrò mettere mano al mio loculo marmoreo mi fa tremare le ginocchia e svariate altre parti del corpo. Ho vagliato diverse opzioni, ma la più funzionale alle mie necessità al momento resta comunque quella di lanciare una granata, chiudere la porta e scappare il più lontano possibile. Tanto, peggio di così...
Intanto mi consolo con vecchie canzoni da stripper, più che altro per rallegrare l'atmosfera ed entrare nel giusto stato d'animo per affrontare il resto del giorno e il week end in generale.
Una considerazione criptata: è incredibile che da armadi sigillati da anni di incurie possano uscire cose che sembrano state messe li in attesa del tuo arrivo. Ed è incredibile come quelle stesse cose ti calzino assolutamente a pennello. Mi guardano dal divano dove le ho sparse per ammirarle e sembrano dirmi "Bhe, quando si comincia? Abbiamo aspettato anche troppo."
Ed eccoci qua, io e le mie masserizie, pronte per la grande avventura, il salto nel vuoto (meno vuoto del solito, sto maturando nel comportamento a vista d'occhio)
Che succederà dunque? Vedo e rivedo la scena a rallenty nella mente, ne guardo le sfaccettature e il mosaico prende forma. L'attesa acuisce, punge, invoglia e mi strema. A tratti nel mio cervello si gioca all'autoscontro fra pensieri contrastanti, gli stessi che poi si mettono beatamente a braccetto tranquillizzandomi fino al prossimo crash.
Sopra ogni altro però c'è una serenità che non tanto pensavo mi appartenesse, che mi avvolge anche nei momenti di picco paranoico, che mi sussurra con dolci parole all'orecchio "goditi il momento, segui l'istinto, non avere paura di vivere". Il mio grillo parlante interiore sta facendo gli straordinari. In periodo di tredicesima diventano tutti stacanovisti.
In casi come questi comunque, nonostante le mie sinapsi stiano producendo energia da vendere, il pensiero finale, prima del reset e del riavvio è sempre lo stesso: come dice la canzone, che sarà sarà, tutto il resto non conta.
Mai come oggi so con sempre più certezza che a tutto c'è rimedio, tranne che alla morte. L'importante è quello che riusciamo a conoscere della vita nel tempo che ci è concesso fra il primo respiro e l'ultimo. E io voglio sapere.
